Il decreto sui giornali

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15 ottobre 2005

il manifesto – 15 ottobre 2005  

 

Che Letizia di riforma Nei licei dal 2006

Varato l'ultimo atto della scuola targata Berlusconi-Moratti. Il consiglio dei ministri dà il via libera al riordino delle superiori e anticipa la sperimentazione al prossimo anno contravvenendo agli accordi contratti con le regioni. Protestano i governatori, studenti e famiglie nel caos

IAIA VANTAGGIATO

ROMA
Ci avessero almeno fatto divertire con un attimo di suspence. Macché. La riforma della secondaria superiore - forte dell'approvazione dei suoi ultimi due decreti attuativi, quello sul riordino del secondo ciclo e quello relativo alla formazione e al reclutamento dei docenti - è passata senza colpo ferire, ieri, al consiglio dei ministri. La notizia non sconvolge: l'iter legislativo era blindato e dopo il parere favorevole delle commissioni cultura di camera e senato il suo stesso esito era scontato. Sì alla riforma, dunque, ma sì - soprattutto - all'anticipo della sperimentazione al 2006-2007. Così il ministro Moratti si rimangia l'accordo stipulato, il 15 settembre scorso, con la Conferenza Stato-Regioni. Accordo in base al quale nessuna sperimentazione sarebbe potuta partire prima del 2007-2008: «Rispettando l'autonomia scolastica - dichiara serafica e a sorpresa la ministra - i licei che vorranno, potranno sperimentare le nuove norme già a partire dal 2006».

Le elezioni sono alle porte e Letizia Moratti, «in corsa» come sindaco di Milano e insieme «rincorsa» dall'odiato e resuscitato Tremonti, fa la sua scelta e decide di cedere alle pressioni di una parte non irrilevante di Forza Italia e di An. Non la prende bene Vasco Errani, presidente della Conferenza dei «Governatori regionali»: «La Conferenza unificata aveva stabilito che l'eventuale sperimentazione doveva partire solo dopo un accordo con le regioni». Ma che ti fa Moratti? Prima firma l'accordo e poi si tira indietro. Un modo come un altro per redimere il conflitto: non quello tra maggioranza e opposizione ma quello - assai più infido - tra il governo e la maggioranza che l'appoggia.

Donna Letizia ha dovuto decidere se tener duro e difendere l'accordo con le regioni oppure arrendersi alle pressioni congiunte degli azzurri e dei nazional-alleati senza poter disporre di molto tempo per riflettere. La delega del parlamento sarebbe infatti scaduta lunedì prossimo. Ma negli ultimi giorni sia i deputati che i senatori avevano moltiplicato le pressioni anche formali, sino a votare in commissione l'anticipo della riforma. A modo suo, è anche questo un segno della ripresa di vitalità del centrodestra. Una coalizione che sino a poche settimane fa dava per certa la sconfitta e affrontava le diverse scadenze con palese rassegnazione ha ripreso coraggio ed è passata alla controffensiva. Rinviare l'inizio della sperimentazione avrebbe significato affrontare le elezioni senza poter vantare il compimento di una delle riforme più discusse messe in cantiere dal governo. L'anticipo consentirà invece di rivendicarla come un successo.

Ma non c'è stato solo l'assedio dei deputati di maggioranza. A insistere per l'avvio della riforma erano anche gli industriali, e infatti ieri Confindustra è stata celere nel complimentarsi e nel salutare con soddisfazione l'approvazione della stessa. Il segretario generale Rocca ha «confermato la positiva valutazione del processo di riforma, anche perché può contribuire al rilancio della cultura tecnica e scientifica della scuola secondaria italiana».

Di parere opposto il segretario della Flc-Cgil Enrico Panini. «La scuola superiore - attacca - oggi è unitaria, ma con la riforma sarà divisa in scuola di serie A (i licei) e di serie B (i professionali)». Panini segnala poi la riduzione dell'offerta formativa, in seguito «a una drastica riduzione di ore di funzionamento». Sullo stesso tono Piero Bernocchi portavoce nazionale dei Cobas-scuola: «E' gravissimo che la ministra Moratti abbia imposto in extremis i due decreti sulle medie superiori e sul reclutamento dei docenti e che, dopo aver rinunciato a far partire la contro riforma delle superioi dal prossimo anno reintrocuduca una demenziale sperimentazione `fai da te' sin dal 2006.

Tra le forze politiche, è l'intero centrosinistra a insorgere. Coriana dei Verdi è secco: «Ciò che negli anni `60 il centrosinistra aveva fatto, la cosidetta scuola di massa aperta a tutti, è stato spazzato via». E Bulgarelli, della Margheirta, non è meno severo, forse anche per respingere i sospetti di voler salvare una parte della riforma: «Così si fa precipitare la scuola nel disastro».

Quanto agli studenti, il caos è totale. Nessuna certezza sul valore dei diplomi cui non risponde più nessuna professione. E disordine epocale sulla sorte dei licei tecnologici ed economici.

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Liberazione – 15 ottobre 2005

 

Il governo finisce la scuola

Decreti su superiori e reclutamento dei docenti. Completato il pacchetto Moratti
O al liceo o nel "canale" della formazione professionale già in tenera età ma ospitati in "campus" polivalenti e "prof" reclutati dopo la laurea magistrale (triennale e a numero rigorosamente chiuso) e 1 anno di tirocinio. Con gli ultimi due decreti attuativi, Palazzo Chigi ha annunciato il completamento di quelle che si ostina a definire riforme. Ieri sono stati definiti gli ordinamenti delle superiori e le trafile per diventare insegnanti. Trionfale il premier ha definito «avanguardistico» un decreto che riporta la scuola a prima del 1961 (al 1923 per essere pignoli) quando si sceglieva, in base a censo e classe sociale, se imboccare il ginnasio o l'avviamento professionale. In pratica dal 2007 scompariranno gli istituti tecnici e ci saranno otto licei "vocazionali e professionali" (classico, scientifico, tecnologico, economico, linguistico, musicale, tecnologico e delle risorse umane) con diversi indirizzi, meno insegnamenti generali e più ore destinate all'inserimento nel mondo del lavoro, alcuni istituti professionali saranno assorbiti nei licei, altri scivoleranno nell'altro canale secondo indirizzi dettati dalle regioni.
Almeno sulla carta, la Moratti è compiuta, ossia è completa di decreti la famigerata legge 53 del 2003 che prevede l'iscrizione anticipata a materne ed elementari, taglia il tempo pieno e prolungato, comprime il tempo-scuola, consente piani di studio individualizzati dalle prime classi, riporta in auge la "maestrina dalla penna rossa" chiamandola tutor, istituisce il portfolio delle competenze, separa a 15 anni l'istruzione dalla formazione e annacqua l'obbligo scolastico in un generico diritto-dovere che si può assolvere anche lavorando gratis fino a 18 anni presso aziende compiacenti. Non è un caso che tra i primi messaggi entusiasti sia giunto quello di Confindustria che incassa un sistema formativo che addestra alla precarietà e rinuncia al suo ruolo di scuola della Repubblica.

Colpisce sindacati e società civile, l'imposizione in extremis dei decreti, con il piglio autoritario che ha contraddistinto l'intera epoca Moratti incurante della bocciatura incassata solo poche settimane fa dalla conferenza stato-regioni che le impedisce, ad esempio, di stabilire il calendario della sperimentazione della sua riforma alle secondarie. «Brutto pasticcio», «Momento nero, «Riforma virtuale», «Lutto per la scuola». Dalle moderate della Gilda e Uil, fino alle più radicali Cgil e Cobas, passando per Legambiente e Uds, la ministra incassa la solita bordata di fischi e commenti durissimi per aver separato «la scuola di serie A da quella di serie B, con una drastica riduzione di ore e un'offerta caotica. L'istruzione pubblica da diritto viene trasformata in merce», dice ad esempio Enrico Panini, segretario della Cgil scuola Flc. Gli studenti dell'Uds ricordano che non può esserci riforma senza partecipazione e condivisione. Perciò dal 26 ottobre partirà una Carovana dei diritti da Treviso a Palermo per suggerire al futuro governo alternative al doppio canale e politiche per un reale diritto allo studio. «Il decreto sul reclutamento apre la via alla chiamata diretta da parte dei presidi», denuncia il portavoce dei Cobas Piero Bernocchi preoccupatissimo dalle dichiarazioni recenti di esponenti ds e Margherita secondo cui la riforma non sarebbe poi da buttare e comunque non si potrebbe abrogare altrimenti la scuola «precipiterebbe nel caos» (ipse dixit il diessino Ranieri). Plaudono a Moratti solo Snals e giovani forzisti.

Che. Ant.

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L’Unità – 15 ottobre 2005

 

Con la riforma dei licei la Moratti completa la distruzione della scuola pubblica


Dubbi sulla sperimentazione del nuovo ciclo. Il ministro si lascia scappare «partirà nel 2006» ma poi si corregge «nulla di preciso». Panini (Cgil): «Tutto un pasticcio»


Due decreti (secondo ciclo di istruzione e formazione e reclutamento degli insegnanti) varati dal consiglio dei ministri: ultimi tasselli della riforma della scuola targata Moratti che ora, almeno formalmente, è completata. Tra molte polemiche: i decreti sono «destinati a creare disordine e incertezza nella scuola sino alle prossime elezioni», per la senatrice Ds Maria Chiara Acciarini. Gli studenti si preparano a tornare in piazza, e in carovana per le strade d’Italia. Quanto alla sperimentazione delle novità, restano i dubbi. Partirà dal 2006, limitatamente alla parte liceale e rispettando l'autonomia delle scuole, dice il ministro, ma più tardi precisa che «il decreto non contiene riferimenti precisi alla data di decorrenza». Così si preoccupano i governatori delle Regioni: sarebbe una «fuga in avanti», afferma Vasco Errani «grave ed improvvida». «Quello che non sappiamo - dice Andrea Ranieri, responsabile scuola e università Ds - è se il Ministro dell'istruzione abbia rispettato o meno gli impegni che si era assunta, assieme al ministro La Loggia, nella conferenza unificata Stato-Regioni tra i quali il rinvio della attuazione della riforma a non prima del 2007-2008 e il blocco della sperimentazione»: ha annunciato il rispetto del primo punto, «ma vaghe e incerte sono le sue affermazioni sul secondo». Per Albertina Soliani, Margherita: «Per fortuna, il danno è stato solo scritto e non ancora praticato. Un vero danno, però, c'è stato: la scuola italiana ha perso cinque anni». E il governo «è tornato ai tempi dell'avviamento con una logica classista», secondo Fiorello Cortiana, Verdi.
«È un brutto pasticcio, inaccettabile», dicono Fulvio Fammoni, segretario nazionale Cgil, e Enrico Panini, segretario generale Federazione lavoratori della conoscenza Cgil: «La scuola superiore, che oggi è unitaria, sarà divisa in scuola di serie A (i licei) e in scuola di serie B (i professionali). E regna il caos: il Consiglio dei Ministri approva un Decreto del quale, ad ore di distanza, non è noto il testo; il Ministro Moratti prima fa affermazioni sulla sperimentazione poi corregge se stessa. La scuola non si merita nulla di tutto questo».
«Ancora una volta l'opinione pubblica, le famiglie, gli studenti e il personale della scuola sono privi di informazioni puntuali e circostanziate» dice il segretario generale della Cisl Scuola Francesco Scrima. È «una riforma “virtuale”» commenta il segretario generale della Uil Scuola Massimo Di Menna. «Dal quadro tracciato dal decreto - spiega Di Menna - mancano completamente gli istituti professionali: il decreto non li regolamenta e rimanda alle Regioni. Ci si domanda che fine faranno questi istituti?».

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La Repubblica – 15 ottobre 2005

Scuola, il governo vara la riforma

Ma le Regioni si ribellano: la Moratti non ha rispettato i patti

"Con un blitz anticipata al 2006 la sperimentazione alle superiori"
Ogni istituto potrà scegliere i docenti con chiamata diretta

MARIO REGGIO

ROMA - La lunga marcia è finita. La riforma della scuola, annunciata dal premier Berlusconi e dal ministro Moratti il 5 febbraio del 2002, sembra aver chiuso l´ultimo capitolo. Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto sul riordino della scuola secondaria superiore e l´accesso alla professione d´insegnante. «Ora la scuola italiana avrà contenuti più moderni e insegnanti più giovani e qualificati», è stato il commento del premier. Ma le critiche sono molte. Tre anni e mezzo fa Berlusconi promise 8 miliardi di euro d´investimenti nell´istruzione e di soldi la scuola ne ha visti molto pochi. E anche l´ultimo atto è viziato da una scorrettezza di fondo, secondo molti.
Il via libera alla riforma della secondaria superiore è partita dopo che la Moratti, lo scorso 15 settembre, accettò le condizioni poste dalla Conferenza dei presidenti delle Regioni: il testo del decreto deve essere modificato e la riforma potrà essere operativa solo dopo l´accordo con i governi regionali e non prima dell´anno scolastico 2007-2008. Qualsiasi sperimentazione sarà vietata fino a che i tavoli tecnici tra governo e Regioni non abbiano raggiunto il pieno accordo sui punti controversi.
Invece, ieri mattina a Palazzo Chigi, il ministro Moratti ha candidamente annunciato che «rispettando l´autonomia scolastica, i licei che lo decideranno potranno sperimentare le nuove norme a partire dal settembre 2006». Proprio quello che avevano reclamato Forza Italia e An dopo l´accordo "forzato" con i governatori. Una posizione sostenuta anche dai governi della quattro Regioni di centro-destra, che avevano votato contro il documento approvato dai sedici governatori del centro-sinistra.
Nel pomeriggio la Moratti ha aggiustato il tiro smentendo quanto affermato in mattinata: «Nel decreto non è specificata la data dell´inizio della possibile sperimentazione della riforma, e tutto è lasciato all´autonomia decisionale degli istituti scolastici nonché limitata agli otto licei».
La reazione di Vasco Errani, governatore dell´Emilia-Romagna e presidente della Conferenza nazionale dei presidenti delle Regioni, non si è fatta attendere. «Le Regioni e le autonomie locali hanno firmato un accordo con il governo molto chiaro: nessuna sperimentazione senza una revisione globale del decreto, un impianto che io non condivido. E nessuna revisione c´è stata. Non ho letto il testo del decreto, ma sarebbe una cosa gravissima ignorare un accordo preso in una sede istituzionale come la Conferenza unificata Stato-Regioni, e sottoscritta dal ministro La Loggia. Oltre al vulnus istituzionale la sperimentazione fatta così creerebbe una confusione dannosa nella scuola, tra i genitori e gli studenti».
In attesa di leggere il testo del decreto, ancora top secret, il Consiglio dei ministri ha certamente approvato il riordino dei percorsi d´accesso alla professione d´insegnante, modificando radicalmente l´impianto sulle scuole di specializzazione nate nel 1999. Dopo la laurea tre più due, gli aspiranti frequentano i «centri d´ateneo», creati nelle università. Dopo la selezione entrano nelle graduatorie regionali e ogni scuola potrà scegliere l´insegnante che preferisce. Dopo un anno di contratto di formazione-lavoro, il docente verrà confermato o bocciato.
«È stato fatto un clamoroso passo indietro - commenta Giunio Luzzatto, ordinario di Fisica a Genova e coordinatore delle scuole di specializzazione - l´abilitazione si otterrà al termine di un percorso solo accademico ed è passata la "chiamata diretta" delle scuole che non dà alcuna garanzia».

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La Stampa – 15 ottobre 2005

LA NUOVA LEGGE LA SPERIMENTAZIONE PARTIRÀ SOLO DAL SETTEMBRE 2007, SEMPRE CRITICI SINDACATI E OPPOSIZIONE

Scuola, varata la riforma

Sì ai decreti su reclutamento degli insegnanti e media superiore

Raffaello Masci

ROMA
La riforma della scuola è un fatto. Dopo 34 tentativi, il ministro Letizia Moratti ha fatto quanto, prima di lei, era riuscito solo a Giovanni Gentile nel 1924. L’ultimo atto si è compiuto ieri mattina con il varo definitivo degli ultimi due decreti attuativi della legge 53 del 2003: quello sul reclutamento degli insegnanti e quello (fondamentale) sul secondo ciclo (la scuola superiore). Ora manca solo l’adempimento tecnico della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale che avverrà entro 15 giorni.
Questo evento, che il governo ha salutato come «epocale», non mette fine tuttavia alle turbolenze che attraversano la scuola: né questi decreti né l’intero impianto della riforma trovano il consenso dei sindacati e dell’opposizione. Esiste poi un pericoloso contenzioso con le Regioni sulla gestione della Formazione professionale. L’esito più evidente delle controversie è che la sperimentazione del secondo ciclo (passo obbligato prima della sua piena entrata in vigore) non potrà avvenire prima del settembre 2007, quando cioè non ci sarà più la Moratti ai vertici del ministero e, forse, neppure questa stessa maggioranza al governo. Con tutte le conseguenze del caso.
DOCENTI. Il decreto sul reclutamento degli insegnanti prevede «pari dignità di tutti i docenti» indipendentemente dall’ordine di scuola: maestri e professori di liceo avranno lo stesso inquadramento e dovranno avere la stessa formazione, e cioè una laurea (oggi non obbligatoria per i maestri) più un percorso di formazione specifica post laurea, che si concluderà con un esame di Stato abilitante. L’accesso alle scuole di specializzazione sarà programmato su base regionale in considerazione delle esigenze stimate e quindi, finita la formazione, ogni insegnante dovrebbe avere il posto assicurato. Il «cursus» però non è finito: dopo la specializzazione, l’insegnante dovrà sostenere un esame abilitante, superato il quale accederà ad un «tirocinio obbligatorio» di un anno presso una scuola assegnata nell’ambito della Regione. Solo dopo, previo un ennesimo concorso che stabilirà una graduatoria, potrà accedere alla sua scuola definitiva. Un calvario, certamente, ma anche un prevedibile posto sicuro.
PRECARI. La nuova formula di reclutamento dovrebbe mettere fine al fenomeno del precariato, secondo il legislatore. Quanto ai «precari storici», che sono ancora 100 mila circa dopo le ultime assunzioni, sarà loro riservata una quota del 50% dei posti disponibili, cui accedere secondo la vecchia graduatoria. Il tutto fino ad esaurimento.
LICEI. Il decreto sulla scuola superiore è stato il più controverso. Prevede un «percorso unitario» articolato su due grandi canali «di pari dignità»: il sistema dei licei e quello della formazione professionale. I licei saranno otto (artistico, classico, economico, linguistico, musicale e coreutico, scientifico, delle scienze umane, tecnologico). I licei economico e tecnologico sono definiti «vocazionali», in quanto presentano un percorso di specializzazioni (due indirizzi articolati in quattro settori ciascuno per l’economico, e otto indirizzi per il tecnologico). Si è così recuperata pienamente la grande esperienza degli istituti tecnici che, altrimenti, sarebbe stata diluita in una licealizzazione strisciante. Le associazioni imprenditoriali si erano fortemente battute perché questo patrimonio non si perdesse.
FORMAZIONE. I licei hanno impostazione propedeutica agli studi universitari, la formazione professionale è orientata all’accesso a una professione. La riforma prevede per questo canale solo i «livelli minimi essenziali» (durata quadriennale, orari, standard, valutazione, modalità di passaggio all’università) mentre l’offerta formativa è proposta e gestita dalle Regioni secondo tradizioni ed esigenze del territorio.
CAMPUS. La riforma introduce il Campus: una istituzione scolastica nella quale potranno interagire sia i licei tecnologici che gli istituti professionali. Si tratterà, secondo il decreto, di un polo in cui più istituzioni scolastiche affini potranno organizzare attività comuni (laboratori, progetti, collaborazioni con il territorio).
LINGUE. Altra novità importante è l’introduzione dell’inglese come lingua obbligatoria per tutti con la possibilità di studiarla fino «ai livelli di lingua madre», più una seconda lingua comunitaria.
ALTERNANZA. Dai 15 anni in avanti gli studenti potranno effettuare periodi di alternanza scuola-lavoro: due-tre settimane di didattica in aziende o enti pubblici, guidate dalle scuole in accordo con le associazioni imprenditoriali per facilitare l’approccio.
TEMPI. La sperimentazione della nuova secondaria partirà solo dal settembre 2007. Tuttavia alcuni licei potranno decidere autonomamente di avviare una sperimentazione già dal settembre prossimo. L’intera riforma sarà a regime nel 2010.

 


Last modified 2006-06-13 21:04
 

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