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Dalla scuola pubblica della Costituzione alla scuola – Fondazione del liberismo di stato (a tutti i costi).

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di Grazia Conforti

Dalla scuola pubblica della Costituzione alla scuola – Fondazione del liberismo di stato (a tutti i costi).

La nascita della Fondazione scuola, a partire dal 25 gennaio 2007, è legge dello stato. Passata quasi inosservata tra i vari provvedimenti contenuti nel Decreto Bersani, detto anche “lenzuolata” sulle liberalizzazioni, la sua realizzazione avrà una ricaduta sul mondo della scuola e sull’intera società italiana di portata storica. L’Istituto Fondazione mantiene lo stato giuridico pubblico per i propri lavoratori, ma la gestione economica del fondo pubblico-privato è affidata ad un consiglio di amministrazione di natura mista (pubblico – privato). Fioroni ci spiega che fare della scuola pubblica una Fondazione permetterà di ricevere fondi privati (cosa che peraltro già avveniva).

Mentre la richiesta, da parte della scuola reale, di programmi nazionali che superino le Indicazioni della Moratti, è rimasta lettera morta, la scuola fondazione nata dal nulla (senza che nessuno dal mondo della scuola ne abbia fatto richiesta) chiude il cerchio che porta alla comprensione di tutta una serie di provvedimenti adottati prima, altrimenti inspiegabili. Si capisce allora che attraverso l’autonomia tanto spinta e voluta dal Ministro, ogni scuola potrà scegliere i propri programmi, i propri modelli di valutazione, e soprattutto, da oggi, lo sponsor giusto, pena il rischio della sua stessa sopravvivenza. Da oggi, le scuole dovranno reggere ad una concorrenza di mercato legata alla loro capacità di ottenere maggiori capitali, ma a quale prezzo, questo è il punto. Chi investe denaro non lo fa a fondo perso, e qui l’immaginazione può vagare molto, per quanto vario è il mercato. Allora, il disegno strategico sembra molto più complesso.

A partire dal nuovo sistema Scuola Fondazione, saranno presenti sul territorio nazionale:
scuole – Fondazioni (scuole pubbliche in cui affluiscono fondi privati, gestiti da Consigli di amministrazione misti),
scuole paritarie (scuole private accreditate, in cui affluiscono fondi pubblici),
scuole pubbliche (quelle che eventualmente proveranno a resistere all’introduzione del privato).
Questo sistema nella sua articolazione lo ritroviamo simile a quanto esiste già, per esempio, nel sistema lombardo dei servizi socio-sanitari, un sistema sperimentato ormai decennale. Andiamo allora ad approfondire come esso funziona, quali sono le implicazioni organizzative adottate, nonché i risultati raggiunti per i cittadini utenti. Il sistema lombardo socio-sanitario è costituito da:
aziende ospedaliere/aziende sanitarie locali (pubbliche),
strutture sanitarie e socio – sanitarie private accreditate (di diritto privato, a cui perviene denaro pubblico)
Fondazioni (come sopra).

La realizzazione del modello lombardo ha richiesto innanzitutto un radicale mutamento della pubblica amministrazione. Il vecchio modello weberiano dell’amministrazione neutrale esecutrice dell’indirizzo politico, professionale e stabile, destinata a durare di fronte al mutare dei titolari degli organi di indirizzo politico, ritenuto inadeguato al raggiungimento dei propri fini, è stato spazzato via. Il nuovo modello lombardo che ha permesso un radicale mutamento dei servizi, di stampo liberista e di mercato, si basa sull’incentivazione di forte ”adesione” dell’amministrazione all’indirizzo politico. Questo modello si realizza attraverso l’estensione dell’area della dirigenza fiduciaria, cioè di una dirigenza più strettamente legata agli organi politici da vincoli di fiducia. I dirigenti si scelgono e revocano con criteri di discrezionalità politica (senza motivazioni o con motivazioni succinte) (F. Merloni 2006, Il Mulino).
Nel modello lombardo tale discrezionalità si estende fino all’area quadri e utilizza un sistema di valutazione a tutto campo (in applicazione delle leggi Bassanini sulla pubblica amministrazione). Il criterio fiduciario riduce la neutralità e, in teoria, ipotizza una maggiore efficacia dei risultati. I risultati si basano quindi sulla competitività, prevedendo un’alta qualità dei servizi e costi inferiori per i cittadini utenti, basati sulla concorrenza.

Nel sistema socio-sanitario lombardo la concorrenza ha prodotto l’accreditamento di un numero rilevante di strutture private, che in realtà hanno fatto lievitare la domanda delle prestazioni senza arrivare a ridurre le liste di attesa (lunghe liste di attesa permangono ancora oggi in un certo numero di strutture), e hanno eroso personale dagli ospedali pubblici verso il privato accreditato, ospedali che subiscono una concorrenza non legata alla qualità, ma perché soggetti a lacci e laccioli burocratici per altro assenti nelle strutture private. A tale riguardo, si deve precisare infatti che le strutture pubbliche sono tenute a mantenere un costante equilibrio economico e pertanto, per quanto riguarda il personale, il blocco delle assunzioni. Questo sistema ha quindi di certo alimentato il mercato, ma ciò è avvenuto a favore delle strutture private e a spese dei cittadini lombardi, che oggi si trovano a pagare i ticket più elevati d’Italia. La qualità dei servizi sanitari risulta buona, come buona lo è stata nel passato, ma insieme ai costi elevati, si è aggiunto nel tempo l’aggravante di brogli milionari in numerose strutture private accreditate come ci racconta la cronaca delle ultime settimane, contribuendo ad aggravare la spesa dell’intero sistema.
Un sistema di mercato siffatto, strutturato come da manuale per il controllo politico sull’amministrazione, ma che non mostra efficaci risultati sui controlli preventivi verso le truffe (è sempre più spesso l’autorità giudiziaria che si accorge di queste), che i cittadini lombardi pagano di tasca propria, ci sembra un esempio da evitare piuttosto che da imitare, anche se ad esso riconosciamo il merito di aver alimentato il mercato (privato).

Perché allora la scuola dovrebbe ripercorrere un tale sistema liberista e di mercato quando uno degli esempi ritenuto migliore (da chi sostiene il mercato) ha fallito nel raggiungimento dell’obiettivo principale, la soddisfazione dell’utente e il minor costo dei servizi?

Milano, 1 febbraio 2007

Grazia Conforti

Last modified 2007-02-01 22:19
 

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