Avevamo ragione vogliono salvare la riforma Moratti
AVEVAMO RAGIONE
VOGLIONO SALVARE LA “RIFORMA” MORATTI
Mettendo in fila fatti e dichiarazioni degli ultimi giorni avevamo domandato: chi vuole salvare la “riforma” Moratti? Eventuali dubbi li ha spazzati via Ranieri, responsabile scuola dei DS, con un’intervista al Manifesto, dimostrando che, oltre alla Margherita, anche i DS corrono in soccorso della controriforma e non intendono impegnarsi per la sua abrogazione, ignorando la richiesta unanime del popolo della scuola pubblica che ha battagliato contro i nefasti progetti morattiani.
I DS, dice Ranieri, non vogliono abrogare la controriforma per “evitare di rimettere tutto in discussione” (stavolta Ranieri non ha tirato in ballo “il caos nelle scuole” e la “vacatio legis”, segno che le nostre e altrui argomentazioni hanno demolito tesi così peregrine) ma vogliono procedere con “una serie di provvedimenti mirati”, non meglio specificati.
Poi, dopo aver ricordato che i DS considerano “irrinunciabile” la cosiddetta autonomia scolastica (“madre” della controriforma Moratti e base della scuola-azienda; e altrettanto irrinunciabile i DS ritengono la legge“padre”, e cioè la parità scolastica, che ha messo sullo stesso piano scuola pubblica e privata), propone: a) il recupero della riforma Berlinguer con il “biennio unitario che risponde al problema della divaricazione sociale”; b) il rifiuto dell’innalzamento dell’obbligo a 18 anni, che non andrebbe bene in quanto “intervento solo formale” (???); c) la consegna degli organici dei docenti in mano alle Regioni, agli Enti locali e alla “scuola dell’autonomia”.
Traduciamo. I DS in realtà rilanciano ciò che unifica le riforme Berlinguer e Moratti: l’idea che una parte della scuola debba divenire avviamento al mestiere, subordinato alle esigenze delle aziende di avere manovalanza a buon mercato e precaria. Ma mentre Moratti vuole creare il “doppio canale” a livello nazionale, demolendo la scuola tecnico-professionale e affidando la metà degli studenti alla Formazione professionale, DS e Margherita (e gran parte delle Regioni) vogliono il “doppio canale misto (Stato-Regioni)”, ossia la strutturazione dell’avviamento professionale, dopo aver spezzato la scuola in due tronconi, su base locale, in dipendenza dal tessuto aziendale regionale.
Conseguentemente, Ranieri propone che anche le politiche di assunzione del personale siano impostate su base locale, aprendo la strada all’”ingaggio” diretto da parte dei capi di istituto (altro che “scuola dell’autonomia”) e ai contratti regionali; e ha “gran paura” dell’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, perché, lungi dall’essere un “intervento formale”, metterebbe l’avviamento al mestiere fuori dalla scuola, visto che la formazione professionale interverrebbe solo dopo i 18 anni, a scuola ultimata, a basi culturali e capacità di “lettura del mondo” consolidate.
Resta, infine, il mistero del rifiuto DS di abrogare il decreto per le materne, elementari e medie, sminando la scuola dalle “bombe deficienti” del tutor, dell’Invalsi, del portfolio, dei programmi morattiani e della devastazione che provocherebbe la scomparsa del tempo pieno. Ma tanti sono i misteri che la maggioranza del centrosinistra ci sta squadernando in questi giorni, in tutti i campi.
Per esempio: che differenza c’è tra il Berlusconi che manda le truppe in Iraq e il Prodi che si impegna a mantenere le truppe italiane su tutti i terreni di guerra ove sono attualmente, Afghanistan in primis (salvo in Iraq dove verrebbero sostituite da fantomatici “ricostruttori”), che intende “rinsaldare l’amicizia” con gli Usa di Bush, che rivendica la giustezza della guerra contro la Jugoslavia ed è pronto a farne ancora se ci saranno “pericoli di genocidio o di terrorismo”? E non è una scelta tra la padella e la brace quella tra il “semi-proporzionale” di Berlusconi e l’esaltazione del “maggioritario” che fanno Prodi e D’Alema? E chi è incudine e chi martello tra l’infame legge Bossi-Fini e la Livia Turco che giudica “una vera follia” la chiusura dei CPT? E come Prodi, presidente della Commissione europea che ha partorito la direttiva Bolkestein, convincerà i precari affermando che neanche la legge 30 verrà abolita ma solo “profondamente modificata”, magari proprio dal Treu (candidato al Ministero del lavoro) del famigerato “pacchetto” a cui dobbiamo la gran parte delle tipologie di precarizzazione che infestano l’Italia?
In tanti misteri appaiono due sole certezze: 1) i “soci di maggioranza” del centrosinistra cercheranno pure di mandare Berlusconi a Tahiti, cancelleranno un po’ di leggi ad personam, ma non intendono mutare i capisaldi della politica liberista e bellicista del centrodestra; 2) voltando le spalle al popolo della scuola pubblica, DS e Margherita non vogliono abrogare la controriforma Moratti, ma solo “aggiustarla”, partorendo un micidiale mix Berlinguer-Moratti.
Non è il caso di far saltare queste due certezze?
COBAS Comitati di Base della Scuola

