Scontro Fioroni-Aprea alla Camera
www.tuttoscuola.com - 29 giugno 2006
Scontro Fioroni-Aprea alla Camera
L'audizione del ministro dell'istruzione
Giuseppe Fioroni alla Camera, nella quale il nuovo responsabile di
Viale Trastevere ha fatto una panoramica dei problemi e dei programmi
sui quali lavorare, non ha mancato di offrire un acceso confronto con
il sottosegretario al Miur del Governo Berlusconi, Valentina Aprea.
Tra
i temi affrontati dal ministro dell'istruzione, il pieno inserimento
dei ragazzi disabili nelle strutture scolastiche è una priorità e, in
quest'ottica, "la specializzazione degli insegnanti di sostegno deve
essere pienamente valorizzata e sottratta al rischio che vada dispersa
per convenienze di vario tipo. Come primo intervento su quest'insieme
di problemi - ha detto il ministro - ritengo importante rimuovere il
bizzarro criterio di definizione dell'organico degli insegnanti di
sostegno che era stato introdotto recentemente che, con logica
tipicamente aziendalistica, calcolava il numero degli insegnanti di
sostegno necessari sul numero totale degli allievi invece che sul
numero degli allievi disabili".
Questo passaggio
dell'intervento del ministro ha scatenato le ire dell'ex
sottosegretario all'Istruzione, Valentina Aprea di Forza Italia, la
quale ha interrotto l'intervento di Fioroni e ha calorosamente invitato
il ministro a "non parlare di criteri aziendalistici, ma di un sistema
ragionieristico e statalistico". Ma questo non è stato l'unico botta e
risposta fra Fioroni e Aprea. Al termine dell'audizione del ministro,
infatti, l'ex sottosegretario ha tenuto una sorta di controrelazione
durata circa un'ora, ovvero quasi tutto il tempo dedicato al dibattito
della seduta. Una controrelazione nella quale Aprea ha difeso punto per
punto l'operato del precedente ministro, Letizia Moratti, che si è
conclusa con l'ennesimo scambio di battute con il ministro. "Voi - ha
detto l'ex sottosegretario - non vi rendete conto che state frenando
una macchina in corsa e che così va a sbattere". Pronta la replica del
ministro: "Sarebbe la prima volta in cui una macchina che viene frenata
va a sbattere, di solito si ferma".
"E' difficile fare tabula
rasa quando si tratta di cose scritte e non realizzate perché non
applicate o non applicabili". Così il ministro dell'Istruzione,
Giuseppe Fioroni, commenta, a margine della sua audizione in
commissione Cultura di Montecitorio, le accuse che il centrodestra gli
rivolge di voler distruggere completamente la riforma varata dal suo
predecessore, Letizia Moratti. "Credo - aggiunge Fioroni - che sia
corretto modificare tutto ciò che occorre per dare alla scuola certezza
e per dare dignità alla professione dei docenti e alla quotidianità di
cui i ragazzi hanno bisogno per avere le competenze che l'Europa
richiede. Per fare questo - spiega - va risistemata una riforma
annunciata come epocale, ma la cui epocalità è pari alla minimalità dei
risultati che ha raggiunto".
Per il ministro Beppe Fioroni, c'è
bisogno "di un ricambio generazionale" fra gli insegnanti e "anche di
una maggiore presenza nell'insegnamento di docenti maschi". C'è la
necessità di porre rimedio "all'altissimo numero di insegnanti precari,
che costituisce una emergenza di primaria importanza. La mortificazione
professionale - ha detto infatti il ministro - non è mai una buona
compagnia nel lavoro e tanto meno lo è in una professione che richiede
comportamenti attivi. La stabilizzazione progressiva del precariato -
ha aggiunto quindi il ministro - non è solo un problema ma anche una
risorsa e fa parte di una strategia che comincia ad essere molto
caldeggiata anche in ambito europeo ed internazionale: quella cioè di
rendere più attraente la professione di insegnante".
Per farlo
è necessario "procedere alla stabilizzazione progressiva degli
insegnanti precari sui posti disponibili e su quelli che via via si
libereranno per i pensionamenti e dar vita a un piano pluriennale che
consenta il contenimento della riproduzione del precariato agendo sui
criteri di assegnazione degli organici, sull'ampliamento delle aree
disciplinari di riferimento e su una gestione delle supplenze brevi da
parte delle autonomia scolastiche".
Nessuna ennesima riforma a
cui legare il suo nome, niente "stati generali" della scuola di tipo
verticistico. Il piano di lavoro del ministro dell'Istruzione, Giuseppe
Fioroni, illustrato ai membri della commissione Cultura della Camera
con un'ampia relazione di 24 cartelle, parte dalla scelta di vivificare
l'autonomia scolastica che ha definito "l'unica illuminata riforma
degli ultimi anni", ma "soffocata, mortificata e non implementata".
Per
il ministro l'autonomia scolastica costituisce "il quadro di
riferimento principale dei processi di innovazione e riqualificazione
di cui l'intero sistema educativo ha bisogno; ma pretendere di imporla
dall'alto, con atti dirigistici legislativi o amministrativi sarebbe un
grave errore". Per Fioroni la via giusta in un sistema fondato sulle
autonomie è quella di "attivare processi di trasformazione condivisi,
da un lato smontando, con il metodo del cacciavite ciò che li frena o
li ostacola, dall'altro mettendo in campo ciò che occorre perché quei
processi abbiano come traguardo una maggiore efficienza e una maggiore
equità".

