Ripartiamo dalla quarantaquattresima ora
Ripartiamo dalla quarantaquattresima ora
Lo slogan 27+3+10 non è uguale a 40 è ancora attuale
Risale
a una decina di giorni fa una nota del Ministro che in sostanza dice
che per le scuole elementari la scheda di valutazione fai da te non
deve essere buttata via, ma bisogna continuare a valutare le materie
delle ore opzionali e anche il comportamento. Se a qualcuno fosse
sfuggito, questa è una prova incontestabile del fatto che non ci siamo
liberati ancora della pesante eredità che la Moratti ci ha lasciato,
cioè lo “spezzatino”. La parte del decreto sulle scuole elementari
relativa all’orario e ai modelli è ancora assolutamente intatta, e la
parola tempo pieno non si può leggere più da nessuna parte , se non
sulla Legge di iniziativa popolare presentata alla Camera.
Per
arrivare a 40 ore di qualità comunque ci vuole il doppio organico, cioè
44 ore di docenza per poter garantire le compresenze. Questo Governo
per il momento le ha garantite?
A Milano in questi anni i tagli
all’organico della scuola elementare sono stati devastanti, ma
limitiamoci a vedere quel che è accaduto nell’ultimo periodo a cavallo
dell’avvicendamento tra vecchio e nuovo Governo.
A marzo, a
fronte di 306 scuole presenti in città e provincia, la Moratti aveva
previsto 311 tagli all’organico, in media più di 1 per scuola. Ciò vuol
dire che se nella tua scuola non ci sono stati tagli, allora in quella
accanto ce ne sono stati almeno 2.
A giugno Fioroni nella
circolare relativa all’organico di fatto aveva dichiarato di voler
salvaguardare il tempo pieno attraverso l’integrazione dell’organico
tagliato.
Tra giugno e luglio nelle scuole che avevano subito
2 tagli, in tutto 90, 1 posto è stato reintegrato, e per 26 delle 131
scuole che avevano subito 1 solo taglio il posto tagliato è stato
reintegrato. Morale l’anno scolastico è così iniziato: su 306 scuole
195 hanno subito un taglio non reintegrato.
È inutile spiegare
che con anche solo un insegnante in meno per scuola il tempo pieno non
si riesce a garantire per tutti. Lo stesso Direttore dell’Ufficio
Scolastico Provinciale milanese Antonio Zenga, un mese fa ha
dichiarato, sulle pagine de Il Giorno, di essere riuscito a garantire
solo la quarantatreesima ora, ma non per tutti la quarantaquattresima.
A
Milano durante questi ultimi tre anni di tagli le scuole per cercare di
garantire le 40 ore si sono inventate di tutto con risultati a volte
molto discutibili dal punto di vista didattico. Dispiace, ma ormai non
si può più dire che esiste “il tempo pieno”, ma solo che esistono “i
tempi pieni”, cioè tanti modelli diversi scuola per scuola, che hanno
come riferimento generale un unico modello, ma che ne possono essere
una bella oppure una brutta copia. La diversificazione dei modelli è
verticale. Nelle scuole possono esserci offerte formative differenziate
a seconda delle classi. Le attuali quarte e quinte in qualche modo si
sono salvate, mentre per le prime tre classi ci possono essere
organizzazioni anche molto diverse tra loro che anno per anno sono
state mese in piedi a seconda dei tagli subiti.
Sono convinto
che l’attuale Governo voglia garantire a regime solo 40 ore di docenza
e non 44. L’unica preoccupazione è dare ai genitori la certezza che i
loro figli potranno continuare a restare a scuola 40 ore, il resto non
conta. Così come faceva la Moratti anche adesso si gioca molto sul
confondere “tempo pieno” (44 ore) e “tempo scuola” (40 ore).
Se
non limitiamo il discorso alla scuola elementare, è facile motivare che
l’azione messa in campo dal Governo fino a questo momento in generale a
proposito di scuola è davvero insufficiente. Il testo della Finanziaria
attualmente in discussione al Senato lo conferma ampiamente. Agli occhi
però di chi in questi giorni legge i giornali o guarda la televisione
l’azione del Governo può sembrare quasi necessaria e inevitabile.
Il
messaggio che passa non è il linciaggio della scuola statale condotto
dai media, bensì l’ineluttabilità di un intervento forte che spazzi via
il marcio e gli sprechi attraverso una doverosa razionalizzazione. La
campagna denigratoria messa in atto è comunque così forte sia da
giustificare ampiamente l’azione del Governo, ma anche da far sembrare
addirittura tale azione debole se confrontata con quel che davvero ci
vorrebbe.
Per intenderci con un esempio: per me sono
necessarie 44ore, per il Governo ne bastano 40, ma per altri 27
sarebbero più che sufficienti. La tesi sostenuta da giornali e
televisioni è il fallimento totale della scuola statale, basta quindi
gettare perle ai porci, bisogna tagliare e razionalizzare. Quel che
vogliono dire è che spendere soldi per la scuola statale non ha senso
se poi i risultati sono questi, meglio rinunciare e dirottare altrove
le risorse risparmiate.
Nessuno vuole mettere in discussione il
diritto di cronaca, ma dare un’informazione completa deve essere un
dovere se vuoi fare del buon giornalismo. Perché parlare solo di mala
scuola e non di buona scuola? È lo stesso discorso fatto qualche giorno
fa da Rossana Rossanda sul il manifesto a proposito dei fatti accaduti
a Roma sabato 18 novembre durante la manifestazione per la Pace in
Palestina. Perché concentrare l’attenzione solo su una decina di
manifestanti, quando tra Roma e Milano ci saranno state in piazza
almeno 60.000 persone? Non è difficile fare come ha fatto domenica
scorsa Milena Gabanelli a Report parlando della scuola multietnica
Calini di Brescia.
Con tutti i mezzi di comunicazione che
abbiamo a disposizione, che non sono né quelli dei padroni né quelli di
chi comanda, dobbiamo in tutti i modi smascherare sia la falsa azione
dei media che quella insufficiente del Governo. Non perdiamoci di vista
e tutti insieme ripartiamo dalla quarantaquattresima ora.
Milano, 25 novembre 2006
Mario Piemontese

