MOZIONE APPROVATA DAL COLLEGIO DEI DOCENTI DELL'IIS "MEUCCI" DI CARPI
MOZIONE APPROVATA DAL COLLEGIO DEI DOCENTI DELL'IIS "MEUCCI" DI CARPI
l collegio docenti dell’IIS “Meucci” di Carpi, riunito il giorno 19 febbraio 2007, esprime il proprio profondo disagio e la propria indignazione:
• per i recenti provvedimenti sulla scuola pubblica
• per la campagna mediatica contro i docenti e contro il sistema pubblico statale di istruzione-
cui non è stata data adeguata risposta da parte del Ministero della
Pubblica Istruzione, che dovrebbe constatare nelle scuole quali siano
le reali condizioni di lavoro e quali le risorse assegnate, oltre che
riconoscere e valorizzare le buone pratiche che sono presenti grazie
all’impegno, spesso non riconosciuto, di molti docenti.
Dopo
aver creduto nella possibilità di una crescita qualitativamente
uniforme del servizio di istruzione pubblica sul territorio nazionale,
nel definitivo accantonamento del processo di aziendalizzazione delle
scuole e nella possibilità di un sensibile miglioramento delle
condizioni di lavoro, ci troviamo di fronte a:
1) aumento del
numero di alunni per classe. Si parla tanto di qualità
dell'insegnamento, ma sovraffollando le classi di fatto si otterrà
l'effetto opposto e cioè lo scadimento dell'offerta formativa ed una
minore capillarità nel controllo delle effettive conoscenze e abilità
maturate dagli alunni;
2) scuole pubbliche trasformate, o in via di trasformazione, in “fondazioni”.
Le donazioni che il Ministro Fioroni vorrebbe favorire comporteranno
ulteriori diminuzioni degli stanziamenti statali per le scuole
pubbliche. Tali donazioni sembrano costituire un tentativo di
“privatizzare” la scuola, visto che si accompagnano all'immissione di
imprese e privati vari negli organi di gestione delle scuole;
3) consigli di istituto trasformati, o in via di trasformazione, in consigli di amministrazione in cui, propone il Ministero, trovino posto rappresentanti degli enti locali e delle aziende private;
4) finanziamenti fortemente ridotti per il funzionamento ordinario e l’azione didattica.
Visto che le entrate fiscali sono in aumento, ci aspetteremmo che si
smettesse di tagliare risorse alla scuola pubblica e che si cominciasse
piuttosto ad investire nell’istruzione, come persino il tanto citato
programma di Lisbona ci chiederebbe di fare. Invece, prosegue questa
politica scolastica umiliante nei confronti degli operatori del
settore, degli studenti e dei loro genitori;
5) scuole trasformate in progettifici, perché l’unico modo per ottenere finanziamenti
è quello di sfornare progetti destinati ad essere spesso poco efficaci
e fortemente condizionanti per l’attività didattica. Ma non è con i
progetti che si realizza un serio ripensamento della didattica e dei
contenuti curricolari.
Noi tutti e tutte siamo coscienti che non
sia possibile continuare a insegnare in queste condizioni. Sono
umilianti per noi e dannose per gli studenti.
Secondo i mezzi di
informazione, la scuola pubblica dovrebbe farsi carico di qualunque
forma di disagio sociale e di qualunque aspetto dell’azione educativa,
supplendo all’assenza di altri agenti (gli enti locali, la famiglia…).
E mentre le si assegna questo compito improbo, si pensa che la
soluzione ideale sia tagliare le risorse alle scuole e ridurre il
personale, aumentando il numero di alunni per classe e riducendo
fortemente il numero degli interventi di sostegno per l’integrazione
degli alunni migranti e degli alunni diversamente abili.
In cambio,
ci piovono addosso progetti di ogni genere, con finanziamenti anche
consistenti, che ci inducono a stipulare convenzioni con centri di
formazione professionale.
Noi riteniamo che la riforma degli istituti tecnici e professionali non possa in alcun modo essere disgiunta da un serio ripensamento del biennio in senso unitario, che è l’unica reale risposta all’elevamento dell’obbligo scolastico a 16 anni.
In
questi ultimi 10 anni nella scuola superiore abbiamo assistito ad una
serie di operazioni di riforma quantomeno avventate, che hanno avuto
come unico effetto quello di snaturare completamente il sistema di
istruzione superiore, provocando un’emorragia di studenti e di
studentesse dai tecnici ai licei e dai professionali ai tecnici e
mandando di fatto in tilt l’azione didattica dei docenti, il sistema
educativo e quello produttivo di conseguenza. Ci troviamo di fronte ad
un incredibile impoverimento culturale e ad una trasformazione dei
linguaggi e dei valori di riferimento che la scuola non è in grado,
nelle attuali condizioni, di affrontare adeguatamente. E tutte le
sperimentazioni positive in tal senso non solo non vengono incentivate
e sostenute, ma ignorate e cancellate.
La scuola potrebbe
trovare le soluzioni adeguate in un profondo quanto indispensabile
processo di autoriforma. Peccato che invece di sostenerla in questo
difficile compito, si sia cominciato a tagliare drasticamente i fondi e
ridurle il personale.
All’accresciuta complessità della
popolazione scolastica sono state corrisposte sempre meno risorse ed un
carico sempre più pesante di lavoro a causa delle cattedre a 18 ore, che tra l’altro hanno completamente reso impossibile la continuità didattica e separato insegnamenti tradizionalmente e motivatamente unificati.
Nel contempo, abbiamo assistito all’arrivo di molti alunni migranti, spesso bisognosi di una prima alfabetizzazione, e ci siamo trovati del tutto impreparati e spesso impossibilitati ad attivare adeguate strategie d’intervento.
Sono aumentati gli alunni disabili, ma le risorse sono molto scarse e le attrezzature spesso difficilmente accessibili.
Si prevedono nuovi e pesanti tagli ai docenti di sostegno come
conseguenza dell'attuazione delle norme sull' accertamento dell'
handicap previste dalla finanziaria di due anni fa: sono stati tolti
psicologi e assistenti sociali e aumentati i medici, i quali accertano
in termini clinici il livello dell’handicap, senza tenere conto della
concomitanza di fattori di disagio sociale. Come per miracolo si stanno
dimezzando i ragazzi bisognosi del sostegno e dell’integrazione
scolastica!!!
Sono questi alcuni dei motivi di forte
preoccupazione per la sorte delle scuole pubbliche che, in questo modo,
legheranno il loro destino non ad una programmazione di lungo periodo
da parte dello Stato bensì alla capacità delle singole
“scuole-fondazioni” di coltivare i rapporti con gli sponsor, in un
clima di competizione sempre più acceso per assicurarsi le poche
risorse disponibili.
Al contrario, dovrebbero essere incentivate
tutte quelle azioni ed occasioni che rendano possibile il confronto e
la ricerca-azione fra scuole di uguale e diverso ordine e grado e che
consentano alle esperienze positive di circolare e divenire patrimonio
comune, e a quelle negative di non ripetersi.
Alla luce di queste considerazioni,
il collegio chiede al Ministro della Pubblica Istruzione di esplicitare
con estrema chiarezza il modello di scuola pubblica a cui fa
riferimento e aprirsi al confronto, su temi così delicati, con il mondo
della scuola, prima di proseguire in nome di una presunta autonomia
sulla strada di una “liberalizzazione” che rischia seriamente di
tradursi solo in caotica e dannosa frammentazione.
Carpi, 19 febbraio 2007
Presenti 75
Favorevoli 67
Contrari 2
Astenuti 6

