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ISTRUZIONE PROFESSIONALE: UN’ALTRA OCCASIONE PERDUTA?

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di Pino Patroncini

ISTRUZIONE PROFESSIONALE: UN’ALTRA OCCASIONE PERDUTA?

Come molti ricorderanno nella finanziaria era prevista la riduzione dei carichi orari di lezione nei primi due anni dell’istruzione professionale. Una misura dalla formulazione ambigua: se si parla di carichi orari di lezione è evidente che vengono in mente gli studenti piuttosto che gli insegnanti. E chi insegna sa quanto pesino le attuali 40 ore di lezione settimanale per gli studenti del professionale. Il testo di legge, poi, proseguiva parlando di “criteri di maggiore flessibilità, di più elevata professionalizzazione e di funzionale collegamento col territorio”: tutte cose che lasciavano intendere una modificazione finalizzata ad un miglioramento dell’offerta formativa non ad una sua riduzione.
Dall’altro lato però, siccome qui nessuno è fesso, nessuno si illudeva che tutto ciò fosse gratis e quindi la polpetta avvelenata di una riduzione dell’organico, sostanzialmente finalizzata al risparmio, doveva essere messo in conto. Ed infatti la nota tecnica di accompagnamento della finanziaria parlava, se non ricordo male, di 1.400 posti in meno, una parte, non grande, ma comunque presente, di quei 50.000 tagli che stanno facendo più notizia per gli effetti che hanno sul tempo pieno della scuola elementare.
Oggi quella misura sta arrivando al dunque.
Il Ministero è orientato ad introdurre un modello a 34 ore settimanali offrendo tuttavia la possibilità calcolare l’organico su 36 ore settimanali. Il modello che, grosso modo, prevederebbe 20 ore di area comune (detta “dell’equivalenza”) + 10 di area di indirizzo + 4 di approfondimento (chiamata adesso “dell’integrazione”) ricalca il cosiddetto “Progetto 2002”. Resterebbero disponibili 2 ore da usare nell’approfondimento/integrazione.

La proposta, intrigante, sembrerebbe generosa, ma non lo è!
Prima di tutto perché propone comunque una riduzione di 4 ore dell’attuale offerta non recuperata in alcun modo. Cioè una riduzione del 10% ( 4 su 40).
In secondo luogo perché richiede una sorta di complicità ai docenti e alle scuole: noi, sembra dire il Ministero, tagliamo il 10% ( da 40 a 36 ore), ma voi potete tagliare il 15% (da 40 a 34 ore), e ci guadagnate il 5% ( da 36 a 34 ore).
In terzo luogo perché, per quanto riguarda la formazione degli organici, il Ministero propone che gli esuberi ( che, per quanto limitati, dato l’alto precariato presente nel settore, ci saranno e saranno soprattutto espressi in termini di ore) siano utilizzati con la solita sequenza: classi scoperte ( il che in prima applicazione equivale formazione delle cattedre il più possibile in orizzontale), copertura colleghi assenti e solo da ultimo integrazione. Il che vuole dire che, se mai ci sarà, la ricaduta di questo “soprannumero” sulla qualità sarà solo residuale.
In quarto luogo perché oggi l’orario settimanale su cui è costituito l’organico non è di 40 ore ma di poco più di 38 ore settimanali. Infatti non tutti gli insegnanti hanno in orario-cattedra le ore da spendere nell’area dell’approfondimento: le hanno, operazioni sulla colmatura permettendo, solo quelli di lettere ( 4 ore ogni due classi), di matematica ( 2 ore ogni 4 classi) e di lingue (2 ore ogni 6 classi in metà degli indirizzi). L’approfondimento nelle materie tecniche ( trattandosi di un professionale è superfluo sottolinearne l’importanza!) avviene, paradossalmente, solo con ore aggiuntive.

Il nuovo modello proposto finisce col riprodurre con meno ore questa stessa situazione paradossale. Di conseguenza sarebbero le discipline tecniche, che passano da 14 a 10 ore, a perdere il grosso delle ore ( e delle cattedre) assai più di quelle umanistico-scientifiche dell’area comune, che passano da 22 a 20.
Tra le materie penalizzate ci sarebbero anche le discipline tecnico-pratiche che in alcuni casi (negli IPSIA soprattutto) accompagnano quelle tecnico-teoriche e in qualche caso vanno anche da sole (c’è chi già sospetta che saranno soprattutto queste a essere tagliate).
Il tutto alla faccia della conclamata “amicizia” del Ministro Fioroni per l’istruzione tecnico-professionale e quella “ancor più stretta” di Prodi per la meccanica!

Premesso dunque che una perdita del 10% dell’organico, a fronte di una diminuzione reale del 5%, sarebbe comunque una fregatura ulteriore, una riutilizzazione di tutto l’attuale organico (base 38 ore settimanali su 34 di attività) consentirebbe, al contrario, di lavorare su tutte le 4 ore di approfondimento/integrazione con un doppio organico, che a sua volta consentirebbe di operare su classi spezzate o su attività in compresenza, o per gruppi di recupero o di sviluppo. E non è tutto: consentirebbe di vincolare nell’integrazione anche le discipline tecniche, di integrare queste a quelle scientifiche o, se si preferisce, di dividere le classi per modalità di apprendimento. Insomma sarebbero possibili varie soluzioni per potenziare un settore frequentato da alunni che tutti (in testa il Ministro, che segnalava con scandalo l’alto tasso di ripetenze nei primi tre anni del professionale) considerano più deboli. Consentirebbe di trasformare la quantità insostenibile del tempo nella qualità sostenibile di scelte più mirate ai bisogni degli alunni.
E per fare ciò non c’è bisogno di nuove norme ma di essere coerenti col testo della legge, che parla solo di riduzione dei carichi orari delle lezioni, non di quella degli organici o dell’offerta formativa.
C’è solo bisogno di saper dire di no al Moloch della politica dei tagli e delle economie di spesa.

Se il Ministero non avrà il coraggio di negare a questo Moloch le sue vittime sacrificali, non solo si sarà persa un’occasione, ma sarà chiaro che le parole usate nel testo della finanziaria sono solo la foglia di fico che copre la nuda realtà di un abbassamento dell’offerta formativa e di una politica di riduzione degli organici, diciamolo pure, non dissimile da quella della Moratti.
E sarà chiaro anche che, dopo il biennio iniziale degli istituti professionali, toccherà agli altri ordini di scuola. Come leggere diversamente, infatti, le parole del decreto Bersani, appena convertito in legge, che anche per gli istituti tecnici parla di un “ monte ore annuale delle lezioni sostenibile per gli allievi nei limiti del monte ore già previsto per i licei economico e tecnologico” e della “riduzione del numero degli attuali indirizzi” entrambi da attuarsi a partire dal 2009-2010?
Se le cose non stanno così il Ministero lo dimostri con i fatti, oggi stesso, iniziando col conservare ai professionali organici e risorse.

Last modified 2007-04-04 18:13
 

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