Fioroni a Milano
Fioroni a Milano
Quello che avevo preparato e avrei voluto dirgli...se mi avessero dato la parola
Signor Ministro,
In
questi giorni è intenso l'allarme lanciato da scienziati e
ambientalisti per i cambiamenti climatici del nostro pianeta. La Terra
ci manda segnali per dirci che dobbiamo cambiare, e in fretta, i modi e
le forme che fino a oggi hanno orientato le nostre scelte in campo
economico pena il disastro dell'ecosistema.
Analogamente la nostra
società manda segnali di profondo malessere nel suo tessuto profondo.
Le tragedie di Erba, Cesena e Catania, il rifiuto preconcetto delle
culture altre, il razzismo verso rom e diversi, il bullismo esibito nei
filmati di YouTube e prima ancora Scampia e l'assurda facilità con cui
giovani e giovanissimi decidono di non dare alcun valore alla vita
propria e altrui ci raccontano che, come per il clima, altrettanto per
la convivenza civile siamo vicini a un collasso che potrebbe segnare un
punto di non ritorno.
Credo, crediamo che la scuola pubblica
possa e debba essere lo strumento principale, l'investimento
strategico, della nostra società per cercare di invertire una tendenza
che sembra inevitabilmente data.
C'è bisogno di più scuola per
tutti, signor Ministro, e ce n'è bisogno subito: uomini e donne hanno
bisogno di più saperi e più conoscenza perché tutti e tutte
acquisiscano strumenti critici per leggere la complessità e vivere
consapevolmente in un tessuto di relazioni capace di privilegiare il
bene comune: i giovani e le giovani hanno il diritto di progettare il
proprio futuro come sempre
è successo nelle generazioni precedenti, convinti che possa essere migliore del proprio presente.
Parlare di scuola a Milano.
E’ attraverso questo filtro che provo a ricondurre il mio contributo
Non
le parlerò di edilizia scolastica fatiscente, del fatto che le scuole
non hanno ancora avuto assegnati i fondi per il funzionamento e ad oggi
non sanno neanche a quanto ammonteranno. Della situazione generale di
incertezza e disorientamento che naviga nelle scuole. Tralascio tante
tematiche per mancanza di tempo, ma ne ritengo una, quella dell’
immigrazione, paradigmatica del modo di intendere l’istruzione nel
nostro paese da parte del suo ministero. Il nodo dalle cui scelte
dipenderà il futuro del nostro paese.
Milano è luogo d’incontro di
persone e culture. Da anni è crocevia di cambiamento, laboratorio dove
si anticipano nuove tendenze, nuove specificità: qui, ad esempio
l’immigrazione è sempre più stanziale. Siamo ormai alla seconda, in
alcuni casi alla terza generazione.
Eppure si parla ancora di
emergenza. Quello dell’immigrazione è un fenomeno strutturale, che ha
già cambiato e continua a cambiare la fisionomia della mia città e ci
cambia come collettività , investe ogni settore della vita, scuola,
casa , lavoro, spazi, relazioni… Anche tralasciando il diritto delle
persone, a lasciare il loro paese, sono tutti concordi nell'affermare
che noi abbiamo bisogno di questi nuovi cittadini/e per rilanciare
l’economia, per invertire il tasso di natalità: gli immigrati sono
orami una parte costitutiva del sistema Italia.
Abbiamo due riferimenti forti che non ci fanno partire da zero:
-
l’esperienza di altri paesi che hanno affrontato questo fenomeno prima
d noi e da cui possiamo trarre punti di forza e punti di debolezza.
- Noi stessi siamo stati un popolo di migranti.
Eppure è tangibile nella nostra società, senza memoria, la paura che fa associare il termine immigrazione a quello di sicurezza.
Quali
le linee, gli interventi delle istituzioni, dal governo centrale a
quello locale rispetto a ciò? quale idea di società è sottesa nelle
scelte o ” non “scelte che si stanno facendo?
Da dove si parte ? dove si vuole arrivare?
Le
politiche sulla scuola saranno la cartina al tornasole di questo
governo per dare una risposta in termini di reale inclusione, di
diritto di cittadinanza realmente agito, di investimento culturale e
sociale a vantaggio di tutte e di tutti , nella cornice dei valori
costituzionali. Sono le basi che faranno poi la differenza. Penso che è
proprio dalla Costituzione che dobbiamo partire per garantire quelle
pari opportunità tante volte evocate, ma che hanno bisogno di atti
concreti per avere dignità. Come?
Attraverso il diritto alla cultura
come fattore strategico di cittadinanza e di integrazione sociale e
quindi… investendo in modo massiccio in primo luogo nell’insegnamento
della lingua italiana, (ma non solo).
La lingua italiana è
l’elemento comune, di coesione per tutti coloro che vivono in Italia.
Senza lingua c’è l’emarginazione, l’isolamento, la ghettizzazione, la
non fruibilità dei diritti che porta anche al non rispetto dei doveri.
Corsi
di lingua italiana per tutti e tutte, non solo per i ragazzi ma anche
per gli adulti, come impegno primario delle istituzioni che non
delegano all'associazionismo, ma lo assumono come investimento
prioritario, mettendo in condizione tutti e tutte di frequentarli
Non
è sufficiente un’equilibrata distribuzione dei bambini stranieri nei
diversi plessi per dare risposte a timori che possono tradursi in forme
di razzismo. Occorrono scelte politiche che prevedono professionalità,
risorse economiche, strategie e sinergie tra i diversi soggetti se
vogliamo investire in un salto culturale :
· Accoglienza,
·
Educazione interculturale nelle classi, previa formazione di tutti i
docenti di ogni ordine e grado, perché non sia materia d’insegnamento
ma stile educativo che si traduce in scelte pedagogiche, sia educazione
al cambiamento che riguarda tutti,
· Laboratori L2,
·
Mantenimento della lingua e cultura d'origine attraverso l’attivazione
di corsi per alunni e adulti, (perché come diceva un suo predecessore
Tullio di Mauro, la prima lingua è come una pelle, posso chiedere a
chiunque di imparare una nuova lingua ma a nessuno di rinunciare alla
propria pelle…)
E poi,
· mediazione linguistico-culturale,
· Orientamento e sostegno al ruolo educativo delle famiglie straniere.
· Organico aggiuntivo nelle scuole in proporzione ai bisogni, con classi meno affollate
· Programmi ministeriali aperti ai saperi globali,
· Scuole aperte al territorio per favorire, facilitare lo sviluppo di contesti favorevoli all'integrazione .
·
Riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero. Oggi gli
immigrati “regolari” hanno un livello di istruzione media superiore a
quello degli italiani.
Milano aveva fatto alcune scelte in
questa direzione già molti anni fa. Ora che il dato numerico è molto
più che raddoppiato ci troviamo di fronte a pacchetti orari proposti
alle scuole e commissionati alla cooperativa di turno. Un filo di voce
in un silenzio assordante. Nessuna sistematicità. Nessun salto
culturale. E tanti salti mortali da parte delle singole scuole e dai
docenti.
Eppure è stato proprio dal mondo della scuola milanese
che è nata la mobilitazione per le scelte dell’allora ministro, oggi
sindaco Moratti.
Il mondo della scuola partendo proprio dal tempo
pieno si aspettava da questo governo delle risposte diverse da quello
precedente. Oltre ai tagli della Finanziaria, non c’è nulla
all’orizzonte
Altro che delusione, l’arrabbiatura è profonda quando
non si vedono discontinuità rispetto al prima . Il tempo pieno , quello
vero, col doppio organico a Milano, non è un lusso, ne può essere
ridotto solo ad una risposta temporale: 40 ore fatte da uno spezzatino.
Era e rimane un modello pedagogico che, ad esempio, proprio attraverso
le compresenze ha dato risposte in termini di successo formativo, di
lotta alla dispersione scolastica, di interventi individualizzati per i
bambini stranieri, per quelli in situazione di disagio. In una città
non amica dei bambini e che oltre l’orario scolastico non offre granchè
in termine di socializzazione, avere ore di compresenza significa anche
investire nella relazione, quella relazione tante volte evocata come
cura preventiva per i fenomeni di bullismo che tanto spesso sono
generati anche dalla sua mancanza. I bambini a Milano, come gli
anziani, sono malati di solitudine e non hanno bisogno di essere
parcheggiati, hanno bisogno di rapporti umani, di calore, di tempo
dedicato con competenza e pazienza . La dispersione è anticamera della
devianza e comporta costi sociali in termini di sicurezza. Tagliare qui
mi sembra miope.
Se la risposta è:razionalizzazione, allora occorre
chiarirci su cosa sono gli sprechi e che cosa sono le priorità
….Confrontiamoci, signor ministro, non con indagini fantasma di cui ben
poco si sa, ma ascoltando veramente quel mondo della scuola che qui a
Milano in questi anni tanto ha fatto per difendere la qualità di scuola
pubblica . Se le risorse sono scarse , mi chiedo, ma a che posto sta la
scuola in questo governo? Allo stesso posto del governo precedente?
Eppure
nella campagna elettorale che genitori e insegnanti hanno sostenuto non
solo con il voto ma attraverso un impegno costante di
controinformazione e di mobilitazione, le aspettative erano ben
diverse. Nel programma dell’Unione ben altri erano gli impegni.
Certo
un’amministrazione, nazionale o locale che sia, non può occuparsi solo
di scuola e ha il compito di raccordare il tutto in un quadro
complessivo. Ma se pensiamo a una politica che abbia il coraggio e la
forza di guardare oltre l’oggi e senta la responsabilità del domani
allora la scuola assume un’importanza strategica. Perché un paese
cresce e si sviluppa se cresce il livello culturale dei suoi cittadini,
di tutti i suoi cittadini.
L’innalzamento dell’obbligo a 16 anni va nella giusta direzione,
Ma ancora i ragazzi già a 14 anni dovranno scegliere tra due canali quello di serie A e quello di serie B.
E i nuovi cittadini di cui parlavamo sopra dove finiranno? Lei sa che
la risposta è già scritta. L’opportunità di un bagaglio culturale
uguale per tutti e tutte almeno fino a 16 anni, mettendo tutti e tutte
nelle condizioni di rimanere a scuola e davvero di proseguire gli
studi, dov’è finito?
Davide Maria Turoldo diceva che il fine
della cultura è rendere gli uomini liberi: salvarsi dall’ignoranza per
salvarsi dalla schiavitù. Per resistere a chi sa ed è tentato di
sopraffare: uomini dalle mille parole che vogliano dominare sugli altri
uomini dalle cento parole. Cultura per essere se stessi, per essere
liberi. E’ questa la strada che ci indica anche la Costituzione.
Noi, con il suo governo, andiamo verso questa direzione?
ines patrizia quartieri
maestra e consigliera comunale a Milano
ps.
...Il
ministro non ha mai nominato nel suo lungo intervento il tema
dell'immigrazione, i bambini stranieri sono anche per lui protagonisti
invisibili, (come per l'allora ministro Moratti) e non ha risposto a
chi, nel fitto prato di grigie margherite e sbiaditi ulivi, gli ha
chiesto del tempo pieno.
Milano, 7 febbraio 2007
Patrizia Quartieri

