Prima di tutto la difesa del Tempo pieno
Prima di tutto la difesa del Tempo pieno
In questi ultimi mesi molto spesso il dibattito sulla Scuola è stato mediato da tantissime cifre, più che da contenuti organizzativi o didattici. La maggior parte dei cambiamenti previsti per la Scuola sono contenuti nella legge finanziaria 2007, inevitabile quindi che il confronto tra due diverse posizioni si riduca pure al confronto tra due numeri. Non bisogna pensare comunque che confronti di questo tipo siano di basso profilo rispetto ad altri: anche per la Scuola le cifre contano. E per funzionare bene, tra le altre cose, la scuola ha bisogno dei finanziamenti necessari, di un numero adeguato di insegnanti e di un contenuto numero di alunni per classe.
Questo
Governo, come il precedente, fa esattamente il contrario, sulla pelle
dei bambini e delle bambine ma con la calcolatrice in mano. Prendiamo
in considerazione il Tempo pieno in provincia di Milano e qualche cifra
significativa per capire cosa ci aspetta se non “torniamo ad esserci”.
Una classe a 40 ore di tempo scuola ormai non coincide più necessariamente con una classe a Tempo pieno per la quale occorrono 44 ore di docenza, cioè 2 insegnanti e 4 ore di compresenza alla settimana. Le classi a 40 ore di tempo scuola equivalgono a 40 / 44 ore di docenza, cioè tra 0 e 4
ore di compresenza settimanali. A volte si parla solo di tempo lungo
perché anche il numero di ore di tempo scuola si è ridotto fino a 36
ore settimanali con ovviamente zero ore di compresenze.
A Milano e provincia il prossimo anno gli iscritti in prima, ad una classe a 40 ore, saranno 29377, mentre quest’anno sono 26460 gli alunni che frequentano una quinta sempre a 40 ore. Mantenendo l’attuale rapporto alunni/classi si prevedono 1290 classi in uscita e 1426 classi in entrata: 136 classi in più significa un aumento del numero di insegnanti necessario nell’ordine di centinaia e non di decine.
Per raggiungere l’obiettivo previsto dalla finanziaria, il prossimo anno dovranno invece esserci 47 classi a 40 ore in meno. È chiaro che la riduzione sarà soprattutto sulle prime e non sulle altre classi, quindi delle 136 classi prime in più almeno 47 dovranno sparire. Secondo il Governo, poi, per queste 89 prime a 40 ore bisogna reperire insegnanti senza aggiungerne nessuno al numero complessivo: paradossale vero! Anche se il numero di alunni che entreranno in classi non a 40 ore il prossimo anno diminuirà passando da 15384 a 13893, questa variazione non potrà compensare assolutamente la necessità di insegnanti per il Tempo pieno. Il rompicapo si risolve a Milano negli Uffici scolastici periferici del Ministero, riducendo il numero di ore di docenza per classe, eliminando le ore di compresenza (per arrivare fino alla diminuzione anche del numero di ore a scuola) e aumentando ulteriormente il numero di alunni per classe. Anche questo Governo quindi vuole smantellare il Tempo pieno, altrimenti certe scelte non si spiegherebbero. Bisogna impedire che il Tempo pieno venga messo in discussione, bisogna opporsi al suo declino, non dovuto al fallimento del modello, ma alla forte riduzione di risorse per la sua realizzazione. Il suo smantellamento va nella stessa direzione del mantenimento del doppio canale alle superiori. La scomparsa del Tempo pieno provocherà una separazione tra gli alunni fin dalla scuola elementare, che difficilmente negli anni successivi potrà essere colmata. La distruzione del Tempo pieno è la premessa a rendere il doppio canale necessario. Non possiamo permettere che tutto questo accada.
Milano, 6 marzo 2007

