220 - 100=150 . . . . . .
di Mario Piemontese
Milano, 26/10/2006
220 - 100=150 . . . . . .
di Mario Piemontese
220 - 100=150 ......
.... i conti non tornano.Il 16 ottobre il viceministro per la Pubblica Istruzione Mariangela Bastico ha dichiarato: “ I dati che descriverebbero i tagli della finanziaria sulla scuola sono del tutto infondati”. Il riferimento è ai dati ripresi dal documento tecnico della legge finanziaria 2007 e pubblicati da Tuttoscuola.
Nella sua dichiarazione il viceministro non contesta assolutamente il riferimento ai dati forniti a proposito dei tagli di classi e di conseguenza di organico, che si verificheranno per effetto dell'aumento medio del rapporto alunni/classi che passerà dal 20,6 al 21,0.
Quindi questi tagli sono certi, non li mette in discussione neanche il viceministro.
Giusto per capirci facciamo un riassuntino.
Infanzia: il rapporto passerà dal 22,87 al 22,97 (+0,1) e l'effetto sarà 189 classi in meno e 379 docenti in meno.
Primaria: il rapporto passerà dal 18,57 al 18,97 (+0,4) e l'effetto sarà 2.925 classi in meno e 7869 docenti in meno.
Secondaria I grado: il rapporto passerà dal 20,92 al 21,32 (+0,4) e l'effetto sarà 1.443 classi in meno e 3.724 docenti in meno.
Secondaria di II grado: il rapporto passerà dal 21,96 al 22,56 (+0,6) e l'effetto sarà 3.124 classi in meno e 7.061 docenti in meno.
Per effetto della riduzione delle classi, il personale ATA subirà un taglio del 3%, che in assoluto equivale a 7.050 posti.
In totale abbiamo 7.682 classi in meno e 26.082 (19.032 docenti + 7.050 ATA) posti di lavoro in meno.
Solo questo, a parer mio, dovrebbe essere sufficiente a scatenare l'indignazione e la protesta di chiunque.
Ma naturalmente non è finita.
Il viceministro continua la sua dichiarazione dicendo che non si considerano tre scelte strategiche contenute nella finanziaria:
l’innalzamento dell’obbligo d’istruzione a 16 anni,
le sezioni primavera e
l’educazione degli adulti,
che determinano un aumento degli alunni e di conseguenza l'incremento degli organici.
Innalzamento dell'obbligo di istruzione a 16 anni.
Su questo tema si è già espresso ampiamente e in modo molto preciso Michele Corsi. Condivido pienamente le sue posizioni e aggiungo solo un paio di cose.
Il problema principale non è far iscrivere alla scuola superiore tutti gli studenti al termine della scuola media, il 98% già lo fa, ma piuttosto fare in modo che una volta iscritti a scuola gli studenti ci restino.
Qual è però la strategia del Governo, che a ragion del vero il problema della dispersione scolastica se lo pone?
Illuminanti sono le risposte che Fioroni sul Messaggero del 23 ottobre ha dato ad alcune domande.
Domanda 1. Sull'innalzamento dell'obbligo scolastico sono tutti d'accordo. Ma i fondi?
Risposta. “ I fondi ci sono. Tutti andranno a scuola fino a 16 anni a partire dal 2007 – 2008. La copertura per ora riguarda i primi quattro mesi, da settembre a dicembre, al resto provvederà la prossima Finanziaria. Abbiamo 220 milioni di euro da utilizzare per l'apertura pomeridiana delle scuole e per l'obbligo. Calcolando che 100 milioni verranno assorbiti dall'apertura pomeridiana e da qualche progetto di innovazione tecnologica almeno 150 milioni di euro andranno per intero all'obbligo”.
Prima di tutto se a 220 milioni ne sottrai 100 te ne restano 120 e non 150. Sarà una svista? Speriamo.
Nel documento tecnico che accompagna la finanziaria c'è scritto che vengono stanziati 370 milioni per il 2007 così distribuiti.
50 milioni per l'edilizia scolastica.
30 milioni per le innovazioni tecnologiche.
190 milioni per : obbligo di istruzione, apertura pomeridiana delle scuole e gratuità parziale dei libri di testo.
100 milioni per le scuole paritarie da destinarsi prioritariamente alle scuole dell'infanzia.
Se come dice il ministro per l'apertura pomeridiana delle scuole e le innovazione tecnologiche si prevede di spendere 100 milioni (70 + 30), allora per l'obbligo e la gratuità parziale dei libri di testo ne restano a disposizione 120 che non si sa come saranno distribuiti tra le due voci.
Salvo Intravaia su www.repubblica.it il 13 ottobre ha contato per il 2007, citando dati Istat, 30.000 studenti in più per effetto dell'innalzamento dell'obbligo di istruzione, aggiungendo che con l'attuale rapporto alunni/classi tale aumento della popolazione scolastica richiederebbe 2.800 cattedre in più e un costo di150 milioni circa. Visto però che il rapporto alunni/classi aumenterà dello 0,6 è evidente che serviranno meno di 150 milioni e meno di 2800 docenti. Non mi sembra che meno di 2.800 docenti in più possa rappresentare un grosso incremento di organico visto che per il solo effetto dell'aumento del numero di alunni per classe nella scuola superiore saltano 7000 posti.
L'innalzamento dell'obbligo di istruzione quindi non produrrà un aumento dell'organico, si realizzerà in classi sovraffollate e contribuirà ad aumentare il fenomeno della dispersione.
Domanda 2. Basteranno?
Risposta. “ Sì, ampiamente perché l'aumento di studenti nel biennio sarà solo del 2-3%, visto che già ora il 98% dei ragazzi prosegue gli studi. Tutto è finalizzato al recupero e alla lotta alla dispersione, tant'è che sono riuscito a finanziare con 240 milioni di euro anche i corsi triennali che danno un titolo di qualifica professionale”.
Siamo alle solite. Uno ti chiede di far qualcosa per tenere gli studenti a scuola, e tu rispondi predisponendo il piano per farli uscire o addirittura per evitare proprio che ci entrino.
Mai una volta che la scuola venga messa in discussione.
È questa scuola che genera dispersione e continuerà a farlo sicuramente se si aumentano il numero di alunni per classe e non si chiede alla scuola stessa di risolvere il problema. Invece la risoluzione del problema della dispersione viene affidato a soggetti esterni alla scuola e affrontato fuori dalla scuola. La scuola produce dispersi e la formazione professionale ne accoglie una parte. È quello che già succede da anni. Qual è la differenza tra il presente e il futuro che ci viene prospettato? Nessuna.
Sezioni primavera.
Cosa sono le sezioni primavera?
Sono sezioni aperte in scuole dell'infanzia che accolgono bambini di età tra 2 e 3 anni e in qualche modo compensano l'assenza sul territorio degli asili nido.
Esistono già le sezioni primavera o sono una novità assoluta di questo Governo?
Esistono già e sono per esempio molto diffuse in Emilia Romagna.
In quali scuole sono già state istituite le sezioni primavera?
In quelle paritarie. Provate ad inserire in un qualsiasi motore di ricerca “sezioni primavera”e date un occhiata a quello che salta fuori.
La questione “sezioni primavera” è legata all'anticipo nella scuola dell'infanzia e al finanziamento delle scuole paritarie.
Partiamo da un dato di fatto, il comunicato stampa della FISM (Federazione Italiana Scuole Materne) che raccoglie 8000 su 10.000 circa scuole materne paritarie presenti sul territorio nazionale, pubblicato qualche giorno dopo l'approvazione da parte del Governo della Finanziaria 2007.
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Comunicato Stampa
03 - 10 - 2006
FINANZIARIA 2007: LA FISM PARZIALMENTE SODDISFATTA CHIEDE IL RECUPERO TOTALE DELLO STANZIAMENTO TAGLIATO
Con riferimento alla proposta di legge finanziaria varata dal Governo la FISM, Federazione Italiana Scuole Materne, cui aderiscano 8.000 scuole dell'infanzia presenti in 4.800 Comuni italiani, dichiara parziale soddisfazione per il provvedimento che ripristina parte del fondo per le scuole paritarie drasticamente ridotto dal Governo Berlusconi.
E' indispensabile, infatti, che venga almeno recuperato tutto lo stanziamento tagliato, che, comunque, è rimasto invariato negli ultimi anni. Si augura vivamente che ciò avvenga con l'apertura del dibattito parlamentare sul provvedimento.
La FISM, conferma, con l'occasione, la disponibilità delle proprie istituzioni scolastiche a rispondere alle esigenze educative delle famiglie con le cosiddette "sezioni primavera”, dedicate ai bambini tra i 2 e 3 anni, ampliando un servizio qualificato, da anni già presente in alcune centinaia delle proprie scuole, con una propria specificità, da non confondere con quella propria della scuola dell'infanzia.
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Nel 2005-2006 gli anticipatari nella scuola dell'infanzia son stati circa 70 mila, di cui 40 mila in scuole dell'infanzia non statali. La finaziaria 2007 prevede l'abrogazione dell'anticipo nella scuola dell'infanzia (art. 2 del Dlgs n.59/04) e il finanziamento delle sezioni primavera utilizzando quanto stanziato dalla Legge n.53/03 per gli anticipi nella scuola dell'infanzia, vale a dire un po' più di 66 milioni all'anno. La finanziaria 2007 prevede inoltre 100 milioni di finanziamento alle scuole paritarie da destinarsi prioritariamente alle scuole dell'infanzia.
Il 97% dei bambini di età tra i 3 e 5 anni frequenta scuole dell'infanzia, ma solo il 58% in scuole statali, il resto frequenta scuole comunali o paritarie. Lo Stato non è presente su tutto il territorio con le sue scuole, non ha intenzione di esserlo e demanda ad altri l'offerta del servizio.
Come andrà a finire con le sezioni primavera?
È abbastanza probabile che saranno soprattutto le scuole paritarie ad aprire queste nuove sezioni vista la loro esperienza e la loro presenza sul territorio.
Quale aumento dell'organico produrrà l'istituzione di sezioni primavera?
A questo non so rispondere, ma sicuramente prevarrà l'aumento nelle scuole paritarie rispetto a quello nelle scuole statali o comunali.
Educazione degli adulti.
È chiaro ormai da tempo che nel nostro Paese il livello di scolarizzazione dei giovani dipende dal livello di scolarizzazione dei loro genitori. Più istruiti sono i genitori tanto più lo sono i figli. Fino a quando l'innalzamento dell'obbligo scolastico non produrrà i suoi effetti sull'innalzamento del livello di scolarizzazione della popolazione adulta è necessario fare in modo che questo già avvenga ricorrendo a percorsi scolastici non standard, altrimenti da questo circolo vizioso non se ne esce. L'educazione degli adulti ricopre quindi un ruolo fondamentale naturalmente sia per gli adulti stessi, ma anche per i loro figli.
La finanziaria 2007 riorganizza i CTP (centri territoriali permanenti per l’educazione degli adulti), da non confondere con i CPT (centri di permanenza temporanea), e i corsi serali, funzionanti presso le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, su base provinciale, li articola in reti territoriali e li ridenomina “Centri provinciali per l’istruzione degli adulti”.
Ma i soldi ci sono per finanziare i centri provinciali per l'istruzione degli adulti?
Sulla circolare ministeriale n. 45 del 9 giugno 2006 su gli organici di fatto a proposito di Eda (Educazione degli adulti) si legge quanto segue:
“In relazione alla limitata disponibilità delle risorse, saranno consentiti limitati incrementi di posti qualora ricorrano e siano debitamente motivate, le condizioni previste dall'attuale normativa.”
Sul resoconto dell'incontro che c'è stato quest'estate tra il viceministro Bastico e i sindacati confederali, pubblicato su www.flcgil.it il 19 luglio, si legge quanto segue:
“Per quanto riguarda le risorse, lo stanziamento a bilancio, conseguente ai tagli della scorsa finanziaria, è inferiore del 30% rispetto al 2005 e al momento non è possibile intervenire. Nella proposta di ripartizione del finanziamento di 8.640.000€ si privilegeranno i CTP (Centri Territoriali Permanenti per l’età adulta), per contenere il più possibile il danno causato da questo ingente taglio.”
Ai CTP sono andati 6 milioni, mentre ai corsi serali 1,5 milioni, 7,5 milioni in tutto.
Nella Finanziaria 2007 non si capisce neanche come e se CTP e corsi serali saranno finanziati. Il comma 11 dell'articolo 68 è poco chiaro:
11. Per gli interventi previsti dai precedenti commi, con esclusione del comma 3, è autorizzata la spesa di euro 220 milioni a decorrere dall’anno 2007. Su proposta del Ministro della pubblica istruzione, sono disposte, dal Ministro dell’economia e delle finanze, le variazioni di bilancio per l’assegnazione delle risorse agli interventi previsti dal presente articolo.
Il comma 3 è quello dell'edilizia scolastica e li vanno a finire 50 milioni, ma non dei 220.
Nei precedenti commi c'è anche quello relativo alle sezioni primavera, ma come abbiamo visto hanno un finanziamento previsto dalla Legge n.53/03.
Come detto prima 100 milioni saranno utilizzati in parte per l'apertura pomeridiana delle scuole (70 milioni) e in parte per le nuove tecnologie (30 milioni). Restano a questo punto 120 milioni che prima ho dichiarato interamente destinati a obbligo e parziale gratuità dei libri di testo, ma probabilmente una parte sarà destinata a CTP e corsi serali. Il finanziamento è quindi incerto.
Passiamo agli organici.
Al comma 9 dell'articolo 68 della Finanziaria 2007, quello appunto dell'Eda, si legge:
“Ad essi (CTP) è attribuita autonomia amministrativa, organizzativa e didattica, con il riconoscimento di un proprio organico distinto da quello degli ordinari percorsi scolastici, da
determinarsi in sede di contrattazione collettiva nazionale, nei limiti del numero delleautonomie scolastiche istituite in ciascuna regione e delle attuali disponibilità complessive di
organico.”
Quindi tutto avviene “nei limiti delle attuali disponibilità complessive di organico”.
Per intenderci: neanche un posto in più rispetto al presente.
Il viceministro prosegue affermando:
“Agli 8000 specialisti di lingua inglese nella scuola elementare non corrispondono posti in organico: si tratta di incarichi temporanei in attesa della formazione dei docenti titolari, così come previsto da normative vigenti. Quindi anche qui nessuna conseguenza sugli organici.”
Sulla questione specialisti di lingua inglese sul documento tecnico si legge quanto segue:
“La prospettata iniziativa consentirà di diminuire la spesa di personale supplente, grazie alla diminuzione del numero dei supplenti nominati in sostituzione dei predetti docenti specialisti, nella misura di 8.000 unità, a decorrere dal settembre 2007, per giungere alla cifra totale di 12.000 a decorrere dal settembre 2008. Poiché lo stipendio medio di un supplente annuale nella scuola primaria è di euro 29.147 lordo Stato, si conseguirà un risparmio pari a euro 77,7 milioni nel 2007, euro 272,0 milioni nel 2008 e euro 349,7 milioni a decorrere dal 2009, a valere sulla spesa sostenuta per le supplenze annuali.”
Il risparmio sarà prodotto dal fatto che non sarà più necessario pagare i “supplenti nominati in sostituzione dei predetti docenti specialisti. Non bisogna lasciarsi ingannare dal contenuto risparmio di 77,7 milioni relativo al 2007, perché è calcolato solo per gli ultimi quattro mesi dell'anno (settembre – dicembre) per 8.000 unità.
Quanto sostenuto dal viceministro nega completamente quello che c'è scritto sul documento tecnico.
A cosa dobbiamo credere, alle leggi o alle dichiarazioni?
Tra l'altro la dichiarazione del viceministro è stata pubblicata sul sito del ministero e quindi non è sicuramente il frutto della mala interpretazione di un giornalista.
Entriamo allora in dettaglio e vediamo per esempio la situazione di Milano e provincia per l'a.s. 2006/2007.
Fin da giugno il CSA attraverso circolari reperibili facilmente sul suo sito ha insistito molto con i dirigenti affinché utilizzassero il più possibile insegnanti “specializzati” e riducessero al minimo l'utilizzo di insegnanti “specialisti”. Per capirci un insegnante “specializzato” oltre ad insegnare inglese insegna anche altre materie, mentre un insegnante “specialista” insegna solo inglese.
Al termine di tutte le operazioni messe in atto dai dirigenti la situazione attuale è la seguente.
Organico specialisti lingua inglese a.s. 2006/2007
Organico di diritto: 466 posti.
Organico di fatto: 79 posti
Organico totale: 545 posti
Posti destinati a supplenze per specialisti lingua inglese a.s. 2006/2007
Supplenze fino al 31 agosto 2007: 114 posti.
Supplenze fino al 30 giugno 2007: 126 posti.
Totale supplenze: 240 posti.
Sicuramente ci sono quindi 545 – 240= 305 specialisti di ruolo. Se la figura dell'insegnante specialista sparirà vorrà dire che questi 305 insegnanti torneranno su un posto comune, di conseguenza ci saranno 305 supplenti in meno su posto comune. Naturalmente ci saranno anche 240 posti di supplenza in meno come insegnanti specialisti. Morale: 545 posti di lavoro in meno.
Anche se fosse falso quel che c'è scritto sul documento tecnico, sicuramente non sarebbe vero quel che dichiara il viceministro.
Indipendentemente dalla forte contraddizione esistente tra la dichiarazione del viceministro e quanto scritto sul documento tecnico, dalla dichiarazione si evince un messaggio spaventoso: non tocco l'organico, ma 8.000 supplenti che quest'anno lavorano il prossimo anno non lavoreranno più.
La manovra di abbandono dell'insegnante specialista per approdare all'insegnante specializzato parte dalla Legge Finanziaria 2005 targata Moratti – Berlusconi. Già dall'epoca il precedente Governo pensava ad una formazione a tappeto di tutti gli insegnanti delle scuole elementari per trasformarli tutti in specializzati di lingua inglese. Il progetto non è andato a buon fine perché non è stato finanziato o lo è stato solo in minimissima parte. L'attuale Governo riparte da lì, cioè dall'eredità della Moratti. Sulla Finanziaria 2007 si legge infatti:
“ai fini della compiuta attuazione di quanto previsto dall’articolo 1, comma 128, della
legge 30 dicembre 2004, n. 311, sarà adottato un piano biennale di formazione per i
docenti della scuola primaria, da realizzarsi negli anni scolastici 2007/2008 e 2008/2009, finalizzato al conseguimento delle competenze necessarie per l’insegnamento della lingua inglese. A tal fine, per un rapido conseguimento dell’obiettivo saranno attivati corsi di formazione anche a distanza, integrati da momenti intensivi in presenza;”
(Nella Legge popolare la norma citata della Finanziaria 2005 viene abrogata).
L'insegnamento della lingua inglese attraverso gli insegnanti specialisti non incide sull'organizzazione dell'insegnamento delle altre materie. Per intenderci un bambino del tempo pieno ha, semplificando, un insegnante di italiano, storia, geografia ..., un insegnante di matematica, scienze ... e un insegnante di inglese.
L'insegnamento della lingua inglese attraverso gli insegnanti specializzati invece incide sull'organizzazione dell'insegnamento delle altre materie. Anche qui per intenderci un bambino del tempo pieno ha per esempio, sempre semplificando, un insegnante di italiano, storia, inglese ..., un insegnante di matematica, scienze ... e un insegnante di geografia. Vale a dire si passa ad una modularizzazione del tempo pieno che modifica decisamente il modello perché va ad intaccare l'organizzazione di una delle due aree.
Il problema è stato qui solo accennato, bisognerebbe capire cosa potrà essere del tempo pieno senza specialisti e solo con specializzati.
Andiamo avanti.
Il viceministro prosegue affermando che:
“La riduzione da 40 a 36 ore settimanali degli istituti professionali è necessaria per ridurre l'eccesso di carico orario, quindi per ragioni didattiche ampiamente condivise, non per ragioni di risparmio. Infatti una parte delle ore ridotte costituirà organico funzionale a disposizione della scuola per la riduzione degli abbandoni e degli insuccessi scolastici.”
La riduzione di 4 ore del carico orario settimanale dei professionali va anche questa sotto la voce risparmio, non si può tanto girarci intorno.
4 ore in meno vogliono dire 2656 docenti in meno.
Così come si diceva prima un taglio di organico ha sempre delle conseguenze sul piano didattico. A tali conseguenze si è ben dedicato Michele Corsi ed evito di ripetere quanto da lui già scritto, visto che condivido pienamente la sua analisi e le sue conclusioni. Solo una una cosa vorrei aggiungere in riferimento proprio a quel che afferma il viceministro.
Il viceministro dice in sostanza che una parte dei docenti tagliati saranno recuperati ed entreranno a far parte dell'organico funzionale utilizzato soprattutto per combattere la dispersione scolastica. Fa specie leggere però nella Legge Finanziaria 2007 al comma 1 articolo 68, laddove si parla di obbligo di istruzione a 16 anni, che la lotta alla dispersione scolastica viene affidata a strutture formative che scuola non sono. Questo lascia pensare che il taglio di insegnanti nelle scuole professionali che ci sarà per effetto della riduzione dell'orario settimanale non rientrerà in seguito.
Per ultimo il vieministro si è dedicato al piano di assunzione dei 150.000 docenti precari e 20.000 ATA precari:
“Le 150.000 assunzioni di personale in ruolo nei prossimi 3 anni costituiscono un piano straordinario di stabilizzazione fondato su numeri reali e verificati: il solo turn over determinerà la disponibilità di oltre 30.000 posti all’anno per 3 anni, cioè 90.000, che si aggiungono ai posti ricoperti attualmente da personale precario che fanno superare largamente i 150.000 previsti.”
Proviamo a fare due conti.
Sul documento tecnico c'è scritto che nei prossimi tre anni si prevede che andranno in pensione 75.000 docenti e 20.000 ATA.
Quanti siano i posti coperti da personale docente precario non è dato saperlo con precisione, c'è chi dice meno di 40.000 e c'è chi dice più di 40.000. Noi diciamo 40.000. Arrotondando il numero di posti tagliati a 40.000, risulta che posti vacanti e tagli si annullano reciprocamente e che quindi le assunzioni si faranno praticamente solo sui posti che si libereranno per effetto del pensionamento, 75.000 appunto, cioè esattamente la metà delle assunzioni (150.000) che il Governo intende fare.
Per gli Ata invece è certo che i posti disponibili sono 80.000. Arrotondando il numero di posti tagliati a 7.000, il numero di posti disponibili sarà 73.000 e tale resterà perché le assunzioni si faranno praticamente solo sui posti che si libereranno per effetto del pensionamento(20.000).
Il risparmio in entrambi i casi sta tutto nel fatto che costa meno pagare un neoassunto piuttosto che chi è prossimo ad andare in pensione. Se poi si pensa che la prossima scadenza per il Governo dopo la Finanziaria, già a partire da gennaio, sarà la riforma delle pensioni, c'è poco da stare allegri.
Il viceministro nella sua dichiarazione sostiene tutt'altro. Prima di tutto che in tre anni si prevede che andranno in pensione 90.000 docenti e non 75.000 come si legge sul documento tecnico. In secondo luogo che i posti disponibili per i docenti superano le 60.000 unità e che quindi dopo 150.000 assunzioni avanzeranno anche dei posti. Che strano!
La cosa che più lascia perplessi sono i toni e l'arroganza con cui in quella dichiarazione vengono dette le cose. Sembra che nessuno al di fuori del Ministero ne capisca di scuola e sia in grado di leggere e commentare un documento tecnico. Troppa presunzione può far commettere degli errori.
Forse un maggiore ascolto potrebbe essere utile per la nostra scuola.
Milano, 26 ottobre 2006
Mario Piemontese
Di seguito trovate il testo della dichiarazione del viceministro.
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Finanziaria e scuola, dichiarazione del viceministro per la Pubblica Istruzione Mariangela Bastico
Roma, 16 ottobre 2006
"Sommare mele con pere costituisce un errore macroscopico, particolarmente grave quando si riferisce alla scuola, cioè a ragazzi, famiglie, insegnanti e dirigenti, ATA e precari che attendono l’assunzione in ruolo. I dati che descriverebbero i tagli della finanziaria sulla scuola sono del tutto infondati": è quanto dichiara il viceministro per la Pubblica Istruzione Mariangela Bastico a proposito delle cifre relative alla Finanziaria per la scuola presentate da Tuttoscuola e riportate sulla stampa.
"Innanzitutto - aggiunge il viceministro - non si considerano tre scelte strategiche contenute nella finanziaria: l’innalzamento dell’obbligo d’istruzione a 16 anni, l'avvio sperimentale delle sezioni primavera per i bambini dai 2 ai 3 anni e l’educazione degli adulti, che determinano un aumento degli alunni e di conseguenza l'incremento degli organici.
Si contabilizzano come tagli i docenti soprannumerari ed inidonei, che rimarranno invece negli organici del Ministero della Pubblica Istruzione e comunque nell'amministrazione statale.
Agli 8000 specialisti di lingua inglese nella scuola elementare non corrispondono posti in organico: si tratta di incarichi temporanei in attesa della formazione dei docenti titolari, così come previsto da normative vigenti. Quindi anche qui nessuna conseguenza sugli organici.
La riduzione da 40 a 36 ore settimanali degli istituti professionali è necessaria per ridurre l'eccesso di carico orario, quindi per ragioni didattiche ampiamente condivise, non per ragioni di risparmio. Infatti una parte delle ore ridotte costituirà organico funzionale a disposizione della scuola per la riduzione degli abbandoni e degli insuccessi scolastici.
Le 150.000 assunzioni di personale in ruolo nei prossimi 3 anni costituiscono un piano straordinario di stabilizzazione fondato su numeri reali e verificati: il solo turn over determinerà la disponibilità di oltre 30.000 posti all’anno per 3 anni, cioè 90.000, che si aggiungono ai posti ricoperti attualmente da personale precario che fanno superare largamente i 150.000 previsti.
Credo, dunque, che siano stati dati i "numeri al lotto" perché non è stata colta la scelta fondamentale che sta alla base della finanziaria per la scuola: le razionalizzazioni di un sistema così vasto e complesso sono possibili e doverose, ma intendiamo farle solamente in una prospettiva di innovazione e di riforma, in tempi medi (non meno di 3-5 anni).
Abbiamo escluso quindi i tagli con la scure, perché li riteniamo ingiusti ed inefficaci, ma nello stesso tempo siamo convinti di dover utilizzare, anche attraverso la valorizzazione dell’autonomia scolastica, al meglio, ogni euro, evitando ogni spreco.
Su queste scelte e non su numeri infondati, si aprirà il confronto in Parlamento con tutte le forze politiche, confronto dal quale auspichiamo possano arrivare ulteriori contributi e rafforzamenti per la scuola".
Last modified
2006-10-31 21:09

