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Moratti-lifting: il programma della Margherita per la scuola

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di Gemma Gentile per www.foruminsegnanti.it

Moratti-lifting: il programma della Margherita per la scuola

 

di www.foruminsegnanti.it

 

Premessa

Le linee programmatiche per la scuola, proposte da Fiorella Farinelli, per la Margherita ci hanno delusi ed indignati, ma non sorpresi.
E’ da alcuni mesi, infatti, che esponenti di questo partito continuano a rilasciare dichiarazioni di tipo “conservativo” nei confronti delle leggi volute da questo governo e che stanno distruggendo la scuola pubblica in Italia. Non tutti, per la verità, e non da sempre.
E’ ancora vivo il ricordo, ad esempio, di quando la Margherita appose la sua firma al manifesto scritto per la grande manifestazione nazionale del 15 maggio 2004, dal titolo “Fermare la Moratti è possibile” e che aveva come primo punto la frase “Per l’abrogazione della “riforma” Moratti”.
E’ di poco tempo fa la dichiarazione di tendenza abrogazionista della sen. Albertina Soliani a Radio Popolare.
Tra coloro che hanno avanzato in più sedi l’ipotesi di modificare le leggi Moratti, oltre a Rutelli, Bonelli e Silvia Costa, fa spicco anche l’autrice del testo esaminato.

Ci chiediamo che cosa possa essere cambiato, da un anno e mezzo a questa parte, da giustificare un così vistoso cambiamento di linea politica da parte di tanti esponenti della Margherita.
Eppure, dal maggio dello scorso anno l’opposizione alla Moratti è proseguita con forza, con ulteriori grandi manifestazioni nazionali (es. Forum nazionale dell’educazione di Firenze di novembre 2004, a cui partecipò ancora la sen. Soliani e quello analogo del 15 maggio 2005 a Roma) e iniziative varie locali, che si sono estese alle Superiori e all’Università, colpite anche loro dallo “tsunami”, messo in moto dal ministro, inarrestabile e sordo ad ogni ragione di protesta o lamento.
Negli ultimi mesi ci sono stati scioperi, clamorose manifestazioni del mondo accademico, occupazioni di scuole ed Atenei per reclamare l’abrogazione.
La Margherita sembra colpita dalla stessa sordità e dalla stessa cecità del nostro ministro dell’Istruzione.
Ritiene forse che il mondo della Scuola e dell’Università non abbia buoni motivi per respingere “in toto” la famigerata “riforma”? Crede forse che sia popolato da una massa di incompetenti, magari dai soliti lavoratori statali indolenti e non amanti del progresso?
Eppure si tratta di un partito che tende a collocarsi verso il centro e, al contempo, complessivamente appare dotato di sviluppate radici democratiche ed è, almeno per una sua parte, caratterizzato da una grande sensibilità ai doveri di tutela sociale da parte dello Stato e al tema del valore di una buona educazione e di una buona scuola, in grado di formare tutti gli alunni, anche i più deboli.
Purtroppo siamo costretti a ricrederci su tale giudizio, pur considerando alcune eccezioni, costituite da quegli esponenti che non hanno perso la loro coerenza. Come giudicare, infatti, la circostanza che nella Margherita, come già detto sopra, si vadano affermando posizioni che valutano parzialmente positiva la “riforma”, ritenuta da “rottamare” da coloro che la vivono sulla loro pelle e ne conoscono a fondo i gravi guasti?
Temiamo che i valori, di cui sopra, siano diventati residuali in tale partito.

E’ ancora da evidenziare che tale sortita della Margherita è pressoché isolata tra i partiti dell’Unione, in quanto DS, Rifondazione, Verdi, PdCI e Italia dei Valori si sono tutti pronunciati a favore dell’abrogazione della legge, al di là di qualche dubbio isolato, degli ultimi giorni, testimoniato da alcune affermazioni di Andrea Ranieri.
Ci chiediamo come possa giovare all’Unione spaccarsi su temi tanto delicati, a pochi mesi dalla scadenza elettorale. Né capiamo quale vantaggio possa ricavare la Margherita dall’adozione di una simile linea, visto che questa le potrà pure fare guadagnare qualche voto conservatore, ma sicuramente le porterà via quelli, ben più numerosi, dei tanti insegnanti che finora hanno votato tale partito. Troppi nell’Unione non capiscono che oggi l’elettorato premia la nettezza delle posizioni.


Linee di intervento

Entrando nel merito del testo di Fiorella Farinelli, c’è da evidenziare che le linee generali programmatiche tracciate contengono alcuni contenuti positivi, soprattutto quando ci si attiene ad un livello del discorso di tipo generico:
1. quando si parla di “rilancio del sistema scolastico formativo e di Ricerca e sviluppo e di difesa di questo “contro ogni tentativo di frantumazione sotto la bandiera della devolution”;
2. quando si afferma di voler combattere la dispersione scolastica. Riteniamo che, per contrastare tale fenomeno, occorra necessariamente ripristinare l’obbligo scolastico. In merito va fatta un osservazione. Siamo lieti che Fiorella Farinelli, in tale sede, non abbia ribadita l’affermazione, asserita in un’intervista al Corriere della Sera in settembre, di ritenere giusto conservare il diritto-dovere, introdotto dalla Moratti; ci auguriamo, infatti, che l’autrice dello scritto non abbia voluto anche lei confondere i due concetti, affermando che il “diritto-dovere” sia equivalente all’ “obbligo”. In questo caso, saremmo conciati male, perché il “diritto-dovere”, che non obbliga nessuno, non è in grado affatto di combattere la dispersione scolastica, come, a suo tempo, evidenziarono i sindacati e la stessa sen. della Margherita Albertina Soliani che, a proposito di tale argomento dichiarò al sito ufficiale dell’Ulivo: "Prima cancella l'obbligo scolastico dalla legge e dai decreti, sostituendo il dettato della Costituzione con parole in libertà come diritto-dovere, poi il ministro Moratti va in televisione a dire che è la stessa cosa…”.
3. quando si riconosce il diritto all’apprendimento per tutta la vita a tutti, per “contrastare l’emarginazione educativa in tutte le situazioni territoriali e sociali più difficili”.

Nel momento in cui si passa però alle proposte specifiche, i punti di radicale disaccordo sono molteplici:
1. già il modo di concepire, nello specifico, il sistema nazionale di istruzione ci lascia sconcertati. Si assegna, infatti, allo Stato un generico compito di “definire gli ordinamenti, gli indirizzi generali,” (quali?) “la valutazione e la definizione degli standard formativi essenziali”, alle Regioni la competenza di “definire la rete delle strutture e dei servizi sul territorio e l’organizzazione del personale” e infine si assegna alla “scuola e alle agenzie educative” (quali agenzie: le private?) la progettazione e la gestione dell’offerta formativa. Tralasciando per ora il problema del settore privato, c’è da notare che comincia a delinearsi l’idea di un sistema nazionale di istruzione di tipo “debole”, in cui lo Stato ha compiti generici e poco incisivi, mentre quelli più importanti, come gli stessi contenuti dell’offerta formativa e la gestione del personale, sono abbandonati al caos delle scelte e delle condizioni più disparate, senza riferimenti comuni, che rendano la scuola pubblica l’Istituzione educativa della Repubblica. Sono proposte di un’enorme gravità. Abbiamo l’impressione che la devolution, uscita dalla porta stia rientrando dalla finestra. Sia chiaro, riteniamo anche noi che le scuole devono essere libere di progettare le loro offerte (ci mancherebbe altro!), le quali, necessariamente, devono essere riferite alle realtà territoriali e alle specifiche storie e tradizioni. Ma deve essere anche garantita l’omogeneità dell’offerta didattica e formativa sul territorio nazionale da parte dello Stato che deve gestire, inoltre, in prima persona l’organico. Il Sistema Nazionale di Istruzione deve funzionare, a nostro avviso, come un’ unica istituzione dello Stato, ma con un flusso continuo di scambi tra centro e periferia.
2. Al di là di affermazioni di principio, come quella di voler valorizzare la funzione docente (forse con un lifting agli insegnanti, visto che ci si lamenta, contemporaneamente, che “Il 50% dei docenti a tempo indeterminato ha più di 50 anni: un ostacolo evidente a fronte dei veloci cambiamenti…”: oppure li mandiamo a casa, magari senza pensione o che altro?), l’autrice del testo in esame ripropone la “gerarchizzazione” del corpo docente, introdotto dalla Moratti, ipotizzando meccanismi di carriera di stampo meritocratico. Sono buttate via, con arroganza, questa volta da un partito di centrosinistra, le positive esperienze di lavoro nei team e il fare collaborativo tra docenti, che stava dando i suoi frutti (dove c’era) e avrebbe dovuto semmai essere esteso a tutte le realtà. Non viene capito che la scuola non è un’azienda, non deve produrre merci, ma forma persone, per cui i meccanismi competitivi nuocciono ai rapporti personali e avvelenano il clima armonioso, che necessariamente deve esserci tra educatori. Va anche notato che, nel testo, si va ancora più in là della stessa Moratti, giacché si parla di demandare alle Regioni il compito di gestire il personale (altro modo di riconfermare la devolution).
3. Altro punto di grande disaccordo è la parte riguardante la scuola privata: d’accordo di fatto con la Moratti, viene conferito pari valore al settore privato, accanto a quello pubblico, andando oltre l’attuale politica scolastica con l’ipotesi di “caricare lo Stato del costo - parziale o totale - della funzione docente”.

Le proposte prioritarie

Alla lettura delle proposte prioritarie, lo sconforto cresce. Le principali sono due:
1. La rivendicazione di una posizione contro la linea “abrogazionista” da parte della Margherita e l’opzione per una modifica della legge Moratti, allo scopo di evitare “ulteriori terremoti” (sic!), che produrrebbero il “disorientamento nel corpo professionale e nelle famiglie”. A furia di isolarsi dalla società e di chiudersi nelle aule parlamentari, questo partito non si è accorto che la scuola sta vivendo un “terremoto” quotidiano da quando è stata scritta la legge di cui si parla e che ben altro si prospetterebbe, qualora l’Unione non l’abrogasse, tradendo la volontà del mondo della scuola. Siamo già alle macerie e c’è bisogno di ricostruire, ma la Margherita non si è accorta di nulla e teme il terremoto. Le motivazioni che muovono gli esponenti di questo partito, che condividono tali posizioni, sono in realtà diverse e non confessate chiaramente. Alle prime dichiarazioni, rilasciate contro l’abrogazione, da parte di Rutelli, non capivamo quali punti della legge potessero essere considerati buoni. Ci siamo accorti che la questione andava rovesciata. Allibiti, constatiamo infatti che i punti essenziali e più devastanti della “riforma” sono accolti come positivi, nel documento, mentre non si fa alcun cenno a quanto vada cancellato. Nessuna pronuncia c’è, ad esempio, sul tutor, il portfolio, le indicazioni nazionali, ecc. Abbiamo l’impressione, che la “riforma” sia gradita, ma si ritenga che vada modificato solo il modo di gestirla, magari aumentando le risorse. Ma un momento, anche qui c’è un tranello, perché buona parte di tali finanziamenti andrebbero al settore privato!
2. In questo quadro, non c’è da stupirsi che Fiorella Farinelli, in coerenza con quanto già ha affermato al Corriere della Sera nella citata intervista, ribadisca la scelta del doppio canale. Certo, si afferma a parole, come già fa la Moratti, che i due percorsi sono reversibili e, in più, si afferma genericamente che “La formazione di base per tutti i giovani deve svilupparsi su 10 anni” e che i percorsi devono avere “pari valore formativo”. Ne abbiamo forti dubbi, nella misura in cui viene ipotizzato un rafforzamento della formazione in apprendistato, con la conseguenza di spalancare le porte delle aziende ai nostri ragazzi, che, in cambio di un attestato di formazione e di titoli di studio, svolgerebbero lavoro non pagato nelle stesse, sottraendo tempo alla educazione ed istruzione a cui hanno ancora diritto, con il sorriso di coloro che dovrebbero invece educarli e tutelarli. Noi siamo per la netta separazione tra l’apprendimento nell’età della crescita e quello nell’età adulta. Infatti, con il primo la persona si forma e acquista abilità e competenze a scuola (certo non solo teoriche, ma radicate nella realtà e anche specifiche, attraverso anche un rafforzato studio laboratoriale), processo che, a nostro parere, deve prolungarsi fino a 18 anni, perché questo è il tempo necessario per “imparare ad imparare”, in modo da mettere in grado la persona che cresce di non dover subire un ruolo subalterno nella società. Il secondo apprendimento, quello dell’età adulta, avviene nell’istruzione superiore universitaria e nella formazione lavoro che si prolunga per tutta la vita.

Abbiamo l’impressione che, più che pensare alla formazione delle persone e dei cittadini di domani, con i loro diritti costituzionali, l’estensore del testo abbia avuto invece piuttosto presenti le istanze delle aziende e le pressioni che giungono dal mondo economico, che richiede lavoratori flessibili e precarizzati, con conoscenze adeguate ai bisogni del momento. Una conoscenza impartita a pillole lungo tutto l’arco della vita, a seconda delle richieste immediate.

La nostra proposta di scuola

Nella relazione di minoranza, redatta dalle sen. Soliani, Acciarini, ecc. , nella discussione sulla Legge Delega sulla scuola nell’ottobre del 2002, veniva sottolineato: “Il confine tra la cultura della scuola italiana e quella mercantile è netto. Questo confine il Governo lo sta abbattendo. Noi abbiamo un’altra idea della scuola perché abbiamo un’altra idea della società, del mercato, dello Stato sociale.
Noi vogliamo investire sulle persone, secondo l’articolo 3 della Costituzione, in ragione dei valori umani e sociali e del principio di cittadinanza. Noi pensiamo alla scuola come fattore di integrazione sociale. Una scuola che educhi alla libertà e alla democrazia. Una scuola laica, pienamente costituzionale. Nell’epoca della globalizzazione e della comunicazione mondiale, essa deve essere il luogo del pensiero pluralista, del confronto, dell’educazione alla coscienza critica”.

In accordo con tali affermazioni, secondo noi, lo Stato deve garantire un Sistema Educativo di Istruzione che formi i cittadini di domani, aiutando loro a raggiungere il pieno sviluppo come persone, acquisendo già qui competenze specifiche nei vari rami della conoscenza e in modo da potersi inserire al meglio nel mondo del lavoro. Il diritto alla conoscenza non può essere piegato alla logica del mercato.
Tutti dalla scuola devono ricevere una sufficiente motivazione e le adeguate competenze per poter affrontare una società complessa, ricca di innovazioni ma anche piena di pericoli di disgregazione. Devono trarre dall’esperienza scolastica una nuova gioia ed un ritrovato interesse alla vita e alla partecipazione.
Quello che sta succedendo nelle realtà urbane, in preda al degrado e al caos, sia da monito ai partiti dell’Unione.

Riteniamo che l’Unione sia di fronte ad una scelta: o continua a nascondersi dietro un non ben definito “obbligo all’ammodernamento” (mai univoco), che è, nella realtà, appiattimento sulle richieste provenienti dalle forze liberiste, con i loro interessi e la loro sete di massimo profitto, oppure sceglie di connotarsi come una forza di reale progresso, che sia in grado di opporre altre scelte (anch’esse possibili), tali da soddisfare i diritti di tutti secondo i principi sanciti dalla Costituzione, dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dalla Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia.

Dal mondo della scuola sono partite due iniziative: 1) una proposta di legge popolare per una buona scuola, che, non solo chiede l’abrogazione delle contestate leggi, ma propone anche le norme generali alternative sull’istruzione pubblica. E’ ancora in bozza ed è stata scritta da un comitato promotore costituito da docenti e genitori che, in questi anni, si sono impegnati con tenacia e con sacrificio, per contrastare le leggi che stanno gettando nel degrado la scuola pubblica. In questi giorni è in corso la discussione sul testo (reso pubblico ed inviato ai partiti, ai sindacati e alle associazioni) nei comitati, sorti nelle varie città e che si riferiscono alle scuole locali; 2) una proposta di legge per abrogare la legge n. 53/03 nei primi 100 giorni di governo e per chiedere, al contempo, il ripristino dell’obbligo, secondo l’art. 34 della Costituzione, portato gradualmente fino a 18 anni.
L’Unione, a nostro parere, non può ignorare tali iniziative e deve assolutamente avviare un dialogo costruttivo con i promotori.

Gemma Gentile
Per Foruminsegnanti.it


Last modified 2005-11-27 16:00
 

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