Demagogia Zen
Demagogia Zen
E’ stato riportato, su tutti quotidiani nazionali
di domenica, l’impegno preso da Prodi a Bologna: faremo un progetto di
legge dal titolo “Norme urgenti...” per avere un canale preferenziale
nel dibattito parlamentare al fine di ripristinare il tempo pieno come
progetto educativo a 40 ore con le compresenze”. Aggiungendo che
ritiene il tempo pieno “un modello educativo indispensabile. E nel
frattempo daremo mille insegnanti in più”. Due giorni prima, pressata
da genitori e docenti di Bologna finalmente Mariangela Bastico aveva
detto: «Faremo un disegno di legge urgente… che andrà a ripristinare il
tempo pieno… daremo 700 insegnanti in più destinandoli prioritariamente
per le materne e per aumentare, per quel che ora si può... il tempo
pieno con particolare attenzione allo Zen e alla Campania...”. Ci
sarebbe da esserne felici. Peccato che queste promesse fossero state
già fatte lo scorso settembre-ottobre per essere smentite dagli atti
concreti del ministero.
La novità, invece, è l'accusa di egoismo
sociale che la Vice-ministra ci ha rivolto, contrapponendo i bisogni
delle nostre scuole a quelli dei luoghi più disagiati della Campania e
della Sicilia. Lo andiamo ripetendo da anni, sappiamo bene che
l'apertura di sezioni a Tempo Pieno sarebbero maggiormente efficaci per
la ricostruzione del tessuto sociale, ad esempio, dell'aumento delle
forze di polizia con compiti repressivi.
Ciò vale dappertutto,
allo Zen come a Scampia, a Milano come a Bari. Intristisce il tentativo
un po’ maldestro di mettere scuole e popolazione del nord contro quelle
del sud. Ci colpisce la contradditorietà del ministero, se esiste una
sensibilità attorno a questi temi, che si impegna mediaticamente in
campagne contro il bullismo e poi decide di aumentare il numero di
alunni per classe. La politica di disinvestimento in cultura e saperi
dura da troppi anni ed è venuto il momento di invertire una tendenza
che accomuna i governi di centrodestra come quelli di centrosinistra.
Insieme
al problema degli organici va risolto e subito, perché domani sarebbe
troppo tardi, lo stato di abbandono economico e culturale cui versa la
scuola pubblica statale. Servono più risorse per gararantire il normale
svolgimento del prossimo anno scolastico e non una riduzione ulteriore
del 20% che si aggiunge al già devastate –50% degli anni della Moratti,
servono fondi per pagare le supplenze e non un taglio del 50% su quanto
è stato speso lo scorso anno. Serve sì una legge che reintroduca il
Tempo Pieno abrogato dal governo Berlusconi, ma contemporaneamente
serve procedere concretamente al progetto di un biennio unitario vero,
unico strumento per ripensare l’intero ciclo di istruzione obbligatoria
mettendo al centro i saperi , la conoscenza, le relazioni e non solo le
discipline e le competenze.
Queste sono le urgenze che chiediamo vengano risolte con onestà e trasparenza dalla politica.
Noi,
quando parliamo della scuola della Costituzione e di diritti lo
facciamo avendo ben presente che devono essere fruibili da Bolzano a
Lampedusa, per questo la concessione di qualche cattedra in più a
Bologna o a Milano non ci vedrà soddisfatti. Anzi rilanciamo. Il
problema del diritto all'istruzione è un tema mondiale: ci piacerebbe
che il nostro governo si adoperasse affinché il Fondo Monetario
Internazionale la finisse di condizionare prestiti e aiuti ai paesi del
terzo e quarto mondo subordinandoli alla privatizzazione di tutti i
servizi, istruzione inclusa.
Mercoledì 18 alle ore 17 ci troveremo alla scuola di via Muzio. Fate girare la voce, abbiamo bisogno dell’impegno di tutte e di tutti.
Milano, 3 aprile 2007
Marco Donati, ReteScuole

