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Audio degli interventi
Intervento introduttivo di Vita Cosentino, Movimento dell'Autoriforma
Docente scuola media superiore. Milano
Studentesse Abe Steiner. Milano
Docente università Statale. Milano
Studentessa universitaria. Milano
Studente universitario. Verona
Studentessa universitaria. Verona
Studentessa universitaria. Verona
Docente universitario. Bologna
Studente universitario. Verona
Docente universitaria. Milano
Docente scuola superiore. Firenze
Genitore, Milano
Maestra. Milano
Dirigente scolastica. Milano
Docente scuola superiore, Parma
Docente scuola superiore. Milano
Movimento dell'Autoriforma
 

FELICITA’ SOTTOBANCO

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Milano 7 Maggio 2005- Sala S. Carlo, C.so Matteotti 14 (MM1 San Babila) dalle ore 15

Si è svolto sabato 7 maggio l'incontro organizzato da  ReteScuole e il Movimento dell'autoriforma l'incontro dal titolo "Felicità sottobanco" :
qui sotto il documento di invito al Convegno e a sinistra tutti gli interventi di coloro che vi hanno partecipato.


Dopo elementari e medie la riforma arriva alle superiori e all’università, dove forse è meno forte il tessuto di relazioni politiche radicate nelle pratiche di lavoro e più diffusa l'abitudine a cercare soluzioni individuali di sopravvivenza e aggiramento delle norme. Più difficile quindi la risposta collettiva. Ma non impossibile, come si comincia a vedere. Ne sono segni il netto rifiuto che le assemblee sindacali di numerose scuole superiori oggi esprimono della bozza di Decreto Moratti, e una risposta attraversa già le università e ha bloccato il disegno di legge che rendeva precaria la figura docente. Un altro segno, meno visibile ma forse più importante per noi che scriviamo, è quel filo di felicità che corre sottobanco nel ritrovato piacere a incontrarsi, discutere, immaginare situazioni inedite, come occupare le scuole docenti e studenti assieme o aprire le università a maestre e insegnanti per mettere in comune le idee senza ruoli prestabiliti.

Nell'università aumenta il malessere per la crescente frammentazione del sapere in esami e esamini, in nome di una presunta libertà dello studente che invece è il segno della perdita di quel legame continuativo che consente il tempo necessario a fare un’esperienza di conoscenza.
Nelle scuole superiori l'invasione di tecnicismi, segmentazioni modulari, privatizzazioni di percorsi e destini, ha lasciato il segno e cresce da un lato una depressa e deprimente rassegnazione, dall'altro la nostalgia di un tempo perduto fatto di prestigio e trasmissione di conoscenze certificate dalla tradizione.

La cultura torna a essere immaginata come studio solitario di conoscenze alte per definizione. Destinata a essere tradita dai giovani d'oggi ignorantie superficiali. Pure di questa crisi che investe il senso stesso di fare e trasmettere cultura si può approfittare per cominciare a percorrere altre strade. Nell'esplosione delle conoscenze e nella crisi delle bussole pedagogiche può essere l'apertura di uno spazio di creatività e invenzione.
Ogni essere umano contiene più esseri umani, ogni mondo contiene più mondi possibili.

E’ nell'esperienza personale di ogni docente che lo spazio dell’insegnare è ancora uno spazio possibile di libertà e di scommessa sul sapere, a condizione che quella libertà si abbia il coraggio e la serenità di prendersela. Perché ragazze e ragazzi siano coinvolti in una ricerca condivisa, aperta alle loro domande e ai loro desideri. Perché la cultura torni ad essere una straordinaria riserva di parole a disposizione per umanizzare la nostra umanità.

C’è la forte preoccupazione per la vera e propria demolizione di una scuola che, sia pur con molti difetti, ha cercato di svolgere una funzione pubblica nella società; c’è angoscia per il rischio di perdita di un numero altissimo di posti di lavoro, o della sua precarizzazione, ma anche il senso, più intuito che consapevole, che l’isolamento in cui ci troviamo, la tristezza e l’impotenza che ci prende e ci immobilizza, non sono fatti privati e individuali, ma sociali e politici: quasi la cifra del tempo neoliberista in cui ci tocca vivere. Rompere queste gabbie, esserci e aprirsi può essere il vero snodo per una ripresa politica.
Con uno stile “allegro e fantasioso”, come quello adottato dalle maestre l’anno scorso, perché se la tristezza è politica, la felicità è e comincia dal tornare a tessere legami creativi.
Già circola clandestinamente nelle nostre scuole e università, nelle pieghe, negli interstizi, in uno sguardo che all’improvviso si illumina.
Facciamone invece racconto e pensiero, ma insieme e rimanendo vicino a quello che si vive e a quello che inaspettatamente si può aprire. Torniamo a interrogarci attorno ai bisogni essenziali che sentiamo, come il tempo per capire e quello per far circolare passione e affetti nel lavoro. Per questo oltre a trovarci nelle piazze è il momento di darci appuntamenti per incontrarci, fuori dalle urgenze e dai rituali precostituiti, distesamente.

Riprendiamoci spazio, tempo e narrazione.

ReteScuole e Movimento dell'Autoriforma

Last modified 2005-05-10 23:24
 

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