Chi ha perso è la scuola della Costituzione
Chi ha perso è la scuola della Costituzione
Sarà che non sono un lavoratore della scuola, ma
la discussione sulle elezioni RSU non mi appassiona affatto, anzi
aggiunge, se possibile, un po' di depressione a una situazione già di
per sé difficile.
In queste settimane di finanziaria ho assistito
a un silenzio assordante della scuola pubblica, molto impegnata nel
rinnovo delle rappresentanze sindacali e poco attenta alla sostanza
delle cose che nelle scuole succedono, anzi, non succedono.
Per quanto mi riguarda ho smesso di giocare a chi ce l'ha più lungo molti, molti anni fa.
Nella
scuola sta passando da tempo una privatizzazione molto più preoccupante
di quella morattiana, praticata quotidianamente da migliaia di docenti
che si chiudono nella LORO classe cercando di vivere alla giornata, che
sembrano trascinarsi alla pensione ripetendo il rito della lezione
frontale, della valutazione, dell'attribuzione di debiti senza un
progetto per colmarli, senza relazioni nè con gli adulti nè, tantomeno,
con i ragazzi e le ragazze.
Ho visto manifestazioni indette dalla
FLC in modo così frammentario (l'università un giorno, i precari
un'altro, le superiori un altro ancora, gli ata il giorno successivo)
che ci mancava solo che dividessero i biondi dai bruni. Ho letto che la
Gilda si fa vanto di rappresentare solo i docenti. Altri per
complemento si buttano sugli ATA, brandendo i mansionari.
Chi ha
vinto e chi ha perso poco importa per i ragazzi e le ragazze, i bambini
e le bambine che ritroveranno la scuola della Moratti intatta nei suoi
peggiori contenuti ideologici e culturali.
Non vedo slancio e
energia per fare una buona scuola, per prendersi coraggiosamente la
responsabilità di cambiare, cominciando dal proprio quotidiano, una
scuola stanca e ripiegata su se stessa, che non crede più nella sua
funzione, che non riesce a trarre piacere dalla relazione con le
giovani generazioni, e che di conseguenza non riesce a trasmettere
piacere e voglia di essere lì in quel luogo, insieme.
Non è
questo il patrimonio lasciato dal movimento che per quattro anni ha
difeso la scuola di tutti e di tutte che ha parlato di diritti e di
bene comune.
Chi ha vinto e chi ha perso ora cosa ha intenzione di
fare per garantire a tutti e tutte le stesse opportunità a prescindere
delle condizioni economiche e culturali di partenza?
E se rileggessimo Don Milani?
Milano, 25 dicembre 2006
Marco Donati

