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"Rivoluzione Copernicana": prime riflessioni

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di Francesco Mele

"Rivoluzione Copernicana": prime riflessioni

Sarò molto schematico:

1) Ogni anno le scuole chiedono alle famiglie un obolo per sopravvivere. La somma varia da scuola a scuola e da ordine a ordine. È anche variabile l’onestà con cui le istituzioni scolastiche chiedono tale obolo, si va dai pochi che lo chiamano “contributo volontario” alle scuole che lo spacciano per “Tasse scolastiche” (fatevi un giro su internet per farvi un’idea). Per mia figlia, che frequenta un liceo sociale, ieri ho versato 90€ di “Contributo di istituto”. Trattandosi in effetti di un contributo volontario, posso dire che ho deciso di donare 90€ alla scuola di mia figlia. O no? E fin qui nulla di male, probabilmente io e tutti i genitori del regno potremo scaricare dalle tasse questa donazione (a meno che non si inventino qualcosa all’ultimo minuto). Ma la cosa buffa è che secondo le rassicurazioni della Bastico, possiamo stare tranquilli perché tanto chi donerà soldi ad una scuola non potrà entrare a far parte dei suoi organi collegiali. Bel colpo! Vuol dire che tutti i genitori che versano i contributi sono fuori dagli OOCC o che gli eletti verranno esentati dal versamento?

2) Questa esclusione voleva rassicurare i malfidati riguardo all’ingerenza dei donatori nella gestione della scuola beneficiata. Ma allora perché nella delega che viene concessa al ministro si dice che verranno riformati gli organi collegiali prevedendo un comitato esecutivo con la presenza, tra gli altri, delle imprese del territorio? Si tratta di una svista o di un caso di lingua biforcuta?

3) Se, come dice qualche organo di informazione, si tratta di una rivoluzione copernicana con cui il ministro – pur nel suo dichiarato rifiuto di essere ricordato come riformatore – vuole, di fatto, passare alla storia, come può pensare di operare un tale stravolgimento senza la benché minima consultazione del popolo della scuola? Dove sono finite tutte le buone intenzioni in tal senso di cui, Fioroni e Bastico, avevano lastricato i loro primi passi?

4) Il Progetto Ascolto? Ah, forse ci diranno che quello è stato il loro percorso di consultazione del mondo della scuola. In numeri sarà, forse, meglio degli Stati Generali della Moratti, in qualità decisamente più becero, sia nel metodo sia nel merito. Non ho ancora visto i questionari ma da come me li hanno descritti si tratta né più né meno delle domande che mi ritrovo nella mia relazione finale (anche noi crocettiamo). Direi quindi che si tratta di un’indagine conoscitiva e non di ascolto. Forse sarebbe opportuno riempire di significati le parole, perché ormai ci siamo accorti dell’estrema facilità con cui vengono utilizzati certi termini, “politically correct”, salvo poi scoprire che venivano intesi in un’accezione tutta diversa e che il loro uso serviva solo a ingannare il sistema di puntamento dei troppo critici e carpire la fiducia dei troppo buoni. Si rinnova l’urgenza di un glossario di movimento in cui i puntini riescano a trovare tutti le proprie i. La parola “ascolto” si è guadagnata un posto d’onore in questa rassegna.

A questo punto direi proprio che si tratta di una questione di fiducia, nel senso letterale e politico del termine. Io personalmente, non mi fido né di Fioroni né della Bastico, non penso cioè che le loro azioni siano indirizzate verso il bene della Scuola della Repubblica, la Scuola della Costituzione, la Scuola Statale. Partendo da punti di vista diversi (forse) si muovono entrambi verso quello che, come movimento, abbiamo da sempre considerato come il baratro della privatizzazione e della mercificazione della conoscenza.

Devo confessare che dire questo della Bastico mi costa molta fatica e – concedetemi – dolore, visto che sono stato un suo convinto sostenitore ai tempi della sua elezione alle ultime regionali.

Ma ormai non ci sono più argomenti e appigli per rimanere aggrappati ad uno specchio che si è fatto molto scivoloso, e le azioni sono lì sotto gli occhi di tutti, o meglio, di chi le può e vuole vedere, che purtroppo non sono tutti.

Chi invece ha occhi per vedere penso che abbia oggi l’obbligo morale di fare da megafono per una controinformazione che diventa ormai irrinunciabile, perché Fioroni e Bastico rappresentano un reale pericolo per la Scuola Italiana.

Diamoci da fare

Carpi, 27 gennaio 2007

Francesco Mele

Last modified 2007-01-27 18:39
 

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