"Rivoluzione Copernicana": prime riflessioni
"Rivoluzione Copernicana": prime riflessioni
Sarò molto schematico:
1) Ogni anno le
scuole chiedono alle famiglie un obolo per sopravvivere. La somma varia
da scuola a scuola e da ordine a ordine. È anche variabile l’onestà con
cui le istituzioni scolastiche chiedono tale obolo, si va dai pochi che
lo chiamano “contributo volontario” alle scuole che lo spacciano per
“Tasse scolastiche” (fatevi un giro su internet per farvi un’idea). Per
mia figlia, che frequenta un liceo sociale, ieri ho versato 90€ di
“Contributo di istituto”. Trattandosi in effetti di un contributo
volontario, posso dire che ho deciso di donare 90€ alla scuola di mia
figlia. O no? E fin qui nulla di male, probabilmente io e tutti i
genitori del regno potremo scaricare dalle tasse questa donazione (a
meno che non si inventino qualcosa all’ultimo minuto). Ma la cosa buffa
è che secondo le rassicurazioni della Bastico, possiamo stare
tranquilli perché tanto chi donerà soldi ad una scuola non potrà
entrare a far parte dei suoi organi collegiali. Bel colpo! Vuol dire
che tutti i genitori che versano i contributi sono fuori dagli OOCC o
che gli eletti verranno esentati dal versamento?
2) Questa
esclusione voleva rassicurare i malfidati riguardo all’ingerenza dei
donatori nella gestione della scuola beneficiata. Ma allora perché
nella delega che viene concessa al ministro si dice che verranno
riformati gli organi collegiali prevedendo un comitato esecutivo con la
presenza, tra gli altri, delle imprese del territorio? Si tratta di una
svista o di un caso di lingua biforcuta?
3) Se, come dice
qualche organo di informazione, si tratta di una rivoluzione
copernicana con cui il ministro – pur nel suo dichiarato rifiuto di
essere ricordato come riformatore – vuole, di fatto, passare alla
storia, come può pensare di operare un tale stravolgimento senza la
benché minima consultazione del popolo della scuola? Dove sono finite
tutte le buone intenzioni in tal senso di cui, Fioroni e Bastico,
avevano lastricato i loro primi passi?
4) Il Progetto Ascolto?
Ah, forse ci diranno che quello è stato il loro percorso di
consultazione del mondo della scuola. In numeri sarà, forse, meglio
degli Stati Generali della Moratti, in qualità decisamente più becero,
sia nel metodo sia nel merito. Non ho ancora visto i questionari ma da
come me li hanno descritti si tratta né più né meno delle domande che
mi ritrovo nella mia relazione finale (anche noi crocettiamo). Direi
quindi che si tratta di un’indagine conoscitiva e non di ascolto. Forse
sarebbe opportuno riempire di significati le parole, perché ormai ci
siamo accorti dell’estrema facilità con cui vengono utilizzati certi
termini, “politically correct”, salvo poi scoprire che venivano intesi
in un’accezione tutta diversa e che il loro uso serviva solo a
ingannare il sistema di puntamento dei troppo critici e carpire la
fiducia dei troppo buoni. Si rinnova l’urgenza di un glossario di
movimento in cui i puntini riescano a trovare tutti le proprie i. La
parola “ascolto” si è guadagnata un posto d’onore in questa rassegna.
A
questo punto direi proprio che si tratta di una questione di fiducia,
nel senso letterale e politico del termine. Io personalmente, non mi
fido né di Fioroni né della Bastico, non penso cioè che le loro azioni
siano indirizzate verso il bene della Scuola della Repubblica, la
Scuola della Costituzione, la Scuola Statale. Partendo da punti di
vista diversi (forse) si muovono entrambi verso quello che, come
movimento, abbiamo da sempre considerato come il baratro della
privatizzazione e della mercificazione della conoscenza.
Devo
confessare che dire questo della Bastico mi costa molta fatica e –
concedetemi – dolore, visto che sono stato un suo convinto sostenitore
ai tempi della sua elezione alle ultime regionali.
Ma ormai
non ci sono più argomenti e appigli per rimanere aggrappati ad uno
specchio che si è fatto molto scivoloso, e le azioni sono lì sotto gli
occhi di tutti, o meglio, di chi le può e vuole vedere, che purtroppo
non sono tutti.
Chi invece ha occhi per vedere penso che abbia
oggi l’obbligo morale di fare da megafono per una controinformazione
che diventa ormai irrinunciabile, perché Fioroni e Bastico
rappresentano un reale pericolo per la Scuola Italiana.
Diamoci da fare
Carpi, 27 gennaio 2007
Francesco Mele

