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Ripartiamo dalla quarantaquattresima ora

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di Mario Piemontese

Ripartiamo dalla quarantaquattresima ora

Lo slogan 27+3+10 non è uguale a 40 è ancora attuale

Risale a una decina di giorni fa una nota del Ministro che in sostanza dice che per le scuole elementari la scheda di valutazione fai da te non deve essere buttata via, ma bisogna continuare a valutare le materie delle ore opzionali e anche il comportamento. Se a qualcuno fosse sfuggito, questa è una prova incontestabile del fatto che non ci siamo liberati ancora della pesante eredità che la Moratti ci ha lasciato, cioè lo “spezzatino”. La parte del decreto sulle scuole elementari relativa all’orario e ai modelli è ancora assolutamente intatta, e la parola tempo pieno non si può leggere più da nessuna parte , se non sulla Legge di iniziativa popolare presentata alla Camera.

Per arrivare a 40 ore di qualità comunque ci vuole il doppio organico, cioè 44 ore di docenza per poter garantire le compresenze. Questo Governo per il momento le ha garantite?

A Milano in questi anni i tagli all’organico della scuola elementare sono stati devastanti, ma limitiamoci a vedere quel che è accaduto nell’ultimo periodo a cavallo dell’avvicendamento tra vecchio e nuovo Governo.

A marzo, a fronte di 306 scuole presenti in città e provincia, la Moratti aveva previsto 311 tagli all’organico, in media più di 1 per scuola. Ciò vuol dire che se nella tua scuola non ci sono stati tagli, allora in quella accanto ce ne sono stati almeno 2.

A giugno Fioroni nella circolare relativa all’organico di fatto aveva dichiarato di voler salvaguardare il tempo pieno attraverso l’integrazione dell’organico tagliato.

Tra giugno e luglio nelle scuole che avevano subito 2 tagli, in tutto 90, 1 posto è stato reintegrato, e per 26 delle 131 scuole che avevano subito 1 solo taglio il posto tagliato è stato reintegrato. Morale l’anno scolastico è così iniziato: su 306 scuole 195 hanno subito un taglio non reintegrato.

È inutile spiegare che con anche solo un insegnante in meno per scuola il tempo pieno non si riesce a garantire per tutti. Lo stesso Direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale milanese Antonio Zenga, un mese fa ha dichiarato, sulle pagine de Il Giorno, di essere riuscito a garantire solo la quarantatreesima ora, ma non per tutti la quarantaquattresima.

A Milano durante questi ultimi tre anni di tagli le scuole per cercare di garantire le 40 ore si sono inventate di tutto con risultati a volte molto discutibili dal punto di vista didattico. Dispiace, ma ormai non si può più dire che esiste “il tempo pieno”, ma solo che esistono “i tempi pieni”, cioè tanti modelli diversi scuola per scuola, che hanno come riferimento generale un unico modello, ma che ne possono essere una bella oppure una brutta copia. La diversificazione dei modelli è verticale. Nelle scuole possono esserci offerte formative differenziate a seconda delle classi. Le attuali quarte e quinte in qualche modo si sono salvate, mentre per le prime tre classi ci possono essere organizzazioni anche molto diverse tra loro che anno per anno sono state mese in piedi a seconda dei tagli subiti.

Sono convinto che l’attuale Governo voglia garantire a regime solo 40 ore di docenza e non 44. L’unica preoccupazione è dare ai genitori la certezza che i loro figli potranno continuare a restare a scuola 40 ore, il resto non conta. Così come faceva la Moratti anche adesso si gioca molto sul confondere “tempo pieno” (44 ore) e “tempo scuola” (40 ore).

Se non limitiamo il discorso alla scuola elementare, è facile motivare che l’azione messa in campo dal Governo fino a questo momento in generale a proposito di scuola è davvero insufficiente. Il testo della Finanziaria attualmente in discussione al Senato lo conferma ampiamente. Agli occhi però di chi in questi giorni legge i giornali o guarda la televisione l’azione del Governo può sembrare quasi necessaria e inevitabile.

Il messaggio che passa non è il linciaggio della scuola statale condotto dai media, bensì l’ineluttabilità di un intervento forte che spazzi via il marcio e gli sprechi attraverso una doverosa razionalizzazione. La campagna denigratoria messa in atto è comunque così forte sia da giustificare ampiamente l’azione del Governo, ma anche da far sembrare addirittura tale azione debole se confrontata con quel che davvero ci vorrebbe.

Per intenderci con un esempio: per me sono necessarie 44ore, per il Governo ne bastano 40, ma per altri 27 sarebbero più che sufficienti. La tesi sostenuta da giornali e televisioni è il fallimento totale della scuola statale, basta quindi gettare perle ai porci, bisogna tagliare e razionalizzare. Quel che vogliono dire è che spendere soldi per la scuola statale non ha senso se poi i risultati sono questi, meglio rinunciare e dirottare altrove le risorse risparmiate.

Nessuno vuole mettere in discussione il diritto di cronaca, ma dare un’informazione completa deve essere un dovere se vuoi fare del buon giornalismo. Perché parlare solo di mala scuola e non di buona scuola? È lo stesso discorso fatto qualche giorno fa da Rossana Rossanda sul il manifesto a proposito dei fatti accaduti a Roma sabato 18 novembre durante la manifestazione per la Pace in Palestina. Perché concentrare l’attenzione solo su una decina di manifestanti, quando tra Roma e Milano ci saranno state in piazza almeno 60.000 persone? Non è difficile fare come ha fatto domenica scorsa Milena Gabanelli a Report parlando della scuola multietnica Calini di Brescia.

Con tutti i mezzi di comunicazione che abbiamo a disposizione, che non sono né quelli dei padroni né quelli di chi comanda, dobbiamo in tutti i modi smascherare sia la falsa azione dei media che quella insufficiente del Governo. Non perdiamoci di vista e tutti insieme ripartiamo dalla quarantaquattresima ora.

Milano, 25 novembre 2006

Mario Piemontese

Last modified 2007-03-12 22:52
 

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