FIORONI-BASTICO: DAL CACCIAVITE AL PICCONE? NO, SI TRATTA DI INGEGNERIA GENETICA
FIORONI-BASTICO: DAL CACCIAVITE AL PICCONE? NO, SI TRATTA DI INGEGNERIA GENETICA
Abbandonato il cacciavite, quello che i due
stanno scatenando contro la scuola statale non è certo un piccone o un
martello pneumatico o un caterpillar, perché certo le reazioni
sarebbero state molto più energiche e risentite dei distinguo e delle
critiche moderate che il loro operato sta ricevendo. Senza parlare del
silenzio sommesso della maggioranza del popolo della scuola che sembra
disinteressarsi delle azioni di questo ministero, non si capisce se
perché ad esso si è affidato, firmando una cambiale in bianco, o perché
avvilito da un tale voltafaccia.
Io penso invece che l’opera
di smantellamento sia così abile e ben condotta, che ancora non sia a
tutti evidente la deriva sfascista che l’azione di questo ministero può
avere sulla Scuola Statale.
Faccio un esempio, riferendomi alla famigerata norma che dichiara deducibili le donazioni alle scuole.
Tutti
sanno (e chi ha dei figli a scuola lo sa per certo) che le famiglie da
anni e anni effettuano donazioni alle scuole dei propri figli; tale
contribuzione si è così consolidata nel tempo che ormai qualche scuola
la chiama, barando, tasse scolastiche. Al di là di tutto quello che si
potrebbe dire a riguardo, con tali contributi le scuole sono riuscite a
sopperire alla grave e cronica carenza di fondi. Certo non sempre si
brilla in trasparenza nell’utilizzo di tali somme, e non sempre i
consigli di istituto sono in grado di esercitare il necessario
controllo sulla loro destinazione. Questo sì richiederebbe un
intervento normalizzante, a partire da un’indagine conoscitiva.
Ma la questione è un’altra, ben più grave.
Cominciamo col capire di quale cifra complessiva stiamo parlando.
Una
simulazione basata sul numero totale di alunni (oltre 7 milioni e 700
mila) e sulla loro distribuzione per ordini e gradi, fa stimare che la
somma complessiva donata dalle famiglie alle scuole in Italia, sia
dell’ordine dei 200 milioni di euro.
Sì, avete capito bene,
provate a fare i conti considerando che si parte da cifre molto basse
nella scuola di infanzia – dell’ordine di pochi euro – ai 60, 70 fino a
90 (e forse oltre) delle scuole superiori. Sono convinto che
un’indagine conoscitiva seria sulla questione ci farebbe scoprire una
cifra sicuramente più alta.
Si tratta di una somma
considerevole, ben più alta di quella ipotizzata dal decreto che sta
per essere varato, che parla di sgravi pari a 55 milioni per il 2008 e
a 31 milioni dal 2009. Se infatti assumiamo pari a 31 milioni gli
sgravi annui a regime (cioè il 19% dell’ammontare delle donazioni) si
può calcolare che le donazioni previste possano aggirarsi intorno ai
160 milioni di euro. Allora c’è qualcosa che non funziona: o la mia
simulazione e il mio ragionamento sono del tutto infondati o qui c’è
sotto un inghippo!
A meno che non si voglia negare il
riconoscimento alle donazioni delle famiglie, si tratta né più e né
meno della loro istituzionalizzazione. Quest’ultima, però, se da una
parte è accolta con apprezzamento da chi da anni versa oboli senza
alcun riconoscimento, dall’altra rappresenta una mutazione molto
pericolosa per la Scuola Statale, quella della Costituzione per
intenderci, perché si sancisce il fatto che essa non è più statale e
basta (cioè finanziata unicamente dai cittadini attraverso la
tassazione ordinaria) ma si introduce e si sancisce una sorta di
ulteriore finanziamento diretto alle singole scuole da parte di chi
utilizza il servizio, una sorta di ticket verrebbe da dire.
A
me francamente non sembra un passo in avanti, ma una mutazione che può
piegare la Scuola della Costituzione a logiche di mercato e
concorrenzialità che non le sono proprie.
Ma faccio notare che
il bilancio di questa operazione per le istituzioni scolastiche statali
(parlo della maggioranza di esse, cioè quelle poco appetibili per le
imprese) è decisamente negativo visto che gli viene addebitato l’onere
degli sgravi; sì perché l’onere derivante dalle mancate entrate fiscali
dovute a tali sgravi, viene compensato con una pari riduzione dei
finanziamenti alle scuole statali. Ciò vuol dire che, di fatto, il
ministero ha imposto alle scuole di fare uno sconto alle famiglie che
gli concedono, ormai da anni, un contributo volontario.
Altro
che piccone, questo è un subdolo intervento di ingegneria genetica sul
corpo vivo della scuola italiana che non può che avere esiti nefasti e
che per questo va combattuto con energia e determinazione. L’intervento
è subdolo perché da una parte c’è la carota dello sgravio fiscale per
le famiglie facendo pagare alla scuola stessa l’onere dell’impresa,
dall’altra si ottiene uno sdoganamento concettuale della
destatalizzazione della scuola italiana.
E il vantaggio per la scuola privata dove lo mettiamo?
Quanta parte delle rette verranno trasformate in donazioni?
Il 19% di tale somma sarà deducibile per le famiglie.
E chi pagherà tali oneri?
La scuola statale ovviamente!
Infatti
nel decreto è previsto il recupero degli oneri derivanti dagli sgravi
solo dai finanziamenti per le scuole statali. Quindi, di fatto, chi ne
viene fuori con un bilancio del tutto positivo è la scuola privata, che
vedrà aumentare per lo meno il grado di soddisfazione delle sua
clientela se non addirittura il suo numero.
Volete un altro esempio di mutazione genetica?
Su questo sarò breve perché vi ho già tediato abbastanza.
Sapete
cosa c’è scritto nella bozza di decreto che è circolata in questi
giorni? Che il secondo ciclo (leggi scuola superiore) è costituito da
due sistemi, il “sistema dell’Istruzione Secondaria Superiore” e il
“sistema dell’Istruzione e della Formazione Professionale” (in entrambi
i casi le maiuscole sono mie).
Notato nulla? Ancora no?
Allora
vi dico che sempre nella stessa bozza c’è scritto che “fanno parte del
sistema dell’istruzione secondaria superiore i licei, gli istituti
tecnici e gli istituti professionali”.
Ora è chiaro, mi sembra.
Non
solo la formazione professionale entra a far parte organicamente del
percorso di studi secondari di secondo grado (delle scuole superiori
per intenderci) ma viene nobilitata dall’aggiunta del termine
istruzione, il che vuol dire che al suo interno potrà essere assolto
l’obbligo scolastico, con buona pace delle Regioni a cui rimarrà
competenza su un pezzo dell’istruzione professionale come prevede il
titolo V.
Devo dire che mi sembra un doppio canale ancora peggiore
di quello della Moratti sia se lo riferiamo ai due sistemi (rispetto a
quello della Moratti il secondo è decisamente più dequalificato sotto
l’aspetto culturale) sia se ci riferiamo alla diversificazione delle
opzioni dopo le medie (che ora diventano ufficialmente quattro se non
cinque).
Anche questa è ingegneria genetica, una vera e
propria mutazione di senso, che per la Scuola Italiana, la Scuola della
Repubblica, la Scuola della Costituzione, può voler dire estinzione.
Io
continuerò a battermi perché ciò non succeda e a pretendere che questo
governo risponda alle aspettative del popolo della scuola, a partire
dall’abrogazione della legge Moratti.
Per come la vedo io, Fioroni e Bastico stanno peggiorando i disastri della Moratti e per questo devono andarsene.
Francesco Mele
Carpi, 31 gennaio 2007

