Svegliamoci
Milano, 23/10/2006
Svegliamoci
di Michele Corsi
Nel mondo della scuola viviamo immersi in un tiepido torpore. Ci abbiamo messo un po' a comprendere che la campagna di stampa sul grave peso che incombe sugli alunni italiani, cioé l'eccesso di insegnanti (!), avrebbe portato a un qualche tentativo di sottrarre alla scuola un bel po' di grana. Poi è arrivato il primo documento del banchiere Padoa Schioppa, ministro del Tesoro, e abbiamo capito. Per fortuna i sindacati sono intervenuti subito e hanno detto: okkio, tornate indietro o sarà sciopero. Padoa Schioppa è parso arretrare, ha attribuito la stesura del documento a chi l'ha rivelato e non a chi l'ha scritto, e la finanziaria è stata varata, così ce la raccontavano, senza toccare la scuola. Abbiamo pensato: meno male che ci sono i sindacati, meno male che ci sono i "nostri" al governo. E, tirando un sospiro di sollievo, siamo tornati a occuparci ... del nostro lavoro, già mezzo esauriti ma felici di avere a che fare con bambini e adolescenti simpatici e non con adulti banchieri. Poi, tra una lezione da preparare e l'altra, andiamo a leggere tra le righe degli articoli della finanziaria, e poi la relazione tecnica di accompagnamento, e poi Tuttoscuola (una rivista di settore) fa quattro calcoletti e .... si scopre che dentro ci sono tutti i tagli che aveva già previsto e voluto il banchiere. La sottosegretaria all’istruzione Bastico replica stizzita ma in maniera furbetta, dal che deduciamo che è proprio così: la scuola la tagliano di bbbbrutto, come dicono quelli che hanno troppi insegnanti. Sì, lo so, facciamo un po' di fatica, dopo questi anni di resistenza alla Moratti, a rimetterci nell'ottica della “mobilitazione”. Vedo colleghi che si tappano le orecchie strisciando veloci lungo le pareti, altri che s'aggrappano speranzosi a dichiarazioni rassicuranti di qualche esponente paragovernativo, c'è gente che quando gliene parli sgrana gli occhioni e mormora "no: ancora!", e scappa, ho sentito altri pronunciare frasi mitiche del sinistrese: "il problema è altrove", scappando comunque pure loro.
No: il problema è qui, ed è grosso come una casa. Questo governo sta tagliando sulla scuola quanto il precedente.
Si
prevede l'innalzamento del numero di allievi per classe. Citiamo
testualmente la relazione tecnica: "la revisione dei criteri e dei
parametri deve comunque garantire l’obiettivo di portare la media
nazionale del rapporto alunni/classi dall’attuale valore di 20,6 al
valore di 21,0, a decorrere dall’anno scolastico 2007/2008. [...]
per la scuola materna un incremento medio di 0,1 per la primaria di
0,4, per la secondaria di primo grado di 0,4 e per la secondaria di
secondo grado di 0,6. La modifica dei parametri per la formazione delle
classi, come sopra illustrato, determina il seguente contenimento del
personale docente ed A.T.A" segue tabella con su scritto che le classi
"risparmiate" (dice proprio così) saranno 7.682, e i docenti
"risparmiati" saranno 19.032. Un numero di classi così non le aveva
"risparmiate" nemmeno la Moratti. Tutti quelli che nella scuola ci
vivono sanno cosa significa avere più alunni in classe. Alcuni
furbacchioni immaginano che l'opposizione a questa misura sia una
rivendicazione "sindacale": gli insegnanti vogliono lavorare di meno,
dicono. Invece stiamo parlando di interessi evidentissimi degli
studenti, e anche dei genitori, se ci tengono alla salute psichica dei
propri pargoli. Gli insegnanti infatti hanno dei mezzi molto semplici
per sopravvivere fisicamente ad una classe stracolma di studenti
urlanti: le bocciature (o il "riorientamento"), il terrore, l’abbandono
della fetta di allievi che non si ha più il tempo o l’energia di
seguire ... Non ci stancheremo mai di dire che la scuola è innanzitutto
un sistema di relazioni. Ebbene non vi può essere "relazione" se un
insegnante deve rapportarsi con un numero "ingestibile" di persone.
Tecnicamente è possibile, certo. Sotto il fascismo la media era di 60
allievi per classe, potremmo fare come allora, e tenere l'ordine con
bacchettate sulle dita e noci sotto le ginocchia. 60 allievi per classe
è lo stesso record detenuto dal Giappone, insieme, però, a quello dei
suicidi scolastici. Tutte le migliori teorie pedagogiche si infrangono
su questo semplice rapporto numerico: alunni-fratto-classe. Invito
qualsiasi riformatore illuminato ad entrare in una prima di un istituto
professionale colma di trenta e passa studenti. Ai ragazzi chiederemmo
gentilmente di restituircene gli ossicini. Meno classi significa più
cattiva didattica, e meno felicità. Non pensiamo che occorra rammentare
gli studi che attestano una relazione diretta tra successo scolastico e
numero di allievi per classe: è così ovvio pensarlo che appare buffo
che gli statunitensi si siano dati pena di dimostrarlo. E perché non è
parso ovvio al Ministero?
Si prevede l'innalzamento dell'obbligo
a 16 anni. Bene, era ora. Stavamo per divenire l'unico Paese al mondo
con l'obbligo ancorato ai 14. Ma l'articolo di legge che se ne occupa,
e più ancora varie interviste che l'hanno illustrato, ci hanno freddato
ogni entusiasmo. L'obbligo non è affatto "scolastico", ma può essere
assolto anche nella “formazione professionale”: certo, con controlli,
progetti, ecc. ecc. ma non nella scuola. Se ci siamo battuti per
l'innalzamento dell'obbligo è per tante ragioni che qui non
riassumiamo, ma una di queste era evitare che chiunque potesse scrivere
sul giudizio di terza media: "si consiglia un breve corso di formazione
professionale". Come dire: ovunque, ma non nella scuola. Volevamo
evitare che chiunque nei primi anni delle superiori potesse dire: "qui
non vai bene, meglio se ti 'riorienti'". In poche parole a noi non
piace che una gloriosa bandiera di cittadinanza come quella
dell'innalzamento dell'obbligo sia macchiata dalla creazione di un
"secondo canale" mascherato dove infilare tutti quelli in difficoltà.
Sappiamo molto bene che vi sono ragazzi con dei problemi scolastici
enormi, per questo la politica dovrebbe mirare a rafforzare la scuola
nella sua lotta per tenerli dentro, e non scaricarli fuori. Nessuno
riuscirà mai a dimostrare che un ragazzo in difficoltà "di vita"
(perché straniero, perché con una famiglia sfasciata alle spalle,
perché...) tragga giovamento dalla frequentazione di un corso ....
professionale. Che c'entra? Tra il problema e la soluzione non vi è
alcuna relazione. Se un adulto sta male gli si consiglia uno psicologo,
un gruppo di sostegno, il mare o la montagna, un nuovo amore, un bel
film, un assistente sociale, una birra, ma: NON un corso di formazione
professionale! E perché per un adolescente dovrebbe essere diverso?
Pensiamo che la formazione professionale abbia un grande ruolo
nell'aggiornamento delle competenze dei lavoratori, nella
qualificazione postobbligo, ecc. Ma non si capisce perché dovrebbe
avere voce in capitolo nell'integrare ragazzi con qualche problema in
più, e molte potenzialità da scoprire.
I due punti di cui sopra
in qualche modo si tengono. L'innalzamento dell'obbligo porterà gente
alla formazione professionale, ma altra nella scuola pubblica (nella
quale si annoverano anche gli istituti professionali). Sospettiamo che
sia questa la ragione che ha spinto i sostenitori della finanziaria a
dichiarare che l'innalzamento dell'obbligo sarebbe a "costo zero": i
neo-obbligati andrebbero semplicemente ad aumentare il numero degli
allievi nelle classi che ci sono. Non a caso il più consistente aumento
del numero di allievi per classe è previsto nelle scuole superiori. Il
costo per le casse dello stato sarà senz'altro zero, ma non per gli
studenti. Avremo classi prime ancora più affollate, e con ragazzi che
avrebbero bisogno di essere seguiti di più e invece lo saranno di meno.
Ma la soluzione il ministero ce l'ha. E qui tocchiamo il fondo. La
finanziaria prevede che il numero di bocciati alle superiori debba
diminuire per legge. Naturalmente non per il bene dei ragazzi, ma per
attuare un "risparmio". Da non crederci, ma la trovata di questi
ragionieri della pedagogia è la seguente: se un ragazzo ripete un anno,
la sua eccessiva "permanenza" nella scuola ("permanenza" = spesa)
diventa un costo in più per lo stato. Per cui la "permanenza media"
degli studenti italiani nella scuola deve diminuire. Citiamo: "al fine
della stima del risparmio, è stata considerata una riduzione del 10%
del numero di ripetenti dei primi due anni di corso della scuola
secondaria di secondo grado" dal che se ne ricava un "risparmio" di 644
classi e di 1.455 docenti. Godiamoci il quadretto complessivo:
aumentano gli allievi per classe, arrivano anche i neobbligati,
diminuiscono classi e docenti, si scoraggiano le bocciature. Ma.... ed
ecco, questo non c'è scritto ma lo sospettiamo, c'è pur sempre la
formazione professionale. E torniamo al punto sopra. Naturalmente c’è
anche la frase di rito in cui si parla di "idonei interventi
finalizzati al contrasto degli insuccessi scolastici", ma,
misteriosamente, per questa voce di capitolo ... non si quantificano i
soldi.
Il destino degli studenti degli istituti professionali
sta molto a cuore al banchiere. Per “combattere la dispersione”, cioé
le bocciature, la finanziaria impone la riduzione delle ore nei
professionali da 40 a 36. La totalità degli studiosi del mondo della
scuola sa già da tempo, sulla scorta di dati statistici inoppugnabili,
quali sono le ragioni che portano ad un maggior numero di bocciature
nei professionali rispetto ai licei: la scelta della scuola dipende in
ultima analisi e in maniera preponderante dalla classe sociale e dal
livello di scolarizzazione dei genitori dello studente. Ed è questa
estrazione a rendere più difficoltoso il percorso scolastico. Dunque:
che diavolo c'entra il numero di ore che questi ragazzi passano a
scuola con l’alto tasso di selezione di cui sono vittime? O si pensa
forse che le 4 ore che gudagnano le sfrutteranno per correre a casa a
studiare? Se questa fosse la logica dovremmo consigliare i figli degli
immigrati ad iscriversi ai licei classici, così si farebbero le loro 25
orette, e sarebbero senz'altro promossi! Quei ragazzi, non quelli dei
licei che hanno a disposizione genitori in grado di aiutarli o soldi
per lezioni private, hanno bisogno di più scuola, non di meno scuola.
Certo, ci vorrebbe una scuola che tenesse in maggior conto le loro
esigenze e dunque con MENO alunni per classe, con PIU' risorse per
seguirli meglio e con maggiore competenza. Quindi l'opposto di quel che
si vuol fare. L’aspetto grottesco infatti è che la finanziaria si
preoccupa di tagliare ore di scuola per “salvare” studenti che… getta
in classi strapiene e con meno insegnanti! Ma è del tutto inutile
cercare una qualche coerenza pedagogica in una logica da banchieri. La
relazione tecnica ci illumina sulla ragione ultima di tanta
preoccuazione per gli studenti dei professionali: "la rideterminazione
in diminuzione dei carichi orari settimanali delle lezioni, da 40 a 36
ore per le prime due classi, permetterà di diminuire il numero di
docenti necessari a coprire le esigenze di insegnamento negli istituti
professionali. Per conseguenza, si determinerà una minore spesa pari a
euro 27,6 milioni nel 2007 e euro 82,8 milioni a decorrere dal 2008" e
il "risparmio" di 2.654 docenti.
Nella finanziaria salta il
vincolo numerico (1/138) nella determinazione del numero di insegnanti
di sostegno all'handicap. Scrivono che ci si baserà sui "bisogni
effettivi". Però. Sappiamo che sul sostegno gravano le forbici dei
"risanatori" dei conti pubblici, quelli che sanno molto di banche e
poco di vita. In fondo, pensano a denti stretti, si risparmierebbe di
più se si facesse come in altri Paesi: i disabili in classi separate,
ad esempio. Oppure il sostegno nelle mani di cooperative. O ... che si
arrangino. Togliere dunque quella rigidità ci allarma: chi stabilirà i
bisogni effettivi? I banchieri o i disabili?
Infine ci si
impegna in un piano di assunzioni di docenti ed ata. Anche qui: stiamo
parlando di un punto di carattere "sindacale"? No, la precarietà dei
docenti ed ata non è negli interessi dei bambini e degli adolescenti.
Hanno bisogno di figure stabili di riferimento, di continuità
didattica, di un corpo docenti che cresce in una scuola accumulando
saperi ed esperienze. La progressiva precarizzazione degli insegnanti
sta depauperando le scuole di un sapere pedagogico dal basso che solo
un collettivo stabilizzato può costruire nel tempo. Le assunzioni
saranno in realtà inferiori alla somma delle uscite per pensionamento e
alle presenze precarie, gravemente danneggiate queste ultime, anche
dalla prevista abolizione delle graduatorie permanenti entro il 1
settembre 2010.
Sento dire qua e là: in questa finanziaria c'è
del buono e c'è del cattivo, questo ci piace e questo no. Non mi
pronuncio sul resto, sulla scuola però non possiamo accontentarci di
quello che la finanziaria ha evitato di tagliare. Cerchiamo di renderci
conto dell'evidenza: questa finanziaria si regge sui pesanti tagli alla
scuola pubblica (con annesso aumento degli stanziamenti per le
private). Ma non è esattamente l'opposto di quel che dicevano in
campagna elettorale? Ciò che trovo francamente irritante poi, è che ci
tocca pure fare il solito mestiere di spulciatori di numeri, altrimenti
ci fregano di nascosto. Fanno i pesci in barile, negano l'evidenza. Che
palle! Ancora!
Credo che ci sia un po' di gente che debba
assumersi delle responsabilità. Il documento del direttivo scuola della
Cgil (quelli di Cisl e Uil mi paiono più sfumati) pur all'interno della
logica del "questo è buono e questo no", assume un giudizio assai duro
verso la finanziaria. Bene. Verrebbe da dire però: quindi? Che fa?
Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero dell'università e della
ricerca per il 17 novembre, nonostante qesti settori siano colpiti
molto meno della scuola. E la scuola? Ho l'impressione che i dirigenti
Cgil si siano posti nell'ottica di "aiutare" Fioroni a rimediare
qualche soldino in più da Padoa Schioppa. Però l'andamento della
discussione sulla finanziaria l'ha dimostrato chiaramente: ottengono
qualcosa solo quelle entità sociali che sono in grado di mettere in
campo la propria forza contrattuale, con grinta e determinazione. Se la
scuola sta zitta, e parla Fioroni, dubitiamo che il banchiere molli il
suo osso. Ci sono poi i partiti dell'Unione. Alcuni di questi hanno
anche sostenuto la nostra legge popolare, altri no, ma li abbiamo tutti
sentiti assicurare che una volta al governo avrebbero riversato fiumi
di risorse nella scuola pubblica. Domandiamo: che stanno facendo? Che
dicono? Sappiamo che molti di questi politici si stanno battendo ora
nelle commissioni per far passare emendamenti o altro. Bene. Però
qualcosa, scusate, non ha funzionato. Siete entrati nella stanza dei
bottoni: bene, però, allora, schiacciateli quei bottoni, o per lo meno
sbirciate quel che schiacciano gli altri. E' mai possibile che dobbiamo
venire a sapere di come stanno le cose da Tuttoscuola???? Se non usciva
Tuttoscuola: Liberazione, Il Manifesto e L'Unità non si accorgevano di
un cacchio? Una qualche indicazione i gruppi politici che sappiamo
sinceramente critici verso la finanziaria non potrebbero darla ai
propri giornalisti, dirigenti locali, militanti? Sono tutti lì a
cercare di dimostrare che si tratta di una finanziaria lotta di classe
contro i ricchi! Ma andiamo! Come si fa a non capire che la famosa ala
radicale dell'Unione non conta un belìn se nelle piazze non si sviluppa
una pressione contraria a quella esercitata da Confindustria e
banchieri? E certo questa dinamica non potrà essere favorita da partiti
intenti a dimostrare di avere già ottenuto il massimo, e che se si
contesta poi torna Berlusconi o vengono cacciati dal governo a
vantaggio di una grande coalizione: lo saranno di sicuro se ci si
accorgerà che non riescono ad essere la voce di alcuna forma di
protesta dal basso.
Il prossimo appuntamento, per quel che mi
riguarda, è il 17 novembre, sciopero dell'Università e della ricerca
indetto da Cil, Cisl e Uil e, per la scuola, indetto dai sindacati di
base. Se i sindacati confederali non offriranno alternative di lotta,
quella è la giornata da costruire per far sentire la voce della scuola,
indipendentemente dalla tessera che si ha in tasca.

