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Sullo sciopero del 25

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di Michele Corsi

Sullo sciopero del 25

 

di Michele Corsi

 

Il governo ha varato una finanziaria i cui effetti devastanti riguardano tutti. Ad esempio taglia selvaggiamente i trasferimenti agli enti locali: tutti prendiamo i bus, la metro, o abbiamo figli o parenti i cui figli vanno in nidi comunali o in edifici scolastici comunali. Oppure ogni tanto finiamo in ospedale, e magari gradiremmo essere posati su un letto e non lasciati in mezzo a una corsia. La stessa finanziaria promette di tagliare 100.000 posti di lavoro precario nella pubblica amministrazione e di non rinnovare i contratti pubblici, e tra questi, forse, anche quello della scuola. Per questo le confederazioni hanno proclamato per il 25 novembre uno sciopero "generale", perché il tema, per l'appunto, riguarda tutti. Però nella scuola è un po' meno generale. Nella scuola si dovrebbe scioperare un'ora e basta. Gli altri: 4, noi: 1.

In ambito sindacale la giustificazione che circola tradizionalmente in questi casi (perché non è la prima volta) è: i lavoratori della scuola sono meno combattivi degli "altri". La giustificazione ha successo perché si incrocia con certo qualunquismo scolastico autodenigrante e masochistico: ogni docente e ata, in qualche momento della sua vita, ha desiderato intensamente una ecatombe di colleghi. E allora la giustificazione "piglia".

Poniamo che sia vero. Supponiamo cioé che docenti e ata siano una massa di rammolliti spoliticizzati. Bene, non capisco perché a questa situazione si dovrebbe rispondere con un'ora di sciopero. Se vi è una categoria da "stimolare" quale misura si dovrebbe prendere al posto dello sciopero? Farle il solletico? Nella mia scuola i personaggi piu' spoliticizzati e devastanti, alla notizia dell'ora di sciopero, mi hanno detto: "un'ora? E a che serve?". Quelli piu' politicizzati, invece, si sono limitati a farmi un gestaccio con la mano.

Però voglio anche dire una cosa. Questa storia che la scuola non sciopera è una balla. Siamo abituati a sentirci dire che le altre categorie quando scioperano arrivano al 90%. Ma non è vero. Quando chimici, metalmeccanici, tessili, danno quelle cifre si riferiscono alle grandi fabbriche, ma che coprono una percentuale minoritaria sul totale degli addetti. La gran parte infatti lavora in medie e piccole aziende dove non sciopera mai nessuno. Basti vedere le statistiche sulla partecipazione agli scioperi pubblicati dall'istat e ce ne renderemmo conto. In realtà penso che la scuola sia una delle categorie più disponibili alla sciopero (anche perché i prezzi da pagare non sono così alti come nelle aziende medio piccole cui corrisponde la stazza delle nostre scuole). Quindi: basta piangerci addosso. Del resto, lo sciopero generale è tale anche per categorie le cui percentuali di sciopero fanno ridere i polli: credito, servizi, assicurazioni... E non capisco perché se la finanziaria è considerata un danno per loro non lo sia anche per noi.

Non capisco quelli che giustificano lo sciopero di un'ora facendo intendere che non riguarda specificamente la scuola. A parte ogni altra considerazione (siamo lavoratori come gli altri e dunque come gli altri dovremmo farci carico anche di problemi generali) non capisco perché le stesse persone si sono sempre rifiutate di proclamare uno sciopero specifico sui temi della scuola. Quando gli chiediamo uno sciopero contro la Moratti, dicono che non si può perché il problema è generale, e ci fanno scioperare sulle pensioni, quando gli altri scioperano per problemi generali noi no perché non è sufficientemente specifico. Bah.

Poi. Viviamo in una fase politica particolare dove il berlusconismo agita gli ultimi (?) pericolosi colpi di coda. A me pare nell'aria (e la sorprendente partecipazione alle primarie lo dimostra) che la gente vuol farla finita con la banda del buco. Sembra evidente che, dunque, questo sciopero può (può) assumere un significato politico come quello delle primarie: uno schiaffo, una maniera perché la gente possa esprimere "plasticamente" il proprio ripudio contro questo governo.

 

Domandina: ma non è una cosa che interessa anche noi della scuola? Il destino del nostro movimento e della nostra resistenza non è anche legato a come e a quando riusciremo a mandarli a casa? Altra domandina: come si fa a non vedere con speranza alla possibilità che convergano sullo stesso terreno e nella stessa giornata lo scontento dei lavoratori e la recente attiva mobilitazione degli universitari?

Diciamo la verità. La vera ragione per cui ci vorrebbero far scioperare per un'ora e basta è che lo sciopero della scuola crea "casino". Studenti in giro, genitori che devono piazzare i figli, ecc. Trattandosi però di uno sciopero generale, anche i "genitori" dovrebbero farlo, e trovarsi le scuole chiuse può essere un ulteriore stimolo per parteciparvi. Ma questo non è lo spirito con cui si è proclamato lo sciopero, pensato come sciopero "testimonianza". E' evidente da parte di Cisl e Uil la volontà di non assecondare un clima politico di radicalizzazione sociale antiberlusconiano, come del resto è evidente la volontà della Cgil di cedere rapidamente a questa impostazione per salvaguardare la mitica "unità". Lo sciopero di un'ora della scuola è una maniera per non farlo affatto e dunque ridurre il potenziale dirompente dello sciopero generale.

I sindacati di base non sono la mia parrocchia, sono iscritto alla Cgil, ma non sono così pirla da attaccarli proprio nel momento in cui fanno la cosa giusta. Cioé la cosa che avrebbero dovuto fare i confederali. Lo sciopero proclamato dai cobas per tutta la giornata il 25 novembre permette a tutti di disporre della copertura sindacale per fare lo sciopero nel numero di ore che è giusto ed opportuno. Naturalmente spero che la Cgil scuola ci ripensi, spero che la Cgil scuola milanese in particolare, come ha già fatto in passato, proclami per conto suo lo sciopero della scuola per tutta la mattinata. Ma se nulla di tutto ciò accadrà i lavoratori della scuola hanno la possibilità di scioperare lo stesso e di essere presenti in piazza insieme alle altre categorie nelle manifestazioni che ci saranno nelle varie città, anche portando le proprie specifiche rivendicazioni. Il nostro tempo è qui, ed è cominciato da un pezzo.

 

Milano, 31 ottobre 2005

 


Last modified 2005-11-03 22:41
 

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