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Verbale della seduta del giorno 11 ottobre della VII Commissione Cultura della Camera

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Durante la seduta sono stati approvati il parere sullo schema di decreto relativo alla formazione dei docenti, che non è cambiato rispetto allo schema di parere del 6 ottobre, e il parere sullo schema di decreto relativo al II ciclo che è cambiato rispetto allo schema di parere del 6 ottobre perché questa volta è stata data un'indicazione al Governo molto chiara per quanto riguarda la sperimentazione a partire dal 2006.

VII Commissione - Resoconto di martedì 11 ottobre 2005

 

SEDE REFERENTE

Martedì 11 ottobre 2005. - Presidenza del presidente Ferdinando ADORNATO.

La seduta comincia alle 9.15.

[……]

 

ATTI DEL GOVERNO

Martedì 11 ottobre 2005. - Presidenza del presidente Ferdinando ADORNATO, indi del vicepresidente Domenico VOLPINI, indi del vicepresidente Guglielmo ROSITANI. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca Valentina Aprea.

La seduta comincia alle 9.35.

Schema di decreto legislativo in materia di formazione degli insegnanti, ai fini dell'accesso all'insegnamento.
Atto n. 530.
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole con condizioni e osservazioni).

La Commissione prosegue l'esame, rinviato, da ultimo, il 6 ottobre 2005.

Alba SASSO (DS-U) esprime un giudizio di inadeguatezza in ordine al provvedimento in titolo, rilevando che la Conferenza unificata ha su di esso espresso parere negativo, nonché la mancata intesa sull'articolo 2, comma 5, le cui previsioni sono considerate in violazione delle competenze regionali, chiedendone lo stralcio, con ottenimento di un preciso impegno politico in tal senso del rappresentante del Governo, nella seduta del 28 luglio 2005.
Con riguardo al contenuto specifico del testo in oggetto, intende preliminarmente soffermarsi sui contenuti dell'articolo 1, comma 2, dichiarando di non condividere il richiamo ivi previsto ai princìpi deontologici che devono ispirare la funzione docente, stante la genericità di tale formulazione, suggerendo che si faccia piuttosto riferimento ad un'espressione che abbia una connotazione meno moralistica e una valenza più concreta, richiamando i princìpi costituzionali e le finalità stabilite dagli ordinamenti vigenti.
Esprime altresì notevoli perplessità in ordine al sistema della formazione del corpo docente ivi contemplato, ritenendo che si assista ad un grave smantellamento di quel proficuo rapporto tra la scuola e l'università instauratosi faticosamente e poi gradualmente consolidatosi in maniera efficace nel corso degli anni, atteso che si prevede che il periodo di tirocinio sia espletato con la supervisione delle istituzioni universitarie. Considera inoltre singolare e preoccupante che l'ottenimento dell'abilitazione avvenga prima dell'inserimento nella scuola, tramite il cosiddetto anno di applicazione, con la conseguenza che la vera e propria esperienza diretta sul campo viene posta in essere tardivamente. Nel reputare il percorso formativo prefigurato farraginoso e contrario a quanto previsto nei Paesi dell'Unione europea, in cui si privilegia il rapporto con la scuola anche nel periodo della formazione, coglie altresì l'occasione per manifestare viva preoccupazione in ordine alla mancanza di qualsiasi misura per gestire la fase transitoria, ritenendo che tale omissione sia suscettibile di avere ricadute nefaste, comportando inevitabilmente l'accantonamento delle esperienze passate e delle professionalità acquisite da parte dei soggetti operanti nel panorama scolastico che vivono da tempo in una situazione di precarietà e attendono una definizione stabile del proprio importante ruolo svolto a favore della collettività discente.
Nel segnalare peraltro come il provvedimento in oggetto proponga una ripartizione dei crediti didattici che vede un'assoluta prevalenza degli insegnamenti disciplinari rispetto a quelli pedagogico-professionali, ritiene che ciò non possa essere in alcun modo il criterio regolatore di una formazione professionale di insegnanti destinati ad operare nelle scuole dell'infanzia e in quelle primarie, che hanno, al contrario, necessità di possedere una solida base di tipo pedagogico.
Ritiene altresì inaccettabile che i corsi di laurea magistrale siano finanziati con i proventi derivanti dal pagamento delle tasse e dei contributi a carico esclusivamente dei corsisti, paventando il rischio di un considerevole aumento delle tasse, che potrebbe scoraggiare gli studenti motivati, ma economicamente deboli, dall'intraprendere il complesso percorso della carriera docente.
Considera inoltre errato l'automatismo tra formazione e reclutamento, ritenendo che si sconfini in un ambito di pertinenza contrattuale e che d'altronde sia difficilmente determinabile in termini concreti il reale fabbisogno di personale delle diverse scuole.
Esprime infine il fermo convincimento che il passaggio al nuovo sistema di formazione debba avvenire nel rispetto delle professionalità acquisite e delle competenze raggiunte dai soggetti che possiedono i titoli di studio necessari per l'insegnamento, reclamando la necessità che siano fatti salvi i diritti acquisiti e siano predisposti strumenti idonei a garantire l'immissione in ruolo delle diverse categorie di abilitati che vivono un momento di grande preoccupazione.

Antonio RUSCONI (MARGH-U), nel lamentare la ristrettezza dei tempi a disposizione per l'esame del provvedimento in titolo, così come di quello attinente al secondo ciclo di istruzione e di formazione, ritiene che esso debba avvenire secondo congrue modalità temporali, stante la portata delle previsioni nei medesimi contemplate, destinate ad avere profonde ricadute nel panorama scolastico nazionale.

Ferdinando ADORNATO, presidente, rileva che i tempi di esame dei provvedimenti in oggetto sono stati definiti, a maggioranza, in sede di Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi.

Antonio RUSCONI (MARGH-U) rileva come il tema della formazione degli insegnanti abbia una valenza di primario rilievo, considerato il fondamentale ruolo educativo che costoro sono chiamati a svolgere a vantaggio degli studenti. Esprime quindi il proprio profondo sconcerto per il fatto che il provvedimento in esame non individui alcun percorso virtuoso teso ad incentivare i giovani ad intraprendere la carriera docente.
Osserva quindi come, in un convengo dello scorso anno sulla situazione della scuola nei Paesi aderenti all'OCSE, sia stato posto in evidenza che gli Stati che hanno compiuto i maggiori progressi qualitativi in materia, quali la Corea e il Portogallo, hanno attivato efficaci politiche tese a incoraggiare i giovani alla scelta della professione docente, prevedendo anche congrue remunerazioni; constata invece con profonda preoccupazione come purtroppo in Italia non siano state adottati nel corso della legislatura strumenti di analoga portata, assistendosi piuttosto ad un consolidamento dell'annoso fenomeno del precariato. Rileva come il provvedimento in oggetto non offra alcuna soluzione a tale problema, che risulta di fatto eluso, con l'ulteriore grave dato che non risulta efficacemente gestita la fase transitoria, non garantendosi l'immissione in ruolo dei soggetti provvisti dei necessari requisiti, che versano da tempo in una situazione di grave incertezza.
Nel rilevare come una parziale soluzione del problema del precariato possa essere individuata in una prima fase di reclutamento che sia rapportata ai futuri prossimi numerosi pensionamenti nel settore scolastico, sottolinea la necessità che sia tempestivamente adottato il piano pluriennale di nomine a tempo indeterminato, dandosi in tal modo finalmente seguito a quanto previsto nel decreto-legge n. 97 del 2004.
Nel sottolineare peraltro come la necessità di attivare efficaci percorsi tesi a porre rimedio alla problematica del precariato sia stata sottolineata unanimemente nel corso delle audizioni tenutesi nelle scorse settimane, formula l'auspicio che tali rilievi siano presi in debita considerazione, esprimendo il fermo convincimento che questa approfondita attività istruttoria debba costituire una preziosa occasione di seria riflessione da parte del Governo, lungi dall'essere intesa come un puro passaggio rituale privo di valenza sostanziale.

Angela NAPOLI (AN), relatore, nel rilevare preliminarmente come competa al Parlamento, piuttosto che al Governo, tenere conto dei rilievi formulati nel corso delle audizioni, precisa come la sua proposta di parere sia stata elaborata alla luce di tali osservazioni, che hanno offerto spunti di riflessione particolarmente rilevanti e degni di considerazione.

Antonio RUSCONI (MARGH-U), osservato come nella proposta di parere del relatore Garagnani in merito allo schema di decreto sul secondo ciclo di istruzione e di formazione sia formulato l'invito al Governo di valutare l'opportunità di avviare la sperimentazione nazionale dei nuovi percorsi formativi a partire dall'anno scolastico 2006-2007, in tal modo disattendendosi l'impegno assunto in materia dal Governo in sede di Conferenza unificata, coglie l'occasione per invitare il rappresentate del Governo ad esprimere in maniera chiara il proprio orientamento anche su questo punto.
Tornando al testo in titolo, rileva come i soggetti auditi e, in particolare la CGIL e la CISL, abbiano sottolineato l'ambiguità del percorso di formazione prefigurato nella riforma in esame, manifestando notevoli perplessità in ordine al fatto che si riproponga una sorta di chiamata diretta da parte delle scuole, ritenuta, come tale, lesiva di quei caratteri di imparzialità che a rigore dovrebbero connotare il reclutamento nel sistema scolastico.
Chiede infine al rappresentante del Governo se vi sia intenzione di tenere in debita considerazione i rilievi formulati nel corso delle audizioni, in cui è stata fortemente sottolineata la necessità di porre tempestiva ed efficace soluzione al grave problema del precariato scolastico, purtroppo eluso nel testo in titolo.

Giovanna GRIGNAFFINI (DS-U) ritiene che il provvedimento in titolo sia inadeguato a delineare un congruo sistema di formazione del corpo docente, giudicandone irricevibili i contenuti, che non danno peraltro alcuna risposta all'annoso fenomeno del precariato.
Concorda anch'ella con quanto evidenziato dai deputati Sasso e Rusconi, con particolare riferimento all'opportunità dello stralcio dell'articolo 2, comma 5, nonché del richiamo ai dettami della Costituzione tra i princìpi deontologici che devono essere rispettati nell'esercizio della funzione insegnante.
Nel rilevare come il testo in titolo debba essere iscritto nel più vasto ambito delle generali linee politiche adottate dal Governo in materia scolastica, esprime la propria profonda disapprovazione per il suo modus operandi, osservando come siano state poste in essere scelte che non esita a definire devastanti, che hanno alimentato un pericoloso clima di incertezza, inquietudine e costante conflittualità, come evidenziato dai numerosi ricorsi esperiti a seguito dei repentini e ingiustificati stravolgimenti dei punteggi attribuiti ai diversi titoli posseduti ai fini del collocamento nelle graduatorie.
Ritenuto che la demagogica politica attuata dal Governo nel settore non abbia sortito altra conseguenza se non quella di creare illusorie aspettative, negando contestualmente il rispetto di diritti legittimamente acquisiti, rileva con profonda preoccupazione come il provvedimento in titolo non provveda in alcun modo a risolvere la delicata e complessa questione del precariato, dichiarandosi convinta che un primo significativo passo in tal senso possa essere compiuto in virtù dell'adozione del piano pluriennale di nomine a tempo indeterminato, come previsto nel decreto-legge n. 97 del 2004.
Nel considerare prioritaria la soluzione di tale annosa problematica, ritiene che debba essere opportunamente valorizzata la figura di colui che si dedica alla funzione docente, in ottemperanza alle direttive comunitarie in materia, attivando quel processo di legittimazione politico-culturale che provveda al riconoscimento del fondamentale ruolo educativo esplicato dal medesimo, chiamato a svolgere un'attività civica di primario rilievo a vantaggio della collettività nazionale.
Espresse altresì notevoli riserve in ordine alla prevalenza dei crediti disciplinari previsti nel testo in titolo in riferimento ai corsi di laurea magistrale, si dichiara convinta che si debba procedere a un ripensamento delle materie di insegnamento, che si ponga in linea con le mutate esigenze dell'odierna società della conoscenza, che presuppone la trasversalità dei saperi. Questi ultimi, a suo avviso, non devono essere in alcun modo irrigiditi in compartimenti stagni, ma piuttosto necessitano di essere dotati di connotazioni che consentano ai giovani di fronteggiare adeguatamente le sfide dell'epoca contemporanea, in cui si assiste a irreversibili e profondi mutamenti dei processi conoscitivi.

Franca BIMBI (MARGH-U) ritiene che il provvedimento in esame sollevi principalmente la delicata problematica della mancata copertura finanziaria, atteso che si prevede l'attuazione della riforma in esso prefigurata a costo zero, ponendo gli oneri relativi al finanziamento dei corsi di laurea magistrale ad esclusivo carico dei corsisti.
Evidenzia poi la difficile e complessa realizzabilità della riforma medesima, atteso che è prevista, per la sola parte universitaria, la necessità dell'emanazione di quattordici ulteriori decreti ministeriali, di cui almeno nove sono indispensabili ai fini dell'attivazione concreta delle lauree magistrali finalizzate all'insegnamento.
Nel constatare con sconcerto come la complessa questione del precariato scolastico non sia debitamente affrontata nel testo in esame, reclama la necessità che siano adeguatamente considerate e opportunamente valorizzate le diverse categorie di abilitati, che attendono ormai da anni il soddisfacimento delle loro legittime aspettative. Osserva al proposito come il diverso sistema di formazione della categoria docente delineato nel provvedimento in oggetto sia suscettibile di avere un impatto sociale devastante, aggravando il già imperante clima di incertezza e di confusione presente nel panorama scolastico nazionale.
Nel ritenere pregiudiziale, ai fini dell'elaborazione di una riforma del settore, l'attivazione di meccanismi concertativi che si basino sull'instaurazione di un costruttivo dialogo con tutte le forze sociali interessate, rileva con profonda preoccupazione come il processo innovativo sotteso al testo in titolo sia stato delineato senza alcuna previa considerazione delle reali condizioni del mondo della scuola, essendo piuttosto l'espressione di un intervento posto in essere dall'alto, lontano dalle sue effettive esigenze.
Considerando essenziale l'attivazione di linee politiche che assicurino il riassorbimento del precariato, ritiene che ciò possa avvenire prevedendo in primo luogo percorsi virtuosi che consentano la valorizzazione delle diverse professionalità acquisite, cui deve essere finalmente riconosciuta la definitiva immissione in ruolo, dopo anni di incertezze. Al riguardo, ritiene grave che nel corpus normativo in esame non sia prevista alcuna indicazione relativa alla gestione della fase transitoria, ponendosi in tal modo le condizioni per perpetuare ed aggravare quella situazione di conflittualità esistente tra le diverse categorie di abilitati.
Nel rilevare poi come il testo in esame preveda, in riferimento ai crediti didattici, un'assoluta prevalenza degli insegnamenti disciplinari rispetto a quelli pedagogico-didattici, ritiene che tale ripartizione sia assolutamente inadeguata e priva di senso per la formazione professionale degli insegnanti destinati ad operare nelle scuole d'infanzia e in quelle primarie.
Osserva inoltre che la distinzione ivi prevista tra la laurea magistrale e l'abilitazione comporta una palese violazione di quanto sancito al proposito nella legge delega n. 53 del 2003, reclamando la necessità che, una volta esperito il percorso di formazione che concili in maniera adeguata il sapere teorico e formazione concreta, sia assicurata la tempestiva immissione dei giovani nell'universo scolastico.
Esprime anche notevoli riserve in ordine alla prevista presenza dei docenti delle istituzioni scolastiche e formative nelle commissioni preposte all'accertamento dei requisiti minimi curriculari per l'accesso ai corsi di laurea magistrale, ritenendo che non esista una vocazione all'insegnamento da verificare prima di accedere ai corsi, senza tralasciare il fatto che l'università e la scuola svolgono funzioni differenti.
Conclusivamente preannuncia il voto contrario del suo gruppo sulla proposta di parere del relatore.

Domenico VOLPINI, presidente, in considerazione dell'imminente inizio dei lavori dell'Assemblea, sospende la seduta, che riprenderà cinque minuti dopo il termine delle votazioni della seduta antimeridiana dell'Assemblea.

La seduta, sospesa alle 10.25, è ripresa alle 13.15.

Ferdinando ADORNATO, presidente, avverte che sono state presentate, rispettivamente dai deputati Sasso e Rusconi e dal deputato Titti De Simone, due proposte di parere contrario, alternative a quella del relatore (vedi allegati 1 e 2).

Walter TOCCI (DS-U), intervenendo sui lavori della Commissione, segnala che nei giorni scorsi il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha presentato pubblicamente alla stampa i risultati della relazione annuale del Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario (CNVSU). Ritiene che sarebbe stato assai opportuno se il Ministro avesse provveduto altrettanto tempestivamente ad informare la Commissione dei risultati dell'attività del Comitato, e chiede che la presidenza chieda al Governo di trasmettere formalmente tale relazione.

Ferdinando ADORNATO, presidente, assicura che si attiverà nel senso richiesto dal deputato Tocci. Rileva peraltro che il Governo è tenuto a presentare al Parlamento unicamente le relazioni per cui ciò sia previsto dalla legge.

Angela NAPOLI (AN), relatore, ritiene non veritiere e demagogiche gran parte delle dichiarazioni e delle critiche dei deputati dell'opposizione al provvedimento in esame. Per tale motivo, giudica necessario un suo intervento che rassicuri le diverse categorie del personale docente interessate dall'intervento in oggetto, i cui meriti devono essere da tutti riconosciuti, considerato il lungo servizio prestato nella scuola: molti docenti, infatti, per scarsa conoscenza della reale portata dell'intervento e delle posizioni assunte dal Governo e dalla maggioranza rischiano di lasciarsi «ingannare» dalle dichiarazioni ideologiche e infondate dell'opposizione.
In primo luogo, ribadisce pertanto che il nuovo sistema di reclutamento, introducendo uno stretto legame tra percorso di formazione e chiamata in ruolo, contribuirà in modo decisivo a risolvere alla radice il problema del precariato scolastico, assicurando, nel medio termine, la piena corrispondenza tra fabbisogno di personale e docenti cui viene conferita l'abilitazione. Osserva altresì che la responsabilità dell'enorme numero di docenti precari attualmente presenti nel sistema scolastico deve essere interamente addossato ai governi delle precedenti legislature, essendo riconducibile all'introduzione del sistema delle graduatorie permanenti, cui l'attuale maggioranza si è sempre opposta con fermezza.
Peraltro, il provvedimento in oggetto si fa pienamente carico delle esigenze del personale precario che, per colpa - lo ribadisce - del centrosinistra, si è formato nello scorso decennio. Come già chiarito nella relazione introduttiva e nella sua proposta di parere, infatti, le attuali graduatorie permanenti continueranno ad essere utilizzate per la copertura del 50 per cento dei posti disponibili, dato che il nuovo sistema di reclutamento va a sostituire esclusivamente il concorso per titoli ed esami previsto dalle norme vigenti, e il personale precario potrà quindi essere gradualmente riassorbito tramite il piano pluriennale di assunzioni cui si è fatto riferimento nel dibattito. Analogamente, la sua proposta di parere è molto esplicita nel richiedere al Governo che siano adeguatamente valorizzati e valutati i percorsi formativi di quanti, negli ultimi anni, hanno conseguito l'abilitazione nei corsi di laurea in scienze della formazione primaria e nelle scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario (SSIS). Il superamento dell'esperienza delle SSIS avviene d'altronde principalmente per l'oggettiva esigenza di adeguare il sistema di formazione dei docenti della scuola al nuovo ordinamento dei corsi universitari, basati sul modello del cosiddetto «3+2», introdotto peraltro nella scorsa legislatura.
Rimarca quindi come il provvedimento in esame non infici in alcun modo la validità dei titoli acquisiti dalle diverse categorie dei soggetti abilitati, e sottolinea che nel corso degli anni sono profondamente mutate le esigenze della scuola che, dovendo fronteggiare le sfide dell'attuale società della conoscenza, deve garantire un livello dell'offerta formativa particolarmente elevato, necessitando quindi di un corpo docente che sia all'altezza del suo importante ruolo. Ne consegue pertanto, a suo avviso, che coloro che hanno acquisito l'idoneità in concorsi banditi circa un decennio fa non sono presumibilmente provvisti dei requisiti necessari per adempiere adeguatamente l'essenziale funzione che sono chiamati a svolgere, anche alla luce del fatto che la scuola italiana non ha puntato in passato sulla predisposizione di percorsi volti all'innalzamento qualitativo del corpo docente.
Nell'esprimere il convincimento che i rilievi formulati nel corso delle audizioni rappresentino una preziosa fonte di riflessione, indicando percorsi atti ad assicurare una migliore scrittura del provvedimento in titolo, ribadisce infine come essi siano stati tenuti in debita considerazione nella sua proposta di parere.

Alba SASSO (DS-U), nell'illustrare la proposta di parere alternativo di cui è prima firmataria, ribadisce preliminarmente il proprio radicale dissenso in ordine al testo in esame, che ritiene confuso e del tutto inadeguato a garantire un innalzamento qualitativo della futura classe docente, e si dichiara convinta che il grave problema del precariato possa essere adeguatamente superato soltanto per effetto dell'adozione di un piano pluriennale di nomine a tempo indeterminato, in ottemperanza a quanto previsto nel decreto-legge n. 97 del 2004.
Intende altresì obiettare al relatore Angela Napoli che la scuola italiana è caratterizzata dalla presenza di docenti altamente qualificati, che fronteggiano quotidianamente le sempre più complesse sfide cui il mondo scolastico è chiamato a rispondere, cercando di soddisfare nel modo più consono le crescenti mutate esigenze degli studenti, con particolare attenzione ai bisogni degli studenti disabili e di quelli stranieri.
Nel ritenere infine errata e di difficile attuabilità concreta la riforma prefigurata nel provvedimento in oggetto, che rischia altresì di aggravare la conflittualità tra le già eterogenee esistenti categorie di abilitati e i soggetti che si dovrebbero formare secondo tale nuovo percorso, dichiara il voto contrario del suo gruppo sulla proposta di parere del relatore.

Titti DE SIMONE (RC) dichiara il voto contrario del suo gruppo sulla proposta di parere del relatore, illustrando la proposta di parere alternativo da lei presentata.
Osservato come la professione docente necessiti di riconoscimento e di valorizzazione del fondamentale ruolo socio-culturale espletato, lamenta con forza il fatto che il testo in esame si basi su una connotazione esclusivamente disciplinare della formazione dei docenti, trascurando che l'insegnamento non si esaurisce nella trasmissione della disciplina, presupponendo piuttosto capacità di relazione, di comunicazione e di trasmissione dei saperi.
Nel rilevare altresì come il provvedimento rappresenti uno degli ultimi passi di una riforma profondamente avversata dal Paese e dai soggetti operanti nel sistema dell'istruzione, constata come si sia ancora una volta di fronte a un intervento normativo i cui contenuti non scaturiscono in alcun modo da un processo di confronto e di dialogo con gli interessati, che, una volta di più, sono stati completamente esclusi dal processo decisionale.
Censura inoltre il fatto che non sia prevista una fase di transizione tesa a risolvere il problema del precariato e a fornire risposte alle legittime attese di immissione in ruolo delle diverse figure di abilitati presenti nell'ordinamento nazionale, risultando il decreto in titolo denigratorio e lesivo della dignità di costoro.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere del relatore (vedi allegato 1 alle pagine 30 e seguenti del Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari del 6 ottobre 2005).

Ferdinando ADORNATO, presidente, avverte che la votazione sulle proposte di parere alternativo presentate dai deputati Sasso e Rusconi e dal deputato Titti De Simone è preclusa dall'approvazione del parere favorevole del relatore.

Schema di decreto legislativo sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione.
Atto n. 535.
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole con condizioni e osservazioni).

La Commissione prosegue l'esame, rinviato, da ultimo,il 6 ottobre 2005.

Ferdinando ADORNATO, presidente, avverte che sono state presentate, rispettivamente dal deputato Titti De Simone e dai deputati Rusconi e Sasso, due proposte di parere contrario, alternative a quella del relatore (vedi allegati 3 e 4).

Fabio GARAGNANI (FI), relatore, illustra alcune modifiche alla proposta di parere da lui formulata nella seduta del 6 ottobre 2005 (vedi allegato 2 alle pagine 33 e seguenti del Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari del 6 ottobre 2005). In particolare, alla condizione numero 27), che chiede l'integrale sostituzione del testo dell'articolo 27 dello schema di decreto, al comma 4 devono essere aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, ferma restando l'autonomia scolastica. Le sperimentazioni saranno promosse e avviate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca nell'anno scolastico successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, ovvero nell'anno scolastico 2006-2007». Conseguentemente, viene soppressa l'osservazione di cui alla lettera f).

Giovanna GRIGNAFFINI (DS-U) chiede se le modifiche del parere illustrate dal relatore comportino il pieno adeguamento della sua posizione su quella concordata tra Governo e regioni in sede di Conferenza unificata.

Fabio GARAGNANI (FI), relatore, precisa che, come relatore di maggioranza, avrebbe sicuramente ritenuto opportuno e necessario che la piena applicazione della riforma avvenisse fin dall'anno scolastico 2006-2007. Da questo punto di vista, giudica negativamente l'accordo raggiunto dal Governo in sede di Conferenza unificata, accordo che ritiene eccessivamente condizionato dai diktat delle regioni. Peraltro, nella situazione in cui ci si trova attualmente, anche a causa delle omissioni, se non del vero e proprio boicottaggio condotto dalla maggior parte delle regioni, deve riconoscere che non è più un obiettivo realistico quello di pretendere che la piena applicazione della riforma abbia luogo fin dal prossimo anno scolastico. È invece realistico, e anzi opportuno e necessario, chiedere che la sperimentazione del nuovo ordinamento abbia luogo al più presto, e quindi fin dall'anno scolastico 2006-2007, in modo da garantire la più efficace e tempestiva applicazione delle nuove norme.

Angela NAPOLI (AN), nell'associarsi alle considerazioni del relatore, sottolinea in particolare che il divieto assoluto di ogni forma di sperimentazione del nuovo ordinamento, richiesto dalle regioni, contrasta in modo evidente ed inaccettabile con il principio dell'autonomia scolastica, tante volte richiamato dai banchi dell'opposizione.

Antonio RUSCONI (MARGH-U) chiede che la presidenza sospenda i lavori della Commissione sul testo in titolo, reclamando l'opportunità che intervenga direttamente il Ministro Moratti, per chiarire se il Governo intenda dare pieno seguito all'accordo raggiunto con le regioni in sede di Conferenza unificata. Nel ritenere che la modifica testé prospettata dal relatore della sua proposta di parere vanifichi tale accordo, almeno in riferimento al divieto di avviare la sperimentazione prima della definizione di tutti i passaggi normativi propedeutici all'avvio del secondo ciclo, ritiene essenziale che il Governo fornisca le proprie delucidazioni in merito a tale delicato profilo, chiarendo se intenda recepire i rilievi del relatore o continuare nel solco concordato con le regioni.

Angela NAPOLI (AN) ritiene che debba essere pienamente salvaguardata l'autonomia del Parlamento, cui compete legittimamente formulare anche orientamenti non pienamente conformi a quelli del Governo, nell'ambito della fondamentale dialettica che deve costantemente caratterizzare il loro rapporto.

Antonio RUSCONI (MARGH-U), ribadita con forza la necessità che sia tempestivamente chiarito se il provvedimento in titolo consentirà o meno l'avvio immediato della sperimentazione, coglie altresì l'occasione per esprimere il proprio profondo dissenso in ordine ai contenuti della riforma prefigurata, lamentando in particolare la prevista subordinazione del canale dell'istruzione professionale rispetto a quello dei licei, nonché la sensibile diminuzione del monte ore scolastico, con conseguente inevitabile impoverimento del livello qualitativo dell'offerta formativa.
Preannuncia quindi il voto contrario del suo gruppo sulla proposta di parere del relatore, censurando l'inadeguatezza dei suoi contenuti rispetto al grave stato di confusione che attraversa il mondo della scuola, mancando indicazioni temporali certe in riferimento all'avvio della sperimentazione. Ritiene al riguardo che, per assicurare un serio e ordinato andamento del sistema scolastico, debba indicarsi con chiarezza se saranno avviate sperimentazioni nell'immediato, anche alla luce della brevità del termine entro cui gli studenti dovranno procedere alle preiscrizioni.

Ferdinando ADORNATO, presidente, in relazione alla richiesta di sospendere l'esame del provvedimento per l'assenza del Ministro, formulata dal deputato Rusconi, rileva che il Governo è adeguatamente e autorevolmente rappresentato in Commissione dal sottosegretario Aprea. Rileva poi che, evidentemente, il ruolo e la portata dell'intervento della Commissione nella procedura di adozione del provvedimento in esame sono ben distinti da quelli del Governo e della Conferenza unificata.

Alba SASSO (DS-U), nel considerare anch'ella fondamentale che il Governo chiarisca la propria posizione in merito al delicato tema della sperimentazione scolastica, intende altresì osservare come quest'ultima debba essere intesa come un proficuo percorso teso a verificare la fattibilità e la realizzabilità di uno specifico intervento normativo, rilevando come, nel caso di specie, emerga la necessità che esso avvenga nel rispetto dell'autonomia e della libera capacità decisionale delle istituzioni scolastiche.
Ritiene che le riserve prospettate dalle regioni in sede di Conferenza unificata in riferimento all'immediato avvio della sperimentazione siano legittimamente motivate dalla presa d'atto della difficoltà di garantire un efficace e organico sviluppo del secondo canale di istruzione. Essendo infatti incomprensibile come debba essere strutturato tale percorso formativo, osserva come ormai da tempo l'incertezza esistente in materia induca i giovani a non iscriversi agli istituti professionali. Nell'osservare come tale segmento d'istruzione sia particolarmente importante e vanti una tradizione di tutto rispetto, avendo nel corso degli anni formato competenti tecnici e periti facenti ora parte del tessuto produttivo nazionale, si dichiara profondamente preoccupata per il fatto che si assista a una progressiva diminuzione delle iscrizioni a tali istituzioni scolastiche, con un conseguente impatto sociale devastante, stante la difficile gestibilità da parte delle competenti articolazioni locali della situazione venutasi a creare, con classi liceali particolarmente affollate, a fronte di istituti professionali pressoché deserti.
Nel rilevare peraltro come la riforma prefigurata nel testo in titolo debba essere letta ed interpretata nel più ampio quadro dei provvedimenti di attuazione della legge n. 53 del 2003, lamenta il fatto che si assista a una forte precocizzazione della scelta dei canali di istruzione, anticipando a un'età in cui il ragazzo è ancora agli inizi della propria formazione decisioni che possono essere consapevolmente assunte solo ben più avanti, considerato il loro rilievo e le loro ricadute sul percorso formativo e sulla vita degli studenti.
Considerato altresì come la dichiarata pari dignità dei due canali di istruzione abbia una valenza puramente virtuale, stante l'indubbia supremazia gerarchica del sistema liceale, evidenzia come anche all'interno di tale sistema sussistano elementi che destano perplessità, riferendosi in particolare ai contorni vaghi e imprecisi che connotano il liceo tecnologico, nonché al fatto che non risulta apportato alcun elemento di innovazione al liceo classico, la cui impostazione rimane identica a quella gentiliana del 1923.
Censura inoltre il fatto che si assista ad una sorta di frantumazione del sapere, atteso che è previsto l'insegnamento di un numero considerevole di discipline - cui si contrappone singolarmente una riduzione del monte ore scolastico - con un pericoloso allontanamento da una visione del sapere come acquisizione di conoscenze trasversali atte a rispondere alle sfide dell'odierna società.
Nel rilevare peraltro come vari Paesi stiano dibattendo in merito all'opportunità di un ripensamento del sistema di istruzione, fa presente che il sistema duale presente in Germania, caratterizzato dalla previsione della scelta del relativo canale a undici anni, è oggetto di profonda revisione, stante il suo inadeguato funzionamento, analogamente a quanto sta accadendo nei Paesi di tradizione anglosassone, caratterizzati dalla presenza di un sistema curriculare doppio.

Fabio GARAGNANI (FI), relatore, ritiene che gran parte delle critiche del deputato Sasso siano del tutto prive di connessione con quanto effettivamente disposto dal provvedimento in esame.

Alba SASSO (DS-U), osservato come recenti studi abbiano evidenziato che un cittadino statunitense su quattro sia analfabeta, evidenzia come ciò sia inevitabile conseguenza del sistema del «doppio curriculum» vigente negli Stati Uniti, cogliendo quindi l'occasione per reclamare la necessità di evitare che un canale sia subalterno all'altro, anche al fine di dar seguito agli ambiziosi obiettivi della cosiddetta «strategia di Lisbona».
Ribadita la propria contrarietà in ordine ai contenuti del testo in titolo, dichiara conclusivamente di disapprovare la separatezza del sistema di istruzione ivi delineata, lamentando la mancanza di pari dignità tra i due canali di formazione, testimoniata dall'indubbia superiorità gerarchica di quello liceale.

Piera CAPITELLI (DS-U), nel rilevare come la paventata «licealizzazione» sottesa al testo in titolo abbia indotto un consistente numero di studenti ad iscriversi ai licei, stante l'incertezza che connota il funzionamento del secondo canale di istruzione, ritiene necessario che non si perda il prezioso patrimonio degli istituti professionali, che hanno formato e continuano a formare persone particolarmente competenti e valide, grandemente richieste dal mercato del lavoro.
Esprime altresì il proprio profondo dissenso in ordine alla riforma prefigurata nel provvedimento in esame, osservando come tutti i processi innovatori del settore posti in essere a seguito della legge n. 53 del 2003 non siano stati accolti con favore dai soggetti interessati, che, esclusi dai processi decisionali in materia, ne avvertono la crescente distanza dalle reali esigenze e dalle effettive istanze del mondo della scuola.

Il sottosegretario Valentina APREA rileva preliminarmente che il rigoroso rispetto dei princìpi dell'autonomia scolastica, come disciplinata dal regolamento approvato con il decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999, ha sempre guidato l'azione del Governo, sia nella definizione della riforma complessiva disposta dalla legge n. 53 del 2003, sia nella predisposizione degli schemi di decreto legislativo che ad essa danno attuazione. In particolare, per quanto attiene al tema in discussione, vengono in rilievo le disposizioni dell'articolo 11 del citato regolamento n. 275 del 1999, che disciplinano le modalità per l'attivazione di iniziative finalizzate all'innovazione didattica e formativa, vale a dire le sperimentazioni di cui si sta discutendo.
In questo contesto va valutato il confronto che si è aperto con le regioni e gli enti locali sul tema dei tempi di applicazione del nuovo ordinamento del secondo ciclo e delle relative sperimentazioni. Al proposito, rileva che, in sede di Conferenza unificata, le regioni hanno chiesto al Governo - e il Governo ha accettato - un nuovo testo dell'articolo 27, che al comma 4 dispone, da una parte, che l'applicazione della riforma abbia luogo dall'anno scolastico 2007-2008 e, dall'altra, che il Ministero non promuova sperimentazioni fino alla «definizione di tutti i passaggi normativi propedeutici all'avvio del secondo ciclo, di competenza del Ministero» stesso. Questa formulazione, concordata con le regioni, va interpretata alla luce di quanto precisato nel parere espresso dalla VII Commissione del Senato e nella proposta di parere presentata dal relatore Garagnani presso questa Commissione: nelle premesse di entrambi i pareri, infatti, si precisa che «il riferimento alla definizione di tutti i passaggi normativi propedeutici all'avvio del secondo ciclo [...] deve intendersi riferito ai passaggi normativi attribuiti alle rispettive competenze e quindi, quanto alla sperimentazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, relativamente ai passaggi normativi di competenza dello stesso Ministero e ferma restando ovviamente l'autonomia scolastica in materia».
Rileva quindi che la modifica della proposta di parere, testé illustrata dal relatore Garagnani, chiarisce in primo luogo che le nuove norme non devono e non possono introdurre nuovi limiti, peraltro di dubbia legittimità, all'autonomia che la legge e la Costituzione riconoscono alle istituzioni scolastiche.
In secondo luogo, la modifica illustrata dal relatore comporta l'esplicitazione che la sperimentazione nazionale, promossa dal Ministero, sarà avviata dal prossimo anno scolastico, quello 2006-2007. Ciò è coerente con quanto già previsto dal testo concordato con le regioni: osserva infatti che, per venire incontro a tale richiesta delle regioni, il Governo ha rinunciato ad avviare forme di sperimentazione già nell'anno scolastico attualmente in corso, per le quali aveva già predisposto gli adempimenti necessari.
Il parere presentato dal relatore, poi, anche dopo la modifica illustrata, non tocca affatto il punto fondamentale dell'accordo con le regioni, che riguarda il rinvio dell'applicazione del nuovo ordinamento dal 2006-2007 al 2007-2008.
Conclusivamente, dichiara quindi che il Governo terrà fede agli impegni assunti in sede di Conferenza unificata e recepirà pienamente le condizioni contenute nel parere che sarà approvato dalla Commissione.

Ferdinando ADORNATO, presidente, ritiene che dalle dichiarazioni del sottosegretario emerga in sostanza come non vi sia contraddizione tra l'accordo raggiunto con le regioni e il parere proposto dal relatore Garagnani.

Giovanna GRIGNAFFINI (DS-U) ritiene che i chiarimenti forniti dal Governo, evidenziando che la riforma non potrà trovare applicazione prima dell'anno scolastico 2007-2008, dimostrino come non vi sia alcuna fretta di esprimere il parere della Commissione sullo schema in esame. Anche da questo punto di vista ritiene perciò incomprensibile la forzatura voluta dalla maggioranza, che ha compresso in modo inaccettabile i tempi a disposizione del Parlamento per l'esame del provvedimento.

Ferdinando ADORNATO, presidente, rileva che, indipendentemente dal momento in cui la riforma troverà effettiva applicazione, la Commissione ha dovuto necessariamente tenere conto dei tempi - assai più definiti - entro cui il Governo, ai sensi della legge n. 53 del 2003, può esercitare la delega. Ricorda, al proposito, che tale termine scadrà il prossimo 17 ottobre.

Titti DE SIMONE (RC) rileva con favore come non possa sottacersi l'importante dato politico registratosi nella seduta odierna, in cui si è preso atto dell'opportunità di differire l'entrata a regime e la sperimentazione della riforma, dandosi in tal modo seguito a quanto concordato in sede di Conferenza unificata. Ritiene che ciò debba considerarsi una vittoria dell'opposizione, ascrivendosi alla valida politica di contrasto alla riforma in oggetto posta in essere dalla medesima, come portavoce delle reali istanze del mondo scolastico.
Nel manifestare piena contrarietà in ordine alla riforma in esame, lamenta in particolare il fatto che essa sia stata elaborata senza il doveroso coinvolgimento dei soggetti interessati, allargando il già ampio divario esistente tra il paese legale e quello reale.
Osservando peraltro come il provvedimento in esame rappresenti l'elemento qualificante della riforma della scuola sottesa alla legge n. 53 del 2003, stigmatizza il fatto che si assista a una grave subordinazione gerarchica del sistema di istruzione professionale rispetto a quello dei licei, non esitando a definire tale dato scandaloso, atteso che si introduce una connotazione classista del sistema di istruzione, con inevitabile penalizzazione dei ceti meno abbienti.
Nel rilevare altresì come l'involuzione del sistema di istruzione fosse già presente in nuce nel decreto legislativo attinente al primo ciclo di istruzione, constata con profonda preoccupazione come tale regressione, atta a frantumare l'unitarietà del sistema formativo, acuendo contestualmente le differenze economico-sociali, emerga in tutta evidenza nel provvedimento in esame.
Ritiene che la riforma in esame violi e stravolga gravemente l'importante funzione sociale espletata dalla scuola, deputata ad essere il luogo principe di sviluppo delle capacità critiche dei cittadini, che devono essere educati al rispetto delle crescenti esigenze di integrazione e di multiculturalismo presenti nella società odierna. Osserva come si assista a una suddivisione gerarchica delle scuole, esprimendo il convincimento che ciò indurrà i giovani appartenenti alle classi sociali economicamente disagiate a iscriversi agli istituti professionali, delineati nel decreto come qualitativamente inferiori rispetto ai licei, creando in tal modo una forza lavoro precaria e flessibile piegata alle esigenze del mercato. Reclama quindi la necessità di evitare lo smantellamento e la dequalificazione del sistema di formazione professionale.
Nello stigmatizzare con forza le scellerate politiche governative poste in essere nel settore scolastico, preannuncia che il suo gruppo continuerà a battersi affinché siano attivati percorsi virtuosi atti a garantire la valorizzazione del sistema scolastico, nel convincimento dell'assoluta inadeguatezza della riforma posta in essere dal Governo.

Antonio PALMIERI (FI) sottolinea che, al di là di tutte le critiche e le «chiacchiere» dell'opposizione, i fatti e le cifre dell'azione del Governo in questo campo parlano da soli: 120.000 nuove assunzioni e il rinnovo del contratto con aumenti medi pari a 277 euro.

Alba SASSO (DS-U), nel rilevare come tali «risultati positivi» debbano in realtà essere posti a merito più del sindacato che del Governo, ritiene offensivo che il deputato Palmieri consideri «chiacchiere» gli interventi dei deputati dell'opposizione.

Andrea COLASIO (MARGH-U), nel rilevare preliminarmente come il provvedimento in esame prefiguri una riforma che rappresenta il punto nodale di quel processo innovativo avviato dalla legge n. 53 del 2003, saluta con favore il fatto che si sia preso atto della ragionevolezza delle istanze rappresentate dalle regioni in sede di Conferenza unificata circa l'opportunità del differimento dell'applicazione della riforma a regime e dell'avvio della sperimentazione.
Osserva peraltro come in sede di Conferenza unificata sia stata sottolineata la mancata sussistenza delle condizioni atte a garantire un serio avvio della riforma, analogamente a quanto rimarcato nel corso delle audizioni tenutesi nelle scorse settimane dai rappresentanti dell'UPI, che hanno sottoposto all'attenzione della Commissione elementi di criticità della riforma medesima, con particolare riferimento alla mancata unitarietà delle articolazioni territoriali, all'insufficienza delle condizioni di fattibilità, all'inadeguatezza strutturale dell'avvio e della messa a regime della riforma e della mancanza di risorse atte alla sua realizzazione.
Nel rilevare come la riforma prefigurata nel testo in titolo sia inadeguata ad assicurare l'effettiva crescita del capitale culturale del Paese, paventa altresì il rischio che si verifichi una pericolosa «ghettizzazione» degli istituti professionali, come peraltro già percepito dalla popolazione studentesca che preferisce iscriversi al sistema dei licei.
Ritiene inoltre che sia necessario rafforzare l'autonomia scolastica, così come garantire contestualmente il pieno rispetto di quanto previsto nel dettato costituzionale a proposito del riparto delle competenze in materia di istruzione, con particolare riferimento all'esclusività delle medesime in capo alle regioni in materia di formazione professionale. Osserva poi che, in ottemperanza a quanto sancito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 14 del 2005 a proposito della regionalizzazione degli organici, debba assicurarsi anche nel settore scolastico la rottura del sistema gerarchico-piramidale, avviandosi processi di regionalizzazione che garantiscano un reale innalzamento dell'offerta formativa scolastica.
Reputa altresì essenziale che - stante la consapevolezza dell'opportunità della leale collaborazione tra le articolazioni centrali e periferiche in materia - siano attivate costruttive procedure concertative, esprimendo il convincimento che esse rappresentino un elemento imprescindibile ai fini della realizzazione di una efficace riforma del settore scolastico. Osserva peraltro che anche nel corso delle audizioni le rappresentanze regionali hanno manifestato un notevole senso di correttezza istituzionale, rilevando l'opportunità dell'avvio di tavoli tecnici con le rappresentanze istituzionali centrali.
Nel ritenere infine come le inadeguate risorse finanziarie previste nel testo in titolo e la canalizzazione precoce aggravino gli evidenti caratteri di criticità della riforma, dichiara il voto contrario del suo gruppo sulla proposta di parere del relatore.

Walter TOCCI (DS-U), nell'osservare come l'evidente subordinazione gerarchica del sistema di istruzione professionale abbia determinato un sensibile aumento delle iscrizioni ai licei, rileva la necessità di assicurare effettivamente la pari dignità dei due canali di formazione, stante l'esigenza che anche gli istituti professionali garantiscano l'acquisizione di un ricco bagaglio di conoscenze di base, che consenta di affrontare in maniera adeguata le sfide dell'attuale società.
Con riferimento alle materie di insegnamento del sistema dei licei, esprime notevoli riserve in ordine al fatto che si riproponga l'obsoleta distinzione tra le diverse discipline, a fronte peraltro di una riduzione del monte ore scolastico.
Rilevando altresì come il turn-over nel mondo scolastico avvenuto nel corso della legislatura sia stato di portata ridotta, non avendo in alcun modo contribuito alla soluzione del grave problema del precariato scolastico, si dichiara convinto che la riforma prefigurata nel testo in titolo non sarà accolta con favore dagli operatori del mondo scolastico, essendo stata peraltro elaborata senza l'ascolto delle esigenze dei medesimi, estromessi dai relativi processi decisionali.
Nel dichiarare la propria contrarietà alla riforma in esame, esprime il convincimento che essa avrà breve vita, essendo assolutamente inadeguata e, come tale, destinata a rimanere inapplicata dal mondo della scuola, che non ne ha condiviso la gestazione, e ad essere profondamente modificata all'avvio della prossima legislatura.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere del relatore, come modificata nel corso della seduta (vedi allegato 5).

Ferdinando ADORNATO, presidente, avverte che la votazione sulle proposte di parere alternativo presentate dal deputato Titti De Simone e dai deputati Rusconi e Sasso è preclusa dall'approvazione del parere favorevole del relatore.

La seduta termina alle 15.25.

 


Last modified 2005-10-12 19:12
 

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