SPERIMENTAZIONE NELLA SECONDARIA DI 2° GRADO, POLI FORMATIVI E SITUAZIONE DEGLI ISTITUTI PROFESSIONALI
SPERIMENTAZIONE NELLA SECONDARIA DI 2° GRADO, POLI FORMATIVI E SITUAZIONE DEGLI ISTITUTI PROFESSIONALI
La riunione di lun. 6 marzo sulla secondaria superiore, presenti 9 territori su 12, è servita per fare il punto e discutere su tre temi attualmente all'ordine del giorno nei territori e nelle scuole:
1. Progetto di sperimentazione nella secondaria di 2° grado
2. Poli formativi
3. Situazione degli Istituti professionali ( nel più ampio contesto della nostra proposta di riforma)
Viene steso un resoconto della riunione accompagnato da elementi di riflessione e alcune indicazioni operative.
Progetto di sperimentazione D.M. 775 del 31 gennaio 2006
Si introduce con una carrellata su quanto emanato dal Governo dopo il decreto legislativo 226/05 sul secondo ciclo (decreto sulle confluenze, quota del 20%...), si passa poi ad analizzare i motivi in base ai quali la FLC Cgil è contraria alla sperimentazione che di fatto, mettendo insieme autonomia ed elementi strutturali di progetto e di indirizzo, porta ad anticipare l'attuazione della legge 53/03 in una parte particolarmente negativa e inaccettabile (il sistema duale).
La "trappola" è pronta: Cari Collegi Docenti, esercitatevi in un modernizzante progetto di innovazione, scegliete di usare lo strumento dell'autonomia, grandi miglioramenti per la scuola... A questo punto per il Ministro il riferimento all'art. 11 del DPR n.275 del 1999 è d'obbligo!
La nostra tesi intende dimostrare che il Progetto Nazionale proposto non porta rinnovamenti nell'offerta formativa e nelle pratiche didattiche della nostra scuola, anzi...
In primo luogo la sperimentazione, per i modi e tempi in cui si delinea, assume i connotati di un'operazione tutta politica, per non dire elettoralistica, con la quale un Ministro vuole dimostrare a docenti, istituzioni, Paese la propria capacità e determinazione di chiudere tutto il cerchio, tutte le parti della "sua" riforma, da molti definita "controriforma" o "non riforma" o "deforma"...
Arrogantemente il Ministro sceglie di forzare, senza alcun rispetto degli impegni assunti con la gran parte delle Regioni e con la stessa norma emanata dal Governo (vedi art.27 del 226/05 circa le NORME TRANSITORIE).
Dal canto loro le Regioni continuano ad opporsi ai decreti via via usciti dalla fantasia del Governo, respingendo in modo netto i decreti sulla confluenza, sulla corrispondenza dei titoli... forieri di incertezze e preoccupazioni nelle famiglie e nei giovani (non solo per gli sbocchi professionali sempre più fragili...)
Oltre il conflitto interistituzionale altri elementi supportano la nostra contrarietà.
Sul piano pedagogico non si intravedono i presupposti culturali, professionali e organizzativi e le risorse adeguate a garantire il successo della sperimentazione che inerisce assi strutturali del servizio scuola.
Un progetto in cui la scuola sia vera protagonista dai docenti al personale ATA ai genitori, scelta dei curricola e delle attività in un quadro socioculturale definito, piano straordinario di formazione, collegamenti con il territorio, coinvolgimento attivo delle famiglie, certezza e spendibilità dei titoli conseguiti. . .noi respingiamo la sperimentazione perché mancano i citati prerequisiti!
Per migliorare la qualità della scuola esiste già la via: modulare una nuova offerta formativa con le strategie e gli strumenti consentiti dal DPR 275/1999 sulla autonomia cercando di coniugare modelli pedagogico-didattici, esiti scolastici (quali alunni con quale maturità di conoscenze e competenze) e rapporto con i bisogni sociali ed economici del territorio...
Sul piano strutturale e organizzativo sperimentare significa anticipare concretamente l'attuazione del secondo ciclo, si legittima un impianto di sistema scolastico segregante e classista che porta indietro l'orologio della storia nella scuola italiana, negando i diritti e le opportunità di istruzione che la Costituzione prevede per tutti/e.
In particolare la proposta morattiana è senza memoria in quanto nega tutta l'esperienza passata incluse le positive pratiche del biennio unitario attuato da tanti anni da istituti della Lombardia.
Molto grave il problema posto dagli sbocchi professionali: la sperimentazione toglie certezza e legalità dei titoli acquisiti, è quasi sicura la non spendibilità sul mercato del lavoro, crea pesanti distanze tra aspettative e prospettive reali nel processo lavorativo e nelle scelte esistenziali dei giovani.
Oltre la separazione insita nel sistema duale con scelte a 13/14 anni, si introduce un ulteriore elemento di divisione tra i giovani pronti per il lavoro e quelli "stoppati" che saranno costretti ad altre scelte...
Altro punto non accettabile del DM 775 è l'anticipo della sparizione degli Istituti professionali: non contemplati nei decreti sulle confluenze, essi non possono partecipare al progetto in questione la cui attivazione è possibile solo nei licei.
Ma gli stessi Istituti professionali vengono riconsiderati come soggetti quando si parla del "campus", un'organizzazione che integra e raccorda i licei con indirizzi (ma dove sono ora?), i moribondi Istituti professionali e i centri di formazione professionale.
Questi i soggetti formativi da coordinare, ma quale è il soggetto dell'operazione? Certamente si è di fronte ad una confusione in più...
Velocemente altri aspetti critici sul piano applicativo: parziale o per singoli elementi ordinamentali significa? Risorse: solo docenti in soprannumero? La nuova organizzazione del lavoro docente: quale? Un'ennesima semplificazione che non porta elementi di certezza al progetto proposto...
Sul piano organizzativo il DM sulla sperimentazione trasuda improvvisazione e confusione intrecciando strumentalmente seri elementi di autonomia con la caparbia volontà di imporre il nuovo ordinamento sul secondo ciclo in tutti i modi e con strane promesse di finanziamenti... Partendo dall'autonomia delle scuole il messaggio suona così "Arrangiatevi ... purché facciate qualcosa del nuovo ordinamento subito, in fondo sono le scuole che lo chiedono!" Questa volta un "fai da te" nella prospettiva di avviare un sistema scolastico che la Cgil e la FLC Cgil hanno apertamente criticato e osteggiato per le negative ricadute sulla scuola di tutti e sulla sua qualità.
Sul piano didattico è poi difficile individuare l’"oggetto" della deliberazione da parte dei Collegi Docenti visto che gli elementi portanti (quadri orari, Indicazioni nazionali, OSA) risultano già compiutamente definiti in attesa, se tutto va male nella prossima scadenza elettorale, di diventare norma e pratica dal 1 settembre 2007.
L'art. 2 presenta gli aspetti del progetto d'innovazione.
- orario annuale con suddivisione degli insegnamenti in obbligatori, opzionali per lo studente, facoltativi
- utilizzo di UDA
- introduzione del portaolio delle competenze personali
- servizio di tutorato.
Altro punto di forte incertezza riguardala composizione delle classi e il relativo coinvolgimento delle famiglie, come indicato dallo stesso decreto 775.
Quali famiglie?
Quelle delle classi scelte (da quale soggetto?) per la sperimentazione? Quelle degli Istituti che avranno deliberato l'adesione al progetto?
Oppure, trattandosi di novità strutturali, tutte le famiglie con figli già iscritti alla prima superiore? La prima ipotesi comporta un vero aut aut alle famiglie, la seconda significa riproporre le iscrizioni nelle singole scuole, l'ultima vuole dire riaprire le iscrizioni in tutto il Paese. Da ciò ne ricaviamo un'altra buona ragione per inquadrare la proposta come impraticabile con l'aggiunta di una sostanziale brutta novità: avvisare le famiglie che dopo un percorso scolastico di 5 anni il titolo finale non garantisce sbocchi professionali e neanche permetterà ai loro figli l'iscrizione a tutte le facoltà universitarie...
Quali dunque i vantaggi culturali e sociali derivano alle famiglie dalla sperimentazione-trappola?
Ultime ma non meno dovute, brevi considerazioni sulle ricadute sindacali.
Quasi inutile ricordare la situazione di soprannumerarietà collegata al riordino del secondo ciclo: a regime circa 80.000 posti in meno di cui la metà per i passaggi alle regioni e altri circa 40.000 per la riduzione degli orari e la nuova articolazione oraria.
Ci riferiamo piuttosto ad alcuni aspetti funzionali e organizzativi della sperimentazione che riguardano l'utilizzo e l'orario di servizio dei docenti.
In particolare la costituzione del "campus" (art. 1), la rete delle scuole (art.2), la programmazione oraria plurisettimanale (art.3), anche la formazione dei docenti (art.4) presentano tratti che hanno ricadute sull'orario dei docenti , sull'organizzazione del loro lavoro e sulle modalità di utilizzo. Pertanto tali aspetti devono essere affrontati in sede contrattuale, non diversamente dalla figura del tutor e altre modifiche introdotte nel primo ciclo.
L'intervento nei territori
Molte iniziative sono già state organizzate in diversi territori: assemblee, volantini, approvazione di documenti nei Collegi Docenti...
Una parte del materiale è stato socializzato durante la riunione, altro è reperibile sul sito nazionale e regionale della FLC Cgil.
Continuare l'iniziativa sulla superiore resta una PRIORITA' nelle prossime settimane tenendo uniti tutti gli elementi della nostra protesta, dal decreto legislativo 226/05 alle ultime disposizioni sulla sperimentazione.
1. Nuova campagna di informazione, aggiomamento della situazione e sensibilizzazione
2. Coinvolgimento delle RSU con incontri specifici di settore e indirizzi (tecnici, artistici...)
3. Mappatura delle sperimentazioni approvate o in discussione nei Collegi Docenti
4. Assemblee negli Istituti professionali e riattivazione di COORDINAMENTI per iniziative
larghe e incisive
5. Contatti con Consigli di Istituto attraverso convocazioni straordinarie
6. Contatti con Amministrazioni comunali, Province, Prefetture
7. Incontri con gli studenti, specie le classi del triennio (parte sono maggiorenni...)
Tutte le iniziative possono contare sull'appoggio e sull'intervento dei compagni della struttura regionale. rvento dei compagni della struttura regionale.
POLI FORMATIVI PER L’ISTRUZIONE E LA FORMAZIONE TECNICA SUPERIORE
Un "Invito alla presentazione di candidature per la realizzazione di poli formativi..." ha rilanciato il tema dei "poli formativi" nella nostra Regione, cosa diversa dal CAMPUS previsto dal decreto sulla sperimentazione.
Nonostante la presentazione di candidatura scada il 10 marzo, i Collegi saranno chiamati (successivamente e se la propria scuola verrà scelta come polo) a deliberare per la parte di loro competenza.
L'invito è finalizzato a selezionare candidature formalmente per l'attivazione di poli formativi secondo l'accordo sancito dalla Conferenza Unificata del 25 novembre 2004, ma in realtà tale accordo è utilizzato per rispondere alle esigenze tutte interne al modello lombardo.
L' "Invito" trasmesso con D.D.G. del 17 febbraio 2006 al punto 2 presenta gli obiettivi del progetto e dagli stessi emergono gli aspetti positivi e negativi della proposta.
I poli così delineati tendono al superamento dell'attuale sistema IFTS ... fino a sostenere corsi formativi e professionalizzanti mirati a fondare i cardini di un sistema educativo regionale, integrato con strutture di ricerca e quelle coinvolte nell'innovazione scientifica e tecnologica, nell'ottica della costituzione del secondo canale regionale di istruzione e formazione.
Tra i soggetti che possono interagire in queste aggregazioni vengono indicate anche le rappresentanze datoriali e sindacali, le cooperative sociali, gli enti no profit...
Compito comune è la determinazione di positive relazioni per promuovere un'offerta formativa più vicina ai bisogni della realtà produttiva ed economica della nostra regione.
Consistenti le risorse finanziarie a disposizione: 11.615.550 euro!
L' "Invito" presenta un'impostazione ed una serie di elementi negativi che inducono la Cgil e la FLC Cgil della Lombardia a esprimere una posizione di netta contrarietà al progetto (così come evidenziato in una specifica nota della CGIL che trovate sul sito regionale della Flc).
E' da respingere in primo luogo l'impostazione strutturale e metodologica di questi poli perché basata su un rapporto diretto e biunivoco "assessorato-poli formativi" riproducendo un modello già negativamente applicato con le ASL per la Sanità e superando i livelli provinciali di programmazione e governo dell'offerta formativa.
Il nostro giudizio negativo parte dalla mancanza di programmazione regionale che sappia legare e coordinare i bisogni formativi, i nuovi profili professionali con le esigenze -potenzialità di sviluppo dei diversi territori.
Ma la critica più significativa riguarda la collocazione della IFTS nel nuovo ordinamento del secondo canale, in piena coerenza con gli assi portanti della legge 53/03 e del decreto applicativo 226/05
Con questa proposta la Regione Lombardia fa una doppia scelta: abbandonare (si parla di rinnovamento...) il sistema IFTS come precedentemente regolamentato e praticato, "piegare" la consolidata esperienza degli stessi corsi verso il nuovo secondo canale.
Con tale impostazione i corsi IFTS non si pongono più come segmento post-diploma di natura non accademica all'interno di un quadro legislativo nazionale, ma intendono proseguire e integrare il triennio della qualifica, i cosiddetti corsi triennali sperimentali, percorso già completato con l'avvio quest'anno del quarto anno.
Secondo il disegno della Giunta Formigoni questi corsi costituiscono il post-secondario in continuazione e a completamento del secondo canale introdotto con la legge 53/03.
Siamo di fronte pertanto all'applicazione tout court di un punto strategico della riforma Moratti nel modello lombardo di istruzione e formazione, proprio quel punto duramente avversato dalla FLC Cgil e da grandi mobilitazioni di lavoratori della scuola, studenti, forze politiche, settori del mondo della cultura e della società.
ISTRUZIONE PROFESSIONALE E RIFORMA
In questo periodo un'attenzione particolare va dedicata agli Istituti Professionali, settore completamente smantellato dalla legge 53/03 e i provvedimenti che l'hanno accompagnata.
Sono utili specifiche riunioni a livello di singolo Istituto e nei territori sia per denunciare e contrastare le illogiche scelte del Governo sia per elaborare una nostra idea di istruzione tecnicoprofessionale nel quadro di un sistema nazionale unitario di istruzione.
Sul piano della critica deve essere resa più forte e ben visibile l'opposizione al disegno della riforma Moratti che attraverso il sistema duale (licei/istruzione e formazione professionale) separa nettamente giovani da giovani, cultura e lavoro, saperi teorici e percorsi meramente addestrativi al lavoro, sapere e fare...
I provvedimenti contenuti negli ultimi decreti di fatto segnano la sparizione dell'istruzione professionale di stato della quale viene negata e cancellata la funzione sociale svolta in questi decenni verso una larga fascia di giovani.
Con precisi interventi del Governo spariscono percorsi formativi e titoli qualificanti ai fini di concreti sbocchi lavorativi: viene così chiusa una esperienza storica della scuola italiana che molto ha dato per la qualificazione di persone e forza lavoro da inserire nel ciclo produttivo. Inoltre i provvedimenti della Moratti si configurano come un attacco all'autonomia delle scuole direttamente coinvolte nel processo di smantellamento, mettono pesantemente in discussione la posizione giuridica e il rapporto di lavoro di molti docenti e ATA, si determina infatti una situazione di soprannumerari ... fino alla perdita di 40.000/50.000 posti a seguito della regionalizzazione del settore istruzione e formazione.
In alternativa alle scelte del Ministro Moratti che riducono l'offerta formativa e segnano la
scomparsa dell'istruzione professionale, la proposta della FLC Cgil parte da alcuni punti guida.
1. Innalzamento dell'obbligo a 16 anni da subito ed in prospettiva a 18 anni
2. Biennio unitario a forte carattere orientativo, di carattere nazionale, con profonda
rivisitazione di un segmento centrale e problematico dell'attuale scuola superiore
3. Triennio articolato su grandi aree e indirizzi definiti da una legge quadro che sancisca la
legalità dei titoli acquisiti e certifichi la loro spendibilità
4. Rapporto scuola-formazione professionale coerente con i nuovi scenari dell'obbligo scolastico e le nuove regole di accesso al lavoro
In tale prospettiva riteniamo credibile la ricomposizione di un'area tecnico-professionale con curricola, impianto pedagogico-didattico e modelli organizzativi capaci di favorire alti livelli di conoscenze e competenze, pratiche laboratoriali e tirocinio, professionalizzazione adeguata anche alla richiesta della imprese e dei servizi.
Si tratta quindi di strutturare percorsi formativi, culturali e professionalizzanti all'interno di un sistema pubblico e nazionale di istruzione che sappiano attivare la maturazione di cittadini "conoscitori" e critici, padroni dei diritti collettivi e individuali, competenti per inserirsi nel ciclo produttivo in una economia sempre più globalizzata.
In riferimento al biennio unitario va ribadita la caratterizzazione orientativa per tutti/e a carattere nazionale e la ricollocazione della Formazione Professionale attraverso una legge quadro che ne ridefinisca la nuova identità e ruolo.
Su questi temi, a partire dalla discussione e dalle posizioni raggiunte anche nel nostro congresso regionale, sono indispensabili ulteriori fasi di scavo al fine di elaborare compiutamente un modello culturale e organizzativo credibile e nel contempo capace di aggredire anche i "mali" ormai diventati quotidianità nella scuola superiore italiana, a partire dagli alti tassi di selezione, abbandoni e dispersione.
Chiediamo alle strutture, alle RSU, a tutti i compagni che ancora si impegnano per il cambiamento la disponibilità al confronto e alla ricerca per costruire insieme un'alternativa vincente per una scuola pubblica di qualità, in un percorso partecipato e democratico.
Luciano Grimaldi Flc Cgil Lombardia Milano, 20 marzo 2006

