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La protesta degli studenti sulla stampa e in rete

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13 ottobre 2005


Il Corriere della Sera – 13 ottobre 2005

 

Migliaia in corteo, dal Nord al Sud. «Subito l’obbligo scolastico a 18 anni»

Studenti in piazza in trenta città «La riforma Moratti va abolita»

Da Torino a Palermo. Sono circa trenta le città in cui, nella giornata di ieri, gli studenti delle scuole superiori sono scesi in piazza per protestare, a pochi giorni dalla sua approvazione (la delega scade il 17 ottobre), contro la riforma Moratti. L’organizzazione della manifestazione ha visto unite, per la prima volta dopo anni, tutte le componenti degli studenti che si richiamano al centrosinistra (Unione degli Studenti, Studenti di sinistra e Rete sempre ribelli). Tra le loro richieste, oltre all’abrogazione della riforma, anche l’innalzamento dell’obbligo scolastico fino a 18 anni e una maggiore democrazia e partecipazione degli allievi nelle scuole. Esigenze e domande che gli studenti hanno voluto sottoporre anche all’attenzione delle forze politiche di centrosinistra che si candidano a governare nella prossima legislatura.
Secondo le stime degli organizzatori la protesta avrebbe ottenuto un grande successo, coinvolgendo centinaia di migliaia di studenti. Almeno 250 mila in tutta Italia sarebbero stati i partecipanti alle manifestazioni organizzate nelle varie città: 30 mila in corteo a Napoli, 25 mila a Milano, 20 mila a Roma e a Palermo e poi migliaia a Firenze, Bologna e Venezia. E non è mancato nemmeno il sostegno dei più "vecchi". Molti universitari, infatti, hanno marciato accanto a liceali e futuri periti e ragionieri. A Trieste, poi, hanno preso parte al corteo che ha sfilato per le vie del centro anche i rappresentanti dei Ricercatori universitari. I quali sono coinvolti anche nelle manifestazioni dei nostri atenei. Dove intanto prosegue e cresce di intensità con le prime occupazioni la mobilitazione contro il disegno di legge sullo stato giuridico.

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L’Unità – 13 ottobre 2005

 

Studenti in piazza: in 20mila per diro no alla riforma Moratti

di red

«Cancellare la riforma Moratti», «Un'altra scuola è possibile», «Sapere è difendersi»: tanti striscioni, colori e cori alla manifestazione contro la riforma Moratti e in difesa della scuola pubblica che si è svolta a Roma e in una cinquantina di città dal Nord al Sud italia (da Firenze a Foggia, da Messina a Torino, da Trieste a Barletta). Promotori della mobilitazione Unione degli Studenti, Studenti di sinistra e Rete sempre ribelli che sollecitano, tra l'altro, l'innalzamento dell'obbligo scolastico fino a 18 anni, una legge quadro nazionale per il diritto allo studio e politiche complessive sull'accesso ai saperi, una maggiore democrazia e partecipazione degli studenti nelle scuole. Insomma fermare il “riordino” della secondaria superiore ormai giunto in dirittura d'arrivo, all'indomani del parere favorevole della commissione Cultura della Camera e a pochi giorni dal termine per l'approvazione del decreto sulla secondaria superiore (la delega scade il 17 ottobre).

A Roma gli studenti delle scuole superiori laziali si sono radunati in Piazza della Repubblica (ventimila per gli organizzatori, qualche migliaia per la Polizia) e hanno dato vita ad una manifestazione allegra e colorata, al ritmo della musica dei 99 Posse e di Piero Pelù. «Siamo qui per chiedere l'abrogazione della Legge Moratti e più investimenti per la scuola pubblica. La scuola privata? Dovrebbe sostentarsi da sola» spiega Alessio, dell'Istituto Neumann.

Tra gli slogan molti risalgono agli anni sessanta «Se non cambierà lotta dura sarà», «Contro la scuola dei padroni, cento, mille occupazioni» mentre molti altri hanno preso di mira il ministro dell'Istruzione Moratti e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, chiedendo l'immediato ritiro della riforma scolastica, definita dagli organizzatori «una riforma fascista che riporta l'Italia nel passato».

In una mattinata tranquilla, c'è stato qualche momento di tensione quando il corteo ha attraversato via Cavour, dove alcuni ragazzi hanno scritto si muri e porte di abitazioni con bombolette spray. Alla fine comunque gli organizzatori si sono detti soddisfatti: secondo Luigi, della sinistra giovanile, «Quest'anno la mobilitazione è riuscita molto meglio dell'anno scorso, e questa è solo la prima di un autunno che si preannuncia caldo». In una nota, l'Unione degli Studenti chiede all'opposizione di centrosinistra di impegnarsi per l'immediata cancellazione della riforma Moratti, per l'innalzamento dell'obbligo scolastico, per una seria politica di diritto allo studio e di valorizzazione della partecipazione nelle scuole.

Intanto continua anche la mobilitazione degli universitari che hanno occupato diverse facoltà a Roma

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Liberazione – 13 ottobre 2005

 

250mila liceali nelle piazze di trenta città e altre facoltà occupate

Cresce la protesta di studenti medi e universitari contro le "riforme" che Moratti cerca di imporre. Oggi corteo alla Sapienza, epicentro degli atenei in rivolta
Checchino Antonini
«Dopo una giornata così dalla ministra ci aspettiamo una sola ragionevole risposta: il ritiro del decreto e la sua lettera di dimissioni», fa sapere Michele De Palma, coordinatore nazionale dei Giovani comunisti osservando l'invasione di liceali e i blocchi della didattica in quasi tutte le università. «C'è in giro una domanda di partecipazione: assemblee, cortei e occupazioni sono un cantiere nazionale per un cambiamento reale e, nei prossimi giorni, potrebbero aumentare e radicalizzarsi le manifestazioni». Primo banco di prova, il corteo di stamattina alla Sapienza guidato dalle dieci facoltà occupate (alle 11 dalla Minerva). «Bloccheremo tutta l'università con la parola d'ordine "Né Zecchino, né Moratti"», dice Elisa Coccia, studentessa di psicologia e consigliera d'amministrazione della Sapienza al termine dell'ennesima giornata di assemblee.
Tornando ai liceali: hanno sfilato chiedendo l'innalzamento a 18 anni dell'obbligo scolastico e un'autoriforma della scuola invece di una controriforma imposta, a fatica e con memorabile arroganza, da Letizia Moratti. I loro colleghi della Campania hanno chiesto anche 150 milioni per finanziare la legge regionale per il diritto allo studio mentre i giovani comunisti torinesi si sono momentaneamente staccati dal corteo in Via S. Francesco d'Assisi per andare a piazzare un gigantesco post-it giallo sul portone di Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte. C'era scritto "Voglio che siano cancellati i buoni-scuola". Così hanno voluto caratterizzare la loro "giornata del desiderio" segnalando un problema - la pioggia di soldi pubblici alle private - che Bresso s'era impegnata a risolvere e che, comunque, non è solo piemontese. «Questa dimostrazione è stata fatta davanti a una giunta "amica" perché gli amici si vedono nel momento del bisogno», spiega Roberto Pietrobon, coordinatore dei Gc piemontesi.

Roma, Firenze, Torino, Milano, Napoli, Palermo: il grosso dei 250mila è passato di qui ma anche città più piccole - Sorrento, Andria, L'Aquila, Sapri Cremona solo per citare - sono state segnate dal passaggio delle "farfalle rosse". Molti studenti, infatti, stanno adottando il simbolo del collettivo di Siena autore della recente contestazione di Ruini. Il senso è quello di allargare la vertenza scuola con la rivendicazione di una istruzione più laica e di una vita meno precaria. Durante i cortei non sono mancate azioni come l'occupazione temporanea di un albergo a Milano che sfrutta il lavoro degli stagisti, di una scuola dismessa a Bari e altre azioni di riappropriazione dei saperi. «E' solo l'inizio - assicura Federico Tomasello, responsabile studenti dei Gc - saremo a fianco dei ricercatori precari il 24, quando la camera voterà il vergognoso ddl Moratti e, soprattutto noi che siamo piccoli e invisibili, faremo tremare la terra sotto i piedi dei potenti il prossimo 17 novembre, giornata mondiale sulla formazione lanciata da Porto Alegre».

A Torino, Bologna (dove il rettore è stato relegato in fondo in fondo) e in molte altre città, gli universitari - studenti, docenti e ricercatori - si sono mescolati ai cortei dei medi segnando un intreccio che, nelle passate stagioni, non era facile mettere in pratica. Oggi il vertice della Crui, la conferenza dei rettori, potrebbe registrare dimissioni di massa in polemica col ddl e stimolare un'ulteriore scintilla per l'ondata di occupazioni. Anche l'Udu, l'Unione degli universitari, ha promosso una settimana di mobilitazione - dal 17 al 23 - con iniziative in 20 città città universitarie per denunciare l'assenza in Finanziaria di interventi per il potenziamento del diritto allo studio. Sono stati individuati sette "diritti capitali" (casa, trasporti, salute, mensa, borse di studio, divertimento e accesso ai saperi) e altrettante città di riferimento (L'Aquila, Siena, Napoli, Cagliari, Palermo, Pavia, Lecce) che un giorno dopo l'altro ospiteranno le mobilitazioni più significative.

Sulla brutta giornata della ministra interviene anche Enrico Panini, leader della Cgil scuola solidale tanto con i liceali quanto con i ricercatori: «La mobilitazione degli studenti medi rappresenta un fatto straordinario. Che sia un così alto numero di giovani a denunciare la grande disuguaglianza che si produrrebbe con l'introduzione della separazione fra chi studierà nei futuri licei e chi frequenterà l'istruzione professionale significa che l'insidia della privatizzazione della scuola viene respinta con decisione». Scontata l'adesione dei Cobas a manifestazioni che chiedono così radicalmente la cancellazione del pacchetto Moratti. Piuttosto Piero Bernocchi, portavoce storico del sindacato autorganizzato, si dice «sorpreso dalla sorpresa» con cui molti esponenti del centrosinistra hanno reagito al colpo di mano di Letizia Moratti al senato mentre nella Margherita e tra i ds, specie nelle regioni dove sono al governo, c'è una voglia strisciante di conservare le controriforme, magari con qualche aggiustamento. E allora anche i Cobas ripetono la domanda dei 250mila studenti: «Perché l'Unione non si impegna fin da ora ad abrogare tutto?». Già, perché?

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La Repubblica – 13 ottobre 2005

Oltre quaranta città coinvolte. Tra le richieste l'innalzamento dell'obbligo
a 18 anni. La solidarietà della Cgil e dell'Unione, polemica da Forza Italia

"Cancellate subito la riforma" migliaia in corteo contro la Moratti

di DANIELE SEMERARO


ROMA - Decine di migliaia di studenti sono scesi in piazza, oggi, in tutta Italia per protestare contro la riforma scolastica proposta dal ministro Moratti. La manifestazione, organizzata dall'Unione degli Studenti, Studenti di Sinistra e Rete Studenti, ha avuto l'appoggio di tutte le associazioni studentesche, anche quelle di diretta emanazione dei partiti. Il corteo principale si è snodato per il centro di Roma, ma forti adesioni sono state registrate anche a Torino, Milano, Palermo, Trieste, Firenze. Record di presenze, secondo gli organizzatori, a Napoli.

Per l'Unione degli Studenti la manifestazione "nel complesso è andata molto bene, con una quarantina di cortei nelle principali città italiane".

"Mancano pochi giorni al termine per l'approvazione del decreto sulla scuola secondaria - spiega in una nota l'Unione degli Studenti - e il ministro Moratti sembra intenzionato ad andare avanti, nonostante il dissenso espresso ripetutamente da studenti, insegnanti, persino dalla Conferenza Stato-Regioni".

"Quello proposto dal governo è un progetto che divide in maniera netta chi va al liceo e chi va negli istituti professionali - ha detto Mauro Casola Coordinatore nazionale Uds -. Sono quattro anni che siamo mobilitati affinché questa legge non passi, e non è passata proprio grazie alle nostre proteste. Persino Confindustria ha mostrato perplessità. Siamo decisi a far sentire di nuovo la nostra voce di studenti".

Con la protesta si chiede al ministro dell'Istruzione Letizia Moratti di riflettere su tre punti principali:
1. Innalzamento graduale dell'obbligo scolastico fino a 18 anni. "Vogliamo un investimento grosso da parte del governo - continua Casola - per tamponare la dispersione scolastica, che in regioni come Sicilia e Sardegna arriva fino al 40%".
2. Legge quadro nazionale per il diritto allo studio e politiche complessive sull'accesso ai saperi.
3. Riforma degli organi collegiali nazionali e periferici per garantire maggiore democrazia e partecipazione degli studenti nelle scuole.

"Crediamo - hanno detto inoltre i promotori - che l'approvazione di questa riforma sarebbe deleteria per la scuola pubblica del nostro paese. Vogliamo che chi si propone come alternativa di governo si impegni per la cancellazione immediata della riforma Moratti".

Tra i punti più contestati della bozza di riforma del ministro dell'Istruzione la previsione di otto licei: classico, scientifico, linguistico, artistico, scienze umane, tecnico, musicale ed economico. La scuola professionale, poi, verrebbe affidata alle regioni e divisa in quattro anni obbligatori e un quinto opzionale, al quale accederà solo chi vorrà proseguire gli studi all'università.

Per Enrico Panini, segretario generale della federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil, oggi "è stata una brutta giornata per il ministro Moratti. La mobilitazione degli studenti medi - ha aggiunto - rappresenta un fatto straordinario:si tratta di una prova di grande responsabilità e maturità, di chi non si rassegna ad assistere al peggioramento della scuola pubblica".

"Oggi gli studenti - ha detto la parlamentare diessina Alba Sasso - reclamano a gran voce un ruolo da protagonisti nella scuola e nei processi di formazione e apprendimento: quel ruolo che è stato loro negato dagli interventi legislativi di questa destra e di questo governo.
La manifestazione di Roma "Dalle grandi manifestazioni degli studenti - affermano i senatori dell'Unione - giunge un grido di dolore e di indignazione che il governo continua a non ascoltare".

Per Simone Baldelli, coordinatore nazionale dei Giovani di Forza Italia le manifestazioni di oggi sono state invece "uno spot studentesco per le primarie della sinistra. Questi cortei - ha aggiunto Baldelli - hanno sempre meno a che vedere con i diritti degli studenti".
(12 ottobre 2005)

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www.flcgil.it - 12 ottobre 2005

250.000 studenti medi in piazza per difendere la scuola pubblica ed il diritto ad un futuro meno diseguale

Una brutta giornata per il Ministro Moratti.

Infatti, anche oggi nelle università continua la mobilitazione contro il Disegno di Legge sullo stato giuridico che cresce di intensità con l’avvio delle prime occupazioni.

Sempre oggi manifestazioni, assemblee, occupazioni sono state promosse in tutte le province del nostro Paese da un cartello composto dalle più rappresentative ed importanti associazioni di studenti medi per chiedere il ritiro del Decreto sulla secondaria.

La mobilitazione degli studenti medi rappresenta un fatto straordinario.

Perché raccoglie il consenso di tante associazioni e perché oltre 250.000 studenti si sono ritrovati a protestare contro il Decreto Moratti sulla secondaria, per rivendicare le ragioni di un’altra scuola.

Si tratta di una prova di grande responsabilità e maturità, di chi non si rassegna ad assistere al peggioramento della scuola pubblica.

Che sia un così alto numero di giovani a denunciare la grande disuguaglianza che si produrrebbe con l’introduzione della separazione fra chi studierà nei futuri licei e chi frequenterà l’istruzione professionale significa che l’insidia della privatizzazione della scuola viene respinta con decisione.

Siamo solidali con questa protesta che ha al centro obiettivi che da tempo vedono impegnata anche la FLC Cgil.

Roma, 12 ottobre 2005

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www.flcgil.it - 12 ottobre 2005

 

Le manifestazioni degli studenti medi

 

Si sono svolte questa mattina  in circa 40 piazze italiane le manifestazioni studentesche contro la riforma Moratti, in particolare contro il decreto sul secondo ciclo di istruzione,.

Dopo anni gli studenti e le loro diverse organizzazioni sono scesi tutti insieme in piazza per dire No ad una riforma che mira a dividerli per appartenenza sociale e culturale, negando loro il diritto a sognare un futuro migliore.

Dalle notizie che ci pervengono i numeri sulla partecipazione degli studenti sono davvero alti e vogliamo credere tali da non poter essere sottaciuti, come in altre occasioni pure è accaduto.

A Roma circa 20.000 ragazzi in corteo, altrettanti a Palermo, Napoli, 15.000 a Salerno….e attendiamo le altre piazze.

All’indomani del parere della Camera dei Deputati sul decreto sul secondo ciclo e alla vigilia della sua probabile definitiva approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, gli studenti lanciano un chiaro, inequivocabile urlo di rifiuto alle proposte di questa maggioranza sul loro destino.

Ma non solo, questa imponente partecipazione studentesca parla anche a chi, a centrosinistra, si candida a governare il paese nella prossima legislatura:  gli studenti chiedono di essere ascoltati e coinvolti  nella costruzione di una proposta alternativa a quella della Moratti; chiedono la cancellazione immediata della legge 53/03, senza infingimenti e ambiguità, chiedono l’elevamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, interventi a sostegno del diritto allo studio e spazi di democrazia e partecipazione nelle scuola.

Noi, nel condividere queste loro richieste, staremo con loro come del resto abbiamo fatto in questi anni, sia nel contrasto e per la cancellazione  di una legislazione ingiusta e sbagliata, sia  per affermare un’altra idea di scuola, inclusiva, laica e di qualità.

Roma, 12 ottobre 2005

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il manifesto – 13 ottobre 2005

 

Studenti: la scuola siamo noi

Decine di migliaia di ragazzi sono scesi in piazza in tutta Italia per dire no alla riforma di Letizia Moratti

GIORGIO SALVETTI

Rieccoli. «La scuola non si svende», «Potevi ancora insegnarci tanto, addio ricerca», «Scuola per tutti, liberi saperi per tutti». Sono slogan collaudati, anche per chi ha più fantasia è difficile trovarne di nuovi perché da quattro anni la scuola non può far altro che protestare contro il ministro Moratti e la sua riforma. Ieri sono stati portati in piazza ancora una volta da migliaia di studenti. In decine di città i ragazzi delle superiori - secondo gli organizzatori erano 250 mila - hanno sfilato in corteo, hanno organizzato presidi, occupazioni più o meno simboliche, e si sono uniti alla protesta nelle università. A Milano è stato il secondo corteo studentesco nel giro di pochi giorni. Venerdì scorso infatti avevano già manifestato da soli i disobbedienti del Coordinamento dei Collettivi Studenteschi. Ieri toccava alla Rete studentesca marciare da sola contro la Moratti, ma poi si sono ritrovati tutti alla partenza da largo Cairoli: quasi diecimila ragazzi, ogni associazione una bandiera, ogni scuola uno striscione, tutti dietro ad un solo camion con soundsystem. Poi il corteo si è diviso, la Rete è andata in piazza Fontana dove c'era un palco con microfoni aperti a tutti. I Collettivi, invece, hanno messo in scena un'occupazione lampo all'hotel Pierre per denunciare l'abuso di stagisti, «studenti prestati gratuitamente al lavoro». Tutto si è risolto in pochi minuti per finare all'Università Statale a distribuire fotocopie e cd piratati.

A Roma partenza in piazza Venezia, con Uds, Fgci e Sinistra Giovanile hanno sfilato circa 8 mila ragazzi dietro la scritta «Cancellare la riforma Moratti. Sempre ribelli», poi canti e bandiere rosse fino allo striscione che chiudeva il corteo «Sapere è difendersi». «C'è quasi tutto il liceo Tasso - ha esultato Sara, studentessa del più famoso liceo romano - contro una scuola che sta diventando sempre più classista». La manifestazione si è conclusa alla Sapienza.

A Napoli da tempo non si vedevano così tanti studenti nelle strade, a migliaia hanno cantato dietro la scritta «Riforma Moratti bocciata» da piazza Mancini all'assessorato all'istruzione della regione Campania. A Torino i cortei sono stati addirittura tre. A Bologna circa 8 mila studenti hanno formato un corteo per le vie del centro che si è concluso davanti al rettorato dell'università. A Bari è stata occupata una succursale del liceo classico Socrate, e ancora manifestazioni in Toscana, a Palermo, Trieste e in molte altre città. Tutti hanno chiesto l'innalzamento graduale dell'obbligo a 18 anni, una legge quadro nazionale per il diritto allo studio e la riforma degli organi collegiali.

Non sono state mobilitazioni rituali d'inizio anno scolastico, dato il contesto in cui è andata in scena la protesta. I decreti attuativi della riforma Moratti relativi alle scuole superiori, con l'ormai famigerata distinzione tra scuole di serie A e scuole di serie B, stanno per essere approvati senza ammettere discussioni con le opposizioni. La Moratti, però, è un ministro uscente che tenta di mettere a segno gli ultimi colpi. A bloccarla a dire il vero, sono state ben altre manifestazioni un paio d'anni fa, e ora la sua riforma, bocciata anche dalla conferenza stato-regioni, non entrerà in vigore prima del 2007. E dunque le mobilitazioni hanno due obiettivi: continuare ad opporsi a questa riforma ma anche iniziare a ragionare sul che fare dopo la Moratti. Il clima è già da campagna elettorale e, come se non bastasse, siamo alla vigilia delle primarie del centro-sinistra. Di questo gioco complesso, la maggior parte degli studenti è per buon parte inconsapevole. I ragazzi però conoscono bene i disagi che vivono quotidianamente a scuola e hanno voluto cominciare l'anno divertendosi qui e ora e prendendo una salutare boccata d'aria. Per questo hanno risposto in tanti alla chiamata dell'Unione degli Studenti e hanno incassato parole di apprezzamento da molti esponenti dell'Unione: Alba Sasso (Ds) è «solidale con una protesta che ribadisce il no secco della scuola nei confronti di una riforma non discussa, non partecipata e non condivisa», per Enrico Panini (Cgil) «è stata un prova di responsabilità e di maturità di chi non si rassegna ad assistere al peggioramento della scuola pubblica» e «una brutta giornata per il ministro Moratti». Le manifestazioni sono state così numerose anche perché sono state appoggiate dalle forze del centro-sinistra (a Milano, per esempio, erano anni che l'Uds non batteva un colpo). Evidentemente in questo momento gli studenti sono indispensabili. Speriamo se ne ricordino anche quando e se andranno al governo e bisognerà davvero voltare pagina e costruire concretamente un'altra scuola.

Last modified 2005-10-13 22:24
 

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