Bologna oh cara!
Bologna oh cara!
Sono arrivate e
arrivati a migliaia, da decine di scuole, mamme, papà bambine e
bambini. Si sono rivisti i vecchi striscioni delle scuole riverniciati
per l’occasione e tanti nuovi cartelli, adesivi fatti in casa,
palloncini. C’erano le vecchie bandiere riforma Moratti bocciata, ma un
apposito adesivo trasformava Moratti in Fioratti. C’era l’allegra
confusione di tutte le manifestazioni vere, nate dal basso, dove ci si
cerca, ci si perde e ci si ritrova, con gruppi di bambine e bambini che
scappano in testa al corteo per farsi fotografare e qualcuno che,
cercando quelli della sua scuola, li trova in tre posti diversi. Una
corteo allegro, stupito di se stesso, che ricordava i giorni della
protesta contro la Moratti, ma con tantissima gente che allora non
c’era perché a scuola stava solo per entrarci. Le mamme che in questi
giorni hanno parlato nelle assemblee, tenuto la conferenza stampa,
preparato cartelli e convinto tante come loro a venire in piazza, si
guardavano intorno e si scambiavano infiniti “hai visto?”
E in
effetti c’era molto da vedere, come testimoniava la responsabile della
questura che nel giro di pochi minuti prima vedeva 700 persone, poi ne
contava 2000 e infine concludeva, “ma sì, potrebbero essere di più,
come si fanno a contare i bambini?”
A questo punto bisognerebbe
ricordare i motivi della manifestazione, la richiesta che il tempo
pieno vero sia garantito a tutti per legge con regole certe, la
convinzione che non ci sono primi e ultimi arrivati nella richiesta di
una scuola di qualità, che non ci devono essere quartieri o città più
sfortunate di altre, che è ora di investire sulla scuola di tutte e di
ciascuno e non di tagliare.
Ma oggi è il caso di dire anche che
quella che si è manifestata in strada a Bologna è la scuola di tutti i
giorni, una scuola del tempo pieno cui i genitori hanno dato la loro
fiducia, una scuola che è una grande occasione di crescita per tutte e
per tutti, una scuola aperta al confronto di civiltà. Una iniezione di
fiducia come questa, per chi insegna, è una spinta a sentire l’orgoglio
per il proprio lavoro, è una spinta a superare le proprie pigrizie e a
mettersi sempre in discussione e non dare nulla per scontato, perché
questa fiducia un po’ se l’è meritata e un po’ se la deve meritare.
A
Bologna, oggi, abbiamo visto che si può guardare avanti. Ma sappiamo
anche che abbiamo bisogno di guardarci intorno, che per cambiare
bisogna essere in tanti e dovunque. Per il momento auguriamo a tutte e
tutti quelli che hanno fatto il tifo per noi da tutta Italia, di vivere
occasioni come questa.
Bologna, 16 marzo 2007
Mirco Pieralisi

