Il MPI e la scheda di valutazione
E’ finalmente è arrivata la nota del Ministero
della Pubblica Istruzione (prot.n. 10434 del 10 novembre 2006) sulla
valutazione degli alunni del primo ciclo (e quindi sulla scheda di
valutazione). La nota, di fatto, contiene quel che - come avevamo in
buona parte previsto - poteva contenere. Innanzi tutto la conferma del
fatto che il MPI – finché non saranno riviste le Indicazioni nazionali
– non può procedere ad un nuovo modello di valutazione, appunto perché
non sono definiti i livelli essenziali delle prestazioni, gli indicatori
quindi per le varie discipline e educazioni. Si limita perciò ad alcune
precisazioni di minor rilievo: il fatto che gli insegnamenti o attività
facoltativo-opzionali, laddove vengono effettuate, devono essere
valutate, così come deve essere valutato il comportamento degli alunni.
Di piu’ la nota non dice (né poteva dire), se non ribadire quanto già
scritto nella Nota di indirizzo del 31 agosto e cioè che la scelta del
modello (se utilizzare gli strumenti messi in campo dall’ex ministro
Moratti, oppure le schede previgenti, quelle dei vecchi programmi,
oppure altri ancora autonomamente elaborati) è rimesso appunto alla
totale autonomia delle scuole.
La nota del MPI è destinata a
scontentare molti, primi fra tutti la Flc Cgil che in una lettera
proprio del 10 novembre chiedeva espressamente al Ministro Fioroni “un unico modello uguale per tutto il territorio nazionale”.
Un modello unico che certificasse non solo le competenze raggiunte al
termine di ciascun ciclo, ma anche i traguardi intermedi e finali di
ciascun anno scolastico.
In questa direzione va anche il
sondaggio di Scuolaoggi. E’ evidente qui la preferenza per un modello
unico a livello nazionale (oltre il 50% delle risposte) o comunque per
un modello standard (44%). Solo il 5% è favorevole ad un modello
elaborato direttamente dalle varie scuole, in piena autonomia.
D’altra
parte è andata come era prevedibile: il MPI non è in grado di elaborare
un modello unico di scheda fino a quando le Indicazioni nazionali non
sono state riviste. Al massimo avrebbe potuto suggerire un
modello-tipo, non vincolante ma di riferimento. Non lo ha fatto,
lasciando libera scelta alle scuole. Il fai da te è così inevitabile.
Vi sarà chi elaborerà schede di valutazione con indicatori per
disciplina desunti dai vecchi programmi, chi terrà conto delle
Indicazioni nazionali morattiane e chi farà un mix. Nell’anno ponte un
po’ di caos è assicurato, forse inevitabile.

