Scuola aperta alla complessità o scuola mercificata e svenduta?
Scuola aperta alla complessità o scuola mercificata e svenduta?
Fioroni
parla di complessità, di ricerca di senso e di amore. La sua politica
scolastica finora è stata semplice, univoca e senza amore.
In
Italia più che l’insegnamento sono le politiche scolastiche degli
ultimi governi ad apparire senza un senso. Ma, a ben vedere, esaminando
tutti gli atti di queste, ci rendiamo conto che il senso c’è ed è
univoco: la privatizzazione dei saperi e i tagli alla scuola statale,
che si vuole costringere a reggersi con la questua dei potenziali
benefattori privati.
La scuola è sotto attacco, stretta tra
campagne mediatiche che amplificano carenze che dovrebbero essere
sanate da politiche di rafforzamento della stessa e cure che ottengono
all’opposto l’aggravamento della scuola che si dichiara di voler
rinforzare.
E’ sotto gli occhi di tutti la campagna sul bullismo.
Una scuola sotto i riflettori, dipinta come luogo di violenza e di
sopraffazione, dove tutto si farebbe tranne che studiare. Le soluzioni
proposte: una strana miscela composta da strumenti meramente repressivi
e tagli alle spese, sovraffollamento delle classi, diminuzione degli
insegnanti di sostegno, insufficiente assorbimento del precariato, ecc.
, cioè una cura che aggrava la situazione.
In occasione del
lancio annunciato delle nuove Indicazioni Nazionali, preceduto da un
lavoro super-segreto, secondo lo stile a cui ci ha abituati purtroppo
questo Ministero, sono venute fuori le consuete critiche alla scuola,
come se chi le pronunciava fosse stato immune da qualsiasi
responsabilità. Questa volta i docenti non si sarebbero accorti di
vivere in un mondo complesso per cui insegnerebbero con una didattica
unilaterale e trasmissiva, priva di domande di senso e per di più senza
infondere amore.(!)
C’è da restare davvero sbigottiti, se si pensa
come siano proprio i poteri forti del mondo globalizzato a voler
ridurre tutto alla propria logica e ad i propri interessi omologando
ogni cosa al pensiero unico. Sono proprio questi ultimi che vogliono
imporre in Europa e nel mondo una scuola privatizzata e disgregata in
piccole particelle-scuole indipendenti l’una dall’altra, deboli
finanziariamente e costrette a dipendere da donatori privati. La
politica di questo Ministero va esattamente in questo senso con i suoi
atti, tra i tanti il decreto sulle donazioni tanto più se collegato ad
i contemporanei tagli ai fondi delle scuole.
Al contrario, è
proprio dalla scuola che parte la sfida ad una lettura diversa del
mondo che affermi la molteplicità e la diversità, che sancisca il dato
che non si può ridurre il mondo a mercato e ad efficientismo. E’ dalla
scuola che parte una domanda di senso e una richiesta allo Stato di
mezzi e strumenti per poter continuare a ricercare in modo adeguato con
i propri alunni, per evitare che anche il nostro paese sia travolto
dalla violenza e dalla disperazione, diffusi proprio negli Stati dove
la Scuola statale è ridotta a rango di istituzione di serie b e, per di
più, è controllata dai privati che le fanno la “carità” di mantenerla.
Riguardo
al discorso dell’amore, c’è solo da indignarsi perché non credo che un
Governo dello Stato debba chiedere agli insegnanti di farsi missionari
al fine di non prendersi lui la responsabilità e la cura di docenti
all’altezza di un compito che è fondamentale per la vita del paese.
Credo
che finora solo l’amore per i propri alunni abbia spinto tanti
insegnanti a tenere alto il livello generale della scuola, nonostante
che i governanti abbiano fatto di tutto per distruggerla. Ma non si può
abusare di questi sentimenti!
Ci aspettavamo da questo governo,
dato il suo programma, l’immediata abrogazione delle Indicazioni
Nazionali ed il ripristino dei Programmi, aggiornandoli opportunamente.
Il
Ministro ha scelto, al solito, diversamente. Ha chiesto invece al
filosofo Edgar Morin di parlare del suo pensiero sulla globalizzazione
per lanciare le nuove Indicazioni nazionali. Tanto di cappello alla sua
elaborazione filosofica, tanto più quando parla di ricomposizione della
cultura, spezzettata in mille discipline specialistiche, sorde tra
loro. Ma il problema non consiste in ciò che pensa Morin. La questione
è che il discorso lanciato col documento “Cultura scuola persona. Verso
le indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia e per il primo
ciclo di istruzione”, vuole costituire, per quanto detto da Fioroni, la
cornice culturale delle nuove Indicazioni Nazionali che, per ciò che è
emerso finora, dovrebbero consistere negli enunciati dei livelli
essenziali delle competenze, che saranno fissati successivamente.
A questo punto sono da criticare nettamente tanto la cornice quanto il tipo di contenuto.
Morin
critica giustamente la frantumazione del sapere, ma non si pone il
problema di chi, a proposito di scuola, vuole frantumare e perché.
Aiuta la disgregazione:
1)
la didattica personalizzata, perché isola il bambino etichettandolo e
non lo considera in divenire nel contesto sociale in cui è inserito
(gruppo classe, scuola, amici, famiglia, ecc.) e lo priva della libertà
di apprendere con gli altri secondo modi e tempi propri (a differenza
della didattica individualizzata);
2) la divisione della
scuola in tante unità autonome, agenti separatamente senza programmi
comuni ma solo con obiettivi comuni relativi alle competenze, come
tante navicelle alla deriva che cercano di salvarsi dopo che si è fatta
affondare la nave, mutuando la suggestiva immagine suggerita nel 1990
dal ministro dell’Educazione belga Laurette Onkelinckx quando esortava
ad abbandonare “la pesante nave” dell’insegnamento diretto dallo stato
e a sostituirla con una “flotta di piccole navi più facili da
governare” ; [1]
3)
l’importanza pressoché unica attribuita alle competenze essenziali
nella valutazione degli apprendimenti, secondo una cultura aziendalista
che ha invaso tutti i settori e che, nel campo dell’istruzione può
produrre seri danni riducendo ciò che sa e sa fare l’allievo a mere
formulette fissate aprioristicamente, così come ci viene raccontato
dagli insegnanti provenienti da quei paesi in cui le scuole, basano la
propria attività sui test, come accade nelle Academy inglesi (scuole
pubbliche privatizzate, come si vuole fare da noi con le fondazioni). [2]
La libertà della scuola è salvaguardata quando si assicura la libertà d’insegnamento.
Alla sua base c’è l’indipendenza economica che può essere garantita
solo dal puro finanziamento statale e quando non si imponga ai docenti
la metodologia didattica da applicare come la personalizzazione
dell’insegnamento o altro. La democrazia nella scuola passa
attraverso l’assicurazione che vengano svolti gli stessi programmi in
tutto il territorio nazionale con tutte le commistioni multidisplinari
che si vogliono.
D’altra parte ci domandiamo quanto abbia
svolto in Italia in tal senso la scuola a tempo pieno e a tempo
prolungato a classi aperte e con le compresenze. Credo che avremmo da
insegnare all’Europa sotto questo aspetto molte cose!
[1] Los tres ejes de la mercantilización escolar (Niko Hirtt)
[2] Un'altra scuola è possibile. Notizie dalla scuola inglese. (Jane Basset)

