La riforma Moratti cancella le Province
Liberazione - 5 marzo 2006
La riforma Moratti cancella le Province
Giansandro Barzaghi
I recenti decreti che hanno dato il via libera alle sperimentazioni della Riforma del secondo ciclo, a partire dall’anno scolastico 2006/2007, rappresentano un vero e proprio strappo di natura politico-istituzionale. Come noto, il 16 settembre scorso è stato sottoscritto un accordo tra le Regioni e il Governo che impegnava quest’ultimo a non avviare sperimentazioni prima dell’anno scolastico 2007/2008.
Il ministro Moratti, invece, a due mesi dall’elezioni, di fatto ha introdotto la possibilità di avviare le sperimentazioni del nuovo ciclo già dal prossimo anno scolastico, mascherandole dietro un “progetto nazionale di innovazione” introdotto dal decreto ministeriale numero 775 del 31 gennaio scorso. Il tutto facendo riferimento all’autonomia scolastica e in particolare all’articolo 11 del dpr 275/99.
Un vero e proprio “colpo di mano”, così come dichiarato anche da Leonardo Domenici dell’Anci.
Ancor più grave è che il Decreto stabilisce che le autorizzazioni alle sperimentazioni siano attribuite agli uffici scolastici regionali, quando invece, secondo il d. p. r. 275/99, non ne hanno competenza. Non solo, «il Direttore generale dell’ufficio scolastico regionale (...) redige il piano regionale delle istituzioni scolastiche inserite nel progetto medesimo» (Decreto ministeriale 775 del 31/1/06 art. 5). Ciò nega il ruolo di programmazione dell’offerta formativa e della rete scolastica riconosciuto alle Regioni e alle Province dal decreto legislativo 112/98 rispettivamente agli articoli 138 e 139.
Il decreto sulla sperimentazione, inoltre, è stato approvato dopo il termine fissato per l’iscrizione alle scuole superiori e, soprattutto, dopo che Regioni e Province avevano già predisposto la programmazione della rete scolastica.
Per affrontare e discutere queste problematiche chiederò un incontro con il dottor Dutto ed inoltre, in qualità di coordinatore degli assessori all’Istruzione dell’Unione delle province lombarde, convocherò al più presto una riunione con tutti gli assessori competenti.
Tutto ciò a fronte di una situazione delle scuole pubbliche che in questi ultimi cinque anni si è fatta sempre più drammatica: dopo i tagli dei facilitatori di apprendimento, dopo l’aumento del numero di alunni per classe, dopo quattro finanziarie che hanno ridotto i fondi alle scuole, arriva, dulcis in fundo, l’ulteriore taglio di circa un miliardo di euro, che impedisce anche la gestione minima degli istituti. Si pensi che una scuola con circa 700 alunni, con 90/95 docenti, 25 Ata riceverà come finanziamento per il funzionamento amministrativo e didattico circa 5.000/6.000 euro per un anno. Un cambiamento di rotta si rende necessario a partire dall’abrogazione della Riforma Moratti.
* assessore all’istruzione ed edilizia scolastica della Provincia di Milano

