Cultura scuola persona. Verso le indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia e per il primo ciclo di istruzione.
Cultura scuola persona.
Verso le indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia
e per il primo ciclo di istruzione.
LA SCUOLA NEL NUOVO SCENARIO
In un tempo molto
breve abbiamo vissuto il passaggio da una società relativamente stabile
a una società caratterizzata da molteplici cambiamenti e discontinuità.
Questo nuovo scenario è ambivalente: per ogni persona, per ogni
comunità, per ogni società si moltiplicano sia i rischi che le
opportunità.
Gli ambienti in cui la scuola è immersa sono più ricchi di stimoli
culturali, ma anche più contraddittori. Oggi l’apprendimento scolastico
è solo una delle tante esperienze di formazione che i bambini e gli
adolescenti vivono e per acquisire competenze specifiche spesso non vi
è bisogno dei contesti scolastici. Ma proprio per questo la scuola non
può e non deve abdicare al compito di scoprire la capacità degli
studenti di dare senso alla varietà delle loro esperienze, al fine di
ridurre la frammentazione e il carattere episodico che rischiano di
caratterizzare la vita dei bambini e degli adolescenti.
L’orizzonte territoriale della scuola si allarga. Ogni specifico territorio possiede legami con le varie aree del mondo e con ciò stesso costituisce un microcosmo che su scala locale riproduce opportunità, interazioni, tensioni, convivenze globali. Anche ogni singola persona, nella sua esperienza quotidiana, deve tener conto di informazioni sempre più numerose ed eterogenee e si deve confrontare con la pluralità delle culture. Nel suo itinerario formativo ed esistenziale lo studente si trova a interagire con culture diverse, senza tuttavia avere strumenti adatti per comprenderle e metterle in relazione con la propria. Alla scuola spetta il compito di fornire supporti adeguati affinché ogni persona sviluppi un’identità consapevole e aperta.
Non dobbiamo però dimenticare che in questa situazione di potenziale ricchezza formativa permangono vecchie forme di analfabetismo e di emarginazione culturale. Queste si intrecciano con analfabetismi di ritorno, che rischiano di impedire a molti l’esercizio di una piena cittadinanza. Inoltre, la diffusione delle tecnologie di informazione e di comunicazione, insieme a grandi opportunità, rischia di introdurre anche serie penalizzazioni nelle possibilità di espressione di chi non ha ancora accesso a tali tecnologie. Questa situazione nella scuola è ancora più evidente. Allo stato attuale delle cose, infatti, le relazioni con gli strumenti informatici sono assai diseguali fra gli studenti come fra gli insegnanti.
Anche le relazioni fra il sistema formativo e il mondo del lavoro stanno rapidamente cambiando. Ogni persona si trova ricorrentemente nella necessità di riorganizzare e reinventare i propri saperi, le proprie competenze e persino il proprio stesso lavoro. Le tecniche e le competenze diventano obsolete nel volgere di pochi anni. Per questo l’obiettivo della scuola non può essere soprattutto quello di inseguire lo sviluppo di singole tecniche e competenze; piuttosto, è quello di formare saldamente ogni persona sul piano cognitivo e culturale, affinché possa affrontare positivamente l’incertezza e la mutevolezza degli scenari sociali e professionali, presenti e futuri. Le trasmissioni standardizzate e normative delle conoscenze, che comunicano contenuti invarianti pensati per individui medi, non sono più adeguate. Al contrario, la scuola può e deve realizzare percorsi formativi sempre più rispondenti alle inclinazioni personali degli studenti, nella prospettiva di valorizzare gli aspetti peculiari della personalità di ognuno.
In tale scenario, alla scuola spettano alcune finalità specifiche. La scuola deve offrire agli studenti occasioni di apprendimento dei saperi e dei linguaggi culturali di base; deve far sì che gli studenti acquisiscano gli strumenti di pensiero necessari per apprendere a selezionare le informazioni; deve promuovere negli studenti la capacità di elaborare metodi e categorie che siano in grado di fare da bussola negli itinerari personali; deve favorire l’autonomia di pensiero degli studenti, orientando la propria didattica alla costruzione di saperi a partire da concreti bisogni formativi.
La scuola realizza appieno la propria funzione pubblica impegnandosi,
in questa prospettiva, per il successo scolastico di tutti gli
studenti, con una particolare attenzione al sostegno delle varie forme
di diversità o di svantaggio. Questo comporta saper accettare la sfida
che la diversità pone: innanzi tutto nella classe, dove le diverse
situazioni individuali vanno riconosciute e valorizzate, evitando che
la differenza si trasformi in disuguaglianza; inoltre nel Paese,
affinché le penalizzazioni sociali, economiche, culturali non
impediscano il raggiungimento degli essenziali obiettivi di qualità che
è doveroso garantire.
CENTRALITÀ DELLA PERSONA
Le finalità della scuola
devono essere definite a partire dalla persona che apprende, con
l’originalità del suo percorso individuale e con l’unicità della rete
di relazioni che la legano alla famiglia e agli ambiti sociali. La
definizione e la realizzazione delle strategie educative e didattiche
devono sempre tener conto della singolarità di ogni persona, della sua
articolata identità, delle sue capacità e delle sue fragilità, nelle
varie fasi di sviluppo e di formazione. Lo studente è posto al centro
dell’azione educativa in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi,
relazionali, corporei, estetici, etici, spirituali. In questa
prospettiva, i docenti dovranno pensare e realizzare i loro progetti
educativi e didattici non per individui astratti, ma per persone che
vivono qui e ora, che sollevano precise domande esistenziali, che vanno
alla ricerca di orizzonti di significato.
Sin dai primi anni di scolarizzazione è importante che i docenti definiscano le loro proposte in una relazione costante con i bisogni fondamentali e i desideri dei bambini e degli adolescenti. È altrettanto importante valorizzare simbolicamente i momenti di passaggio che segnano le tappe principali di apprendimento e di crescita di ogni studente.
Particolare cura deve essere contemporaneamente posta alla formazione
della classe come gruppo, alla promozione dei legami cooperativi fra i
suoi componenti, alla gestione degli inevitabili conflitti indotti
dalla socializzazione. La scuola si deve costruire come luogo
accogliente, coinvolgendo in questo compito gli studenti stessi. Si
deve esplicitare l’importanza delle condizioni che favoriscono lo star
bene a scuola, al fine di ottenere la partecipazione più ampia dei
bambini e degli adolescenti a un progetto educativo condiviso. La
formazione di importanti legami di gruppo non contraddice la scelta di
porre la persona al centro dell’azione educativa, ma è al contrario
condizione indispensabile per lo sviluppo della personalità di ognuno.
La scuola deve porre le basi del percorso formativo dei bambini e degli
adolescenti sapendo che esso proseguirà in tutte le fasi successive
della vita. In tal modo deve fornire le chiavi per apprendere ad
apprendere, per costruire e per trasformare le mappe dei saperi
rendendole continuamente coerenti con la rapida e spesso imprevedibile
evoluzione delle conoscenze e dei loro oggetti. Si tratta di elaborare
gli strumenti di conoscenza necessari per comprendere i contesti
naturali, sociali, culturali, antropologici nei quali gli studenti si
troveranno a vivere e ad operare.
PER UNA NUOVA CITTADINANZA
La scuola persegue una
doppia linea formativa: verticale e orizzontale. La linea verticale
esprime l’esigenza di impostare una formazione che possa poi continuare
lungo l’intero arco della vita; quella orizzontale indica la necessità
di un’attenta collaborazione fra la scuola e gli attori extrascolastici
con funzioni a vario titolo educative: la famiglia in primo luogo.
Insegnare le regole del vivere e del convivere è per la scuola un
compito oggi ancora più ineludibile rispetto al passato, perché sono
molti i casi nei quali le famiglie incontrano difficoltà più o meno
grandi nello svolgere il loro ruolo educativo. La scuola non può
interpretare questo compito come semplice risposta a un’emergenza. Non
deve trasformare le sollecitazioni che le provengono da vari ambiti
della società in un moltiplicarsi di microprogetti che investano gli
aspetti più disparati della vita degli studenti, con l’intento di
definire norme di comportamento specifiche per ogni situazione.
L’obiettivo non è di accompagnare passo dopo passo lo studente nella
quotidianità di tutte le sue esperienze, bensì di proporre
un’educazione che lo spinga a fare scelte autonome e feconde, quale
risultato di un confronto continuo della sua progettualità con i valori
che orientano la società in cui vive.
La scuola perseguirà costantemente l’obiettivo di costruire un’alleanza
educativa con i genitori. Non si tratta di rapporti da stringere solo
in momenti critici, ma di relazioni costanti che riconoscano i
reciproci ruoli e che si supportino vicendevolmente nelle comuni
finalità educative.
La scuola si apre alle famiglie e al territorio circostante, facendo perno sugli strumenti forniti dall’autonomia scolastica, che prima di essere un insieme di norme è un modo di concepire il rapporto delle scuole con le comunità di appartenenza, locali e nazionali. L’acquisizione dell’autonomia rappresenta un momento decisivo per le istituzioni scolastiche. Grazie ad essa si è già avviato un processo di sempre maggiore responsabilizzazione condiviso dai docenti e dai dirigenti, che favorisce altresì la stretta connessione di ogni scuola con il suo territorio.
In quanto comunità educante, la scuola deve generare una diffusa
convivialità relazionale, intessuta di linguaggi affettivi ed emotivi,
ed essere anche in grado di promuovere la condivisione di quei valori
che fanno sentire i membri della società come parte di una comunità
vera e propria. La scuola può affiancare al compito dell’«insegnare ad
apprendere» anche quello dell’«insegnare a essere».
L’obiettivo è quello di valorizzare l’unicità e la singolarità dell’identità culturale di ogni studente. La presenza di bambini e adolescenti con radici culturali diverse è un fenomeno ormai strutturale e non può più essere considerato episodico: deve trasformarsi in un’opportunità per tutti. Non basta riconoscere e conservare le diversità preesistenti, nella loro pura e semplice autonomia. Si deve, invece, sostenere attivamente la loro interazione e la loro integrazione attraverso la conoscenza della nostra e delle altre culture, in un confronto che non eluda questioni quali le convinzioni religiose, i ruoli familiari, le differenze di genere. La promozione e lo sviluppo di ogni persona deve stimolare in maniera vicendevole la promozione e lo sviluppo delle altre persone: ognuno impara meglio nella relazione con gli altri. Non basta convivere nella società, ma questa stessa società bisogna crearla continuamente insieme.
Il sistema educativo deve formare cittadini in grado di partecipare
consapevolmente alla costruzione di collettività più ampie e composite,
siano esse quella nazionale, quella europea, quella mondiale. Non
dobbiamo dimenticare che fino a tempi assai recenti la scuola ha avuto
il compito di formare cittadini nazionali attraverso una cultura
omogenea. Oggi, invece, può porsi il compito più ampio di educare alla
convivenza proprio attraverso la valorizzazione delle diverse identità
e radici culturali di ogni studente. La finalità è una cittadinanza che
certo permane coesa e vincolata ai valori fondanti della tradizione
nazionale, ma che può essere alimentata da una varietà di espressioni
ed esperienze personali molto più ricca che in passato.
Per educare a questa cittadinanza unitaria e plurale ad un tempo, una
via privilegiata è proprio la conoscenza e la trasmissione delle nostre
tradizioni e memorie nazionali: non si possono realizzare appieno le
possibilità del presente senza una profonda memoria e condivisione
delle radici storiche. A tal fine sarà indispensabile una piena
valorizzazione dei beni culturali presenti sul territorio nazionale,
proprio per arricchire l’esperienza quotidiana dello studente con
culture materiali, espressioni artistiche, idee, valori che sono il
lascito vitale di altri tempi e di altri luoghi.
La nostra scuola, inoltre, deve formare cittadini italiani che siano
nello stesso tempo cittadini dell’Europa e del mondo. I problemi più
importanti che oggi toccano il nostro continente e l’umanità tutta
intera non possono essere affrontati e risolti all’interno dei confini
nazionali tradizionali, ma solo attraverso la comprensione di far parte
di grandi tradizioni comuni, di un’unica comunità di destino europea
così come di un’unica comunità di destino planetaria. Perché gli
studenti acquisiscano una tale comprensione, è necessario che la scuola
li aiuti a mettere in relazione le molteplici esperienze culturali
emerse nei diversi spazi e nei diversi tempi della storia europea e
della storia dell’umanità. La scuola è luogo in cui il presente è
elaborato nell’intreccio tra passato e futuro, tra memoria e progetto.
PER UN NUOVO UMANESIMO
Le relazioni fra il microcosmo personale e il macrocosmo dell’umanità e
del pianeta oggi devono essere intese in un duplice senso. Da un lato
tutto ciò che accade nel mondo influenza la vita di ogni persona;
dall’altro, ogni persona tiene nelle sue stesse mani una responsabilità
unica e singolare nei confronti del futuro dell’umanità.
La scuola può e deve educare a questa consapevolezza e a questa
responsabilità i bambini e gli adolescenti, in tutte le fasi della loro
formazione. A questo scopo si deve comprendere che il bisogno di
conoscenze degli studenti non si soddisfa con il semplice accumulo di
tante informazioni in vari campi, ma solo con il pieno dominio dei
singoli ambiti disciplinari e, contemporaneamente, con l’elaborazione
delle loro molteplici connessioni. E’ quindi decisiva una nuova
alleanza fra scienza, storia, discipline umanistiche, arti e
tecnologia, in grado di delineare la prospettiva di un nuovo umanesimo.
In tale prospettiva, la scuola potrà perseguire alcuni obiettivi, oggi prioritari.
Dovrà insegnare a ricomporre i grandi oggetti della conoscenza - l’universo, il pianeta, la natura, la vita, l’umanità, la società, il corpo, la mente, la storia - in una prospettiva complessa, volta cioè a superare la frammentazione delle discipline e a integrarle in nuovi quadri d’insieme. Dovrà promuovere i saperi propri di un nuovo umanesimo: la capacità di cogliere gli aspetti essenziali dei problemi; la capacità di comprendere le implicazioni, per la condizione umana, degli inediti sviluppi delle scienze e delle tecnologie; la capacità di valutare i limiti e le possibilità delle conoscenze; la capacità di vivere e di agire in un mondo in continuo cambiamento.
Dovrà diffondere la consapevolezza che i grandi problemi dell’attuale
condizione umana – il degrado ambientale, il caos climatico, le crisi
energetiche, la distribuzione ineguale delle risorse, la salute e la
malattia, l’incontro e il confronto di culture e di religioni, i
dilemmi bioetici, la ricerca di una nuova qualità della vita – possono
essere affrontati e risolti attraverso una stretta collaborazione non
solo fra le nazioni, ma anche fra le discipline e fra le culture.
Tutti questi obiettivi possono essere realizzati sin dalle prime fasi
della formazione. L’esperimento, la manipolazione, il gioco, la
narrazione, le espressioni artistiche e musicali sono infatti
altrettante occasioni privilegiate per apprendere per via pratica
quello che successivamente dovrà essere fatto oggetto di più elaborate
conoscenze teoriche e sperimentali. Nel contempo, lo studio dei
contesti storici, sociali, culturali nei quali si sono sviluppate le
conoscenze è condizione di una loro piena comprensione. Inoltre, le
esperienze personali che i bambini e gli adolescenti hanno degli
aspetti a loro prossimi della natura, della cultura, della società e
della storia sono una via di accesso importante per la
sensibilizzazione ai problemi più generali e per la conoscenza di
orizzonti più estesi nello spazio e nel tempo. Ma condizione
indispensabile per raggiungere questo obiettivo è ricostruire insieme
agli studenti le coordinate spaziali e temporali necessarie per
comprendere la loro collocazione rispetto agli spazi e ai tempi assai
ampi della geografia e della storia umane, così come rispetto agli
spazi e ai tempi ancora più ampi della natura e del cosmo.
Definire un tale quadro d’insieme è compito sia della formazione scientifica (chi sono e dove sono io nell’universo, sulla terra, nell’evoluzione?) sia della formazione umanistica (chi sono e dove sono io nelle culture umane, nelle società, nella storia?). Negli ultimi decenni, infatti, discipline una volta distanti hanno collaborato nel ricostruire un albero genealogico delle popolazioni umane e nel tracciare i tempi e i percorsi delle grandi migrazioni con cui il pianeta è stato popolato. La genetica, la linguistica, l’archeologia, l’antropologia, la climatologia, la storia comparata dei miti e delle religioni hanno cominciato a delineare una storia globale dell’umanità. Da parte loro, la filosofia, le arti, l’economia, la storia delle idee, delle società, delle scienze e delle tecnologie stanno mettendo in evidenza come le popolazioni umane abbiano sempre comunicato fra loro e come le innovazioni materiali e culturali siano sempre state prodotte da una lunga storia di scambi, interazioni, traduzioni. A loro volta, le scienze del vivente oggi allargano ancora di più questo quadro: le collaborazioni fra genetica, paleontologia, embriologia, ecologia, etologia, geologia, biochimica, biofisica, ci danno per la prima volta un quadro delle grandi tappe della storia della vita sulla terra e mostrano la stretta interdipendenza fra tutte le forme viventi.
L’elaborazione dei saperi necessari per comprendere l’attuale
condizione dell’uomo planetario, definita dalle molteplici
interdipendenze fra locale e globale, è dunque la premessa
indispensabile per l’esercizio consapevole di una cittadinanza
nazionale, europea e planetaria. Oggi la scuola italiana può proporsi
concretamente un tale obiettivo, contribuendo con ciò a creare le
condizioni propizie per rivitalizzare gli aspetti più alti e fecondi
della nostra tradizione. Questa ,infatti, è stata ricorrentemente
caratterizzata da momenti di intensa creatività - come la civiltà
classica greca e latina, la Cristianità, il Rinascimento e, più in
generale, l’apporto degli artisti, dei musicisti, degli scienziati,
degli esploratori e degli artigiani in tutto il mondo e per tutta l’età
moderna - nei quali l’incontro fra culture diverse ha saputo generare
l’idea di un essere umano integrale, capace di concentrare nella
singolarità del microcosmo personale i molteplici aspetti del
macrocosmo umano.

