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OBBLIGO SCOLASTICO E BIENNIO UNITARIO
all'Hotel Principe di Savoia di Milano si è svolta l'11 giugno 2007 una riunione dell'Ulivo dal titolo «Istruzione e formazione professionale - Una scuola per crescere e competere». Questo il testo del volantino che abbiamo distribuito.
Il documento della Commissione ministeriale uscito il 3 marzo 2007
Il testo della Finanziaria 2007
 

Allora ha ragione il Presidente del Consiglio: le scuole superiori rappresentano un “potere forte”.

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Quando parliamo con gli studenti, quando parliamo con i genitori dei loro figli, sentiamo un grande disagio, ma non è più il tipico disagio dell’adolescenza. E’ un disagio diverso, è il disagio di chi ha perso (gli hanno rubato) le idealità, i sogni, i desideri. E’ il disagio provocato dall’apatia, dal sentirsi inadeguato, dal non trovare un senso in ciò che si fa, dall’essere, alla fine, solo un soggetto di azioni di consumo.

Tullio De Mauro, in “La cultura degli italiani” ed. Laterza, afferma di avere più paura dei Bush e dei Berlusconi, che della Moratti. E spiega , documentando il tutto, come le lobbies internazionali mirino alla mercificazione della cultura e del sapere, e per questo, a voler trasformare la Scuola  da cosa pubblica e garantita per tutti, in merce da mettere in vendita sul mercato.

Nico Hirtt di “Ecole Democratique” presentando una visione ancor più ampia del problema, affronta ancora la stessa questione, aggiungendo, tra gli altri, un importante elemento, spesso tralasciato: l’intenzione di destrutturare  i concetti di solidarietà, comunanza e democrazia anche attraverso i programmi televisivi, specialmente quelli indirizzati a ragazze e  ragazzi.

Anche se molto sinteticamente, questi elementi ci descrivono un quadro preciso: le lobbies internazionali per interessi di carattere esclusivamente economico, attraverso il “libero mercato”, vogliono smantellare il concetto stesso di stato democratico e solidale, che garantisce servizi pubblici, tra i quali la Scuola.

Per far questo creano organismi e accordi  internazionali per poter concedere prestiti ai paesi economicamente in difficoltà  e ottenere così in cambio lo smantellamento dello stato sociale e la privatizzazione dei servizi. I governi locali cedono al ricatto e, attraverso l’emanazione di leggi e l’avviamento di “riforme”, partecipano alla realizzazione di questo devastante progetto.

Questo attacco allo stato democratico e solidale non può passare  però solo attraverso ricatti economici e leggi, ma anche e soprattutto  attraverso una nuova concezione della società , dell’individuo, dei valori importanti nella vita di ognuno.

E come avviene tutto ciò?

Agendo, sulle diverse fasce sociali e per gruppi di età, con una precisa azione di marketing, ben condotta, che assedia noi tutti quotidianamente. Raggiungere la coscienza individuale e della comunità è il nuovo obbiettivo, non per vendere un prodotto, ma per “vendere” uno stile e una concezione di vita.

Il primo passo è quello di smantellare l’esistente a partire da ciò che per una comunità rappresenta un riferimento: “l’autorità”.

L’obiettivo è rendere qualsiasi “autorità” non più autorevole, delegittimandola per legge o con attacchi diretti, proponendo esempi “vincenti” di segno opposto attraverso  l’offerta di sogni preconfezionati e messi in mostra in modo martellante. In questo quadro trova posto la volontà di distruggere “l’autorità” sociale dei giudici, dei giornalisti, del medico, dell’anziano, dei genitori , del gruppo parrocchiale e così via.

Contemporaneamente,  mettendo in dubbio la certezza di un lavoro, si rende norma il senso di precarietà, sia per i giovani che per tutti gli altri. Le garanzie di una esistenza decente si fanno sempre più rade: si legifera e legittima  il precariato a vita.

Ancora : il modello individualista proposto in tv e sui media, studiato bene, “passa” con facilità nella  testa di un adolescente, creando finalmente il “nuovo prodotto”, più utile e consono al mercato. I concetti di bello fuori e di furbo diventano gli apparenti “lasciapassare” per un futuro di successo. E  per questo successo  “mitizzato”, si è disposti a tutto. Nell’adolescente questo modo di pensare fa presa rapidamente ed è quindi il media la nuova “autorità” che si sostituisce alle altre ormai demolite. Chi non si sente in grado di accettare questa  “competizione” viene vissuto e si vive come sfigato.

E la scuola?

Le ultime indagini sui lavori a rischio  pongono in cima l’insegnante (maggior rischio di esaurimento nervoso e disagio psicologico). Questo vale soprattutto nei grossi centri, dove le contraddizioni sono evidenti e spesso esplosive. E’ vero, lo avvertiamo ogni giorno, ce lo diciamo nei corridoi. Non bastano gli aggiornamenti, gli incontri con psicologi di supporto, la volontà……

La verità è che noi siamo rimasti il “nemico”, il “potere forte” e non siamo preparati a questo tipo di scontro, non era questo quello che pensavamo di fare ed essere ad inizio carriera.

In realtà, e lo sa chiunque faccia questo lavoro con coscienza e amore, siamo rimasti l’unica “autorità” ancora in piedi, nonostante tutto. Ecco perché, per i sostenitori del liberismo, la scuola è l’ultimo ostacolo da abbattere. E’  l’ultimo luogo in cui i ragazzi e ragazze trovano degli adulti che danno regole, che sgridano ed encomiano, dove ci si mette alla prova in una comunità che non sia la “banda” di quartiere che ha regole accettate sì, ma solo per la paura di essere fuori dal gruppo e rischiare di scoprirsi un adolescente solo ed impaurito da un mondo adulto di cui non si vedono i “paletti” ed il senso. E’ la scuola il luogo in cui apprendere le regole e contemporaneamente trasgredirle. Il luogo dove innamorarsi, scoprirsi pian piano adulto, formarsi, apprendere…….

Quando parliamo con gli studenti, quando parliamo con i genitori dei loro figli, sentiamo un grande disagio, ma non è più il tipico disagio dell’adolescenza. E’ un disagio diverso, è il disagio di chi ha perso (gli hanno rubato) le idealità, i sogni, i desideri. E’ il disagio provocato dall’apatia, dal sentirsi inadeguato, dal non trovare un senso in ciò che si fa, dall’essere, alla fine, solo un soggetto  di azioni di consumo .

Ripensare la scuola vuol dire tenere conto di tutto ciò.

Per noi insegnanti è prendere atto che il nostro compito, più che mai, non consiste solo nel “passare” delle conoscenze, ma contribuire alla crescita di individui, sempre più fragili , “stressati”.

La scuola deve darsi altri compiti, altri tempi e altre modalità.

La necessità vera delle ragazze e dei ragazzi non è “un computer a testa”, ma più orecchie e cuori di adulti pronti ad ascoltare.

Durante l’occupazione del 14 Aprile, nella nostra scuola, c’erano diversi studenti. Abbiamo chiacchierato fino alle 4 di notte. Non di formule matematiche o altro, ma della vita, delle esperienze, del rapporto insegnante - allievo, del carattere delle persone, di ciò che sono stati i sogni degli adulti e dei sogni, dalle ali tarpate, dei ragazzi, delle loro passioni o dello strumento musicale suonato. E’ stato sorprendente e bellissimo. Ci siamo regalati il tempo per piantare un seme, quello della comunanza, del confronto tra esseri…..

Ripensare la scuola e opporsi alla controriforma Moratti sono cose che devono andare di pari passo, perché, è vero, non sono parole, il futuro di tutti passa per la scuola, ed è forse l’ultimo luogo in cui si può combattere ancora tra le due concezioni : una, di distruzione e di individualismo e l’altra, di solidarietà e di progresso equo. E’ una battaglia durissima, per cui non siamo preparati , ma non ci sono alternative.

L’altro giorno, per strada ho visto un enorme  manifesto bianco, affisso durante una manifestazione, fatto da ragazzi; una poesia scritta, stracolma di “io.., io.., io… “ che come formiche riempivano lo spazio bianco, e terminava così: “……io, e mi sento solo”.

Milano, 7 maggio 2005

Roberto Rivolta – Insegnante ITIS ”M. Curie” Milano

Last modified 2006-10-08 22:02
 

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