L'insolenza del Ministero della Pubblica Distruzione
L'insolenza del Ministero della Pubblica Distruzione
In questi otto mesi di governo di centro-sinistra è stato spiegato al
popolo della scuola, che non era possibile continuare nella logica di
nuove riforme in sintonia con i nuovi governi che si succedono. Quindi,
anche per quanto riguarda lo specifico scuola, la tattica del
“cacciavite” era la più idonea per smantellare la riforma Moratti.
(Smontare pezzo per pezzo, per ricostruire piano piano). L’abrogazione
della stessa era rischiosa non avendo i numeri sufficienti al Senato, e
poi ormai la riforma del primo ciclo era quasi ultimata. Ecco perché
nel programma dell’Unione si parlava di cancellazione di tutti quegli
atti non linea con il programma. La questione dei numeri ce l’aveva
spiegata bene anche Fioroni davanti a Montecitorio (“in politica ci
vogliono i numeri”), quando gli abbiamo consegnato la Legge
d’Iniziativa Popolare “Per una Buona scuola per la Repubblica”. In
un’altra occasione, lo abbiamo invitato anche al convegno “La scuola
come l’acqua”, nell’ottica di quell’ascolto e partecipazione che questo
governo tanto raccomanda prima di prendere decisioni. Lo stesso nostro
Presidente della Repubblica, in occasione del discorso a fine anno, ha
ricordato al popolo italiano quanto sia importante la partecipazione
dei cittadini alla politica, e ha invitato gli italiani a non
allontanarsi da essa (avrei preferito che avesse invitato i politici a
non allontanarsi dal popolo, ma non si può avere tutto dalla vita!).
Ora
tutto sembra più chiaro. Se il programma dell’Unione lasciava qualche
speranza di vedere una svolta positiva verso un miglioramento del
sistema dell’Istruzione Pubblica (quella aperta a tutti/tutte, di
migliori investimenti, di piani di investimenti nell’edilizia pubblica,
ecc…., insomma quella che crea le condizioni per garantire cio’ che
afferma la nostra Costituzione), scopriamo che non è più così.
Dopo
le prime circolari che viaggiavano nella nebulosa della parole (orario
unitario ma spezzatino di fatto; anticipi per l’infanzia laddove ci
sono le strutture che non ci sono; conferma dei vecchi programmi e
delle nuove indicazioni nazionali, ma con libri di testo solo
riformati; grande accento sull’autonomia delle scuole ecc…) ora il
progetto si svela in tutta la sua interezza.
Per quanto riguarda
l’ascolto scopriamo, che il 25 e 26 gennaio di questo anno, alcune
scuole selezionate dal Ministero, godranno del privilegio di compilare
questionari su argomenti non precisati o meglio di fatto secretati, che
serviranno al Ministero per prendere in questo anno-ponte i
provvedimenti necessari per migliorare il sistema d’Istruzione. Nel
caso nessuno lo sapesse questo si chiama ascolto!!. 20 studenti, 20
insegnanti, 20 famiglie, 20 non so chi per ogni scuola prescelta,
diranno la loro come in un telequiz, dove le domande le sapranno solo
al momento, così come a noi è concessa la possibilità di continuare a
sperare. Tutto questo senza che sul sito del Ministero ci sia nulla, ne
del D.M. che ha approvato il progetto, ne chi siano i membri della
commissione che valuteranno i risultati, ne le specifiche finalità, ne
i provvedimenti in cantiere. Questo in una democrazia moderna si chiama
ascolto e trasparenza! Peggio dei Servizi Segreti.
Apprendiamo
poi che con il cacciavite si possono proporre provvedimenti, come
quello annunciato a Caserta, di agevolazione fiscale del tipo di cui
godono le fondazioni e le donazioni. Ma non solo: anche di un
aggiustamento degli organi collegiali, ma solo ai fini della gestione
economica, con l’istituzione di un organo terzo dove potrebbero trovare
posto enti locali, associazioni e privati. Qui si tratta non di
riforma, che con il “cacciavite” non si può fare, ma di una rivoluzione
vera e propria.
Quello che pensavamo di aver buttato dalla porta
ci rientra non dalla finestra o dalla porta di servizio e nemmeno dalla
porta di casa, bensì dal portone principale, come un carro armato.
Come
è possibile che un Ministro possa offendere in questo modo
l’intelligenza di tutti quelli che in questi anni hanno lavorato per
resistere alla Riforma Moratti?
C’era veramente bisogno di un
ulteriore ascolto “selezionato” dopo che i dati PISA, OCSE, INVALSI e
anche ISTAT hanno sfornato le loro pagelle? Senza contare la prima
Legge d’iniziativa Popolare sulla scuola che porta le firme di ben
oltre 100.000 cittadini! E poi mi chiedo cosa vorrà mai sapere dai
bambini di 4° elementare e 2° media ai fini di provvedimenti da
prendere in futuro? Perché mantenere tutto nel silenzio?
E
perché cercare di farci credere che una modifica solo sul piano della
gestione economica della scuola non influenzi la natura e le scelte
didattiche delle stesse?
Come è possibile spacciare tutto questo per trasparenza ed ascolto e scuola pubblica?
Se
fino a Dicembre 2006, il popolo della scuola pensava di essere alla
frutta, ora non c’è dubbio: ci siamo già bevuti anche l’amaro, è
rimasto solo il conto. Ah… e non dimentichiamoci di pagare la mancia!
Tanto le conseguenze, di una cattiva digestione li vedremo tra una o
due generazioni, quando anche il mercato della conoscenza sarà saturo e
andrà a cercare altre piazze.
Vivere ancora di speranze o di
timori, in questo momento significa rinunciare al nostro dovere di
cittadini e alla difesa di quella scuola pubblica sancita negli
articoli della nostra Costituzione. Noi popolo della scuola, che
trasmettiamo e spieghiamo alle nuove generazioni le complessità delle
nostra società, abbiamo il dovere morale e civile di reagire e di
evitare che i nostri figli possano dire un giorno che siamo stati dei
“co…ni” (chiedo scusa ai lettori per il termine, ma non riesco a
trovare un sinonimo più adatto) e che questo è il mondo che gli abbiamo
lasciato!
Napoli, 15 gennaio 2007
Barbara Pianta Lopis


