Iscrizioni primaria: tanto rumore per nulla?
Iscrizioni primaria: tanto rumore per nulla?
A proposito del tempo-scuola della scuola
primaria si sono sprecate le affermazioni da parte del Ministero della
P.I. sulla volontà di superare il cosiddetto “orario spezzatino”
(27+3+10) a favore di modelli organizzativi unitari. Il viceministro
Bastico qualche mese fa in un suo intervento dichiarava testualmente:
“Per l’organizzazione del tempo-scuola, vorremmo superare quella
diversificazione tra materie obbligatorie, materie obbligatorie
opzionali e materie facoltative, cioè quel sistema che vorrebbe creare
un’immagine di scuola somigliante a un supermarket, piuttosto che ad un
soggetto istituzionale con il proprio piano dell’offerta formativa”.
Sulla stessa lunghezza d’onda la Nota di indirizzo del 31 agosto affermava:
“… in relazione al tempo scuola previsto dagli ordinamenti (compresi
quindi i modelli a tempo pieno e a tempo prolungato), l’organizzazione
dell’orario scolastico e della suddivisione dei relativi compiti
didattici va ricondotta ad una coerenza ed unitarietà di impianto,
evitando la frammentazione in una miriade di attività.”
In
realtà la Circolare ministeriale sulle iscrizioni del 21 dicembre 2006
n.74 non cambia nulla rispetto al D.Lgs. 59/2004, attuativo della legge
53/2003, vale a dire la riforma Moratti. Né poteva essere diversamente,
visto che un decreto può essere modificato solo da un altro atto
legislativo. D’altra parte era proprio la stessa Bastico, nello stesso
intervento sopra citato, a riconoscere che “dal punto di vista
legislativo c’è un decreto attuativo (il 59/2004) al quale non è
possibile apportare le modifiche che la legge stessa aveva previsto se
effettuate, però, entro i diciotto mesi dalla sua entrata in vigore. I
tempi sono già scaduti, e per noi diventa complesso, se non
impossibile, agire in termini di correzione del decreto stesso”.
E
così infatti la CM 74, stretta tra le maglie della normativa vigente,
non può che confermare il tempo scuola previsto dall’art. 7 del D.lgs.
59. Abbiamo così, di fatto, confermate tre possibilità: il “tempo
ordinario”, vale a dire la quota obbligatoria delle 27 ore settimanali;
le 27 ore più eventuali altre 3 ore facoltative opzionali; il tempo
pieno a 40 ore (le precedenti 30 ore più 10 di mensa e postmensa). Fin
qui, dunque, niente di nuovo.
Ma il problema resta quello del
tempo pieno. Non a caso la CM 74 rinvia espressamente all’art.15 del
D.Lgs. 59 del 2004. Cosa diceva nella sostanza questo articolo? Poneva
di fatto un limite alle attività di tempo pieno, che non potevano
superare “il numero dei posti attivati complessivamente a livello nazionale per l’a.s. 2003/2004”, posti che, per gli anni successivi “possono essere attivati nell’ambito della consistenza dell’organico complessivo del personale docente”.
Il problema allora è tutto qui: le quote d’organico assegnate dagli Uffici scolastici regionali, “ai sensi dell’art.15 del D.Lgs. 59/2004”, saranno sufficienti a rispondere alle richieste di conferma e di nuova attivazione di classi a tempo pieno?
E
verrà assegnato il doppio organico alle sezioni di tempo pieno
istituite? Perché dev’essere chiaro che se non c’è “doppio organico”
non c’è tempo pieno. I due insegnanti per classe, per 40 ore
settimanali, sono un elemento “costitutivo”, “tipico” del modello
unitario di scuola a Tempo Pieno. Altra cosa è dover garantire 40 ore
di scuola con la copertura da parte di un numero ridotto di docenti,
come è stato in questi anni in molte situazioni. Il modello
organizzativo che ne esce è qualcosa di completamente diverso, di
frammentato, senza più la doppia titolarità dei docenti sulla classe e
senza compresenze.
Non ci sembra dunque che ci siano sostanziali
cambiamenti, a meno che non si inverta la tendenza ai tagli di organici
degli ultimi anni e si dia finalmente al tempo pieno quel che è del
tempo pieno.
Milano, 27 dicembre 2006
Gianni Gandola

