FELICITA’ SOTTOBANCO
Si
è svolto sabato 7 maggio l'incontro organizzato da ReteScuole e
il Movimento dell'autoriforma l'incontro dal titolo "Felicità
sottobanco" :
qui sotto il documento di invito al Convegno e a sinistra tutti gli interventi di coloro che vi hanno partecipato.
Dopo elementari e medie la riforma arriva alle superiori e
all’università, dove forse è meno forte il tessuto di relazioni
politiche radicate nelle pratiche di lavoro e più diffusa l'abitudine a
cercare soluzioni individuali di sopravvivenza e aggiramento delle
norme. Più difficile quindi la risposta collettiva. Ma non impossibile,
come si comincia a vedere. Ne sono segni il netto rifiuto che le
assemblee sindacali di numerose scuole superiori oggi esprimono della
bozza di Decreto Moratti, e una risposta attraversa già le università e
ha bloccato il disegno di legge che rendeva precaria la figura docente.
Un altro segno, meno visibile ma forse più importante per noi che
scriviamo, è quel filo di felicità che corre sottobanco nel ritrovato
piacere a incontrarsi, discutere, immaginare situazioni inedite, come
occupare le scuole docenti e studenti assieme o aprire le università a
maestre e insegnanti per mettere in comune le idee senza ruoli
prestabiliti.
Nell'università aumenta il malessere per la
crescente frammentazione del sapere in esami e esamini, in nome di una
presunta libertà dello studente che invece è il segno della perdita di
quel legame continuativo che consente il tempo necessario a fare
un’esperienza di conoscenza.
Nelle scuole superiori l'invasione di
tecnicismi, segmentazioni modulari, privatizzazioni di percorsi e
destini, ha lasciato il segno e cresce da un lato una depressa e
deprimente rassegnazione, dall'altro la nostalgia di un tempo perduto
fatto di prestigio e trasmissione di conoscenze certificate dalla
tradizione.
La cultura torna a essere immaginata come studio
solitario di conoscenze alte per definizione. Destinata a essere
tradita dai giovani d'oggi ignorantie superficiali. Pure di questa
crisi che investe il senso stesso di fare e trasmettere cultura si può
approfittare per cominciare a percorrere altre strade. Nell'esplosione
delle conoscenze e nella crisi delle bussole pedagogiche può essere
l'apertura di uno spazio di creatività e invenzione.
Ogni essere umano contiene più esseri umani, ogni mondo contiene più mondi possibili.
E’
nell'esperienza personale di ogni docente che lo spazio dell’insegnare
è ancora uno spazio possibile di libertà e di scommessa sul sapere, a
condizione che quella libertà si abbia il coraggio e la serenità di
prendersela. Perché ragazze e ragazzi siano coinvolti in una ricerca
condivisa, aperta alle loro domande e ai loro desideri. Perché la
cultura torni ad essere una straordinaria riserva di parole a
disposizione per umanizzare la nostra umanità.
C’è la forte
preoccupazione per la vera e propria demolizione di una scuola che, sia
pur con molti difetti, ha cercato di svolgere una funzione pubblica
nella società; c’è angoscia per il rischio di perdita di un numero
altissimo di posti di lavoro, o della sua precarizzazione, ma anche il
senso, più intuito che consapevole, che l’isolamento in cui ci
troviamo, la tristezza e l’impotenza che ci prende e ci immobilizza,
non sono fatti privati e individuali, ma sociali e politici: quasi la
cifra del tempo neoliberista in cui ci tocca vivere. Rompere queste
gabbie, esserci e aprirsi può essere il vero snodo per una ripresa
politica.
Con uno stile “allegro e fantasioso”, come quello
adottato dalle maestre l’anno scorso, perché se la tristezza è
politica, la felicità è e comincia dal tornare a tessere
legami creativi.
Già circola clandestinamente nelle nostre scuole
e università, nelle pieghe, negli interstizi, in uno sguardo che
all’improvviso si illumina.
Facciamone invece racconto e pensiero, ma
insieme e rimanendo vicino a quello che si vive e a quello che
inaspettatamente si può aprire. Torniamo a interrogarci attorno ai
bisogni essenziali che sentiamo, come il tempo per capire e quello per
far circolare passione e affetti nel lavoro. Per questo oltre a
trovarci nelle piazze è il momento di darci appuntamenti per
incontrarci, fuori dalle urgenze e dai rituali precostituiti,
distesamente.
Riprendiamoci spazio, tempo e narrazione.
ReteScuole e Movimento dell'Autoriforma

