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OBBLIGO SCOLASTICO E BIENNIO UNITARIO
all'Hotel Principe di Savoia di Milano si è svolta l'11 giugno 2007 una riunione dell'Ulivo dal titolo «Istruzione e formazione professionale - Una scuola per crescere e competere». Questo il testo del volantino che abbiamo distribuito.
Il documento della Commissione ministeriale uscito il 3 marzo 2007
Il testo della Finanziaria 2007
 

Cinque buoni motivi per andare a scuola.

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Gli ultimi giorni di scuola sono abbastanza particolari e diversi da tutti gli altri. Come a volte si dice in un finale di partita: tutti gli schemi saltano.

Cinque buoni motivi per andare a scuola.

Gli ultimi giorni di scuola sono abbastanza particolari e diversi da tutti gli altri. Come a volte si dice in un finale di partita: tutti gli schemi saltano.

Cacioppo non rinuncia a farti confessare se con la media del cinque punto sette tre periodico rischia di avere il debito oppure no.
Mattarei insiste nel volersi far interrogare, sei volte in un quarto d'ora, sullo stesso argomento a scelta per cercare di risollevare le sue sorti in matematica.
Brioschi che le ha tutte sotto tranne due – religione ed educazione fisica – non demorde e continua a dichiararsi moderatamente ottimista rispetto alla sua promozione.
E così ce ne sarebbero ancora da scrivere.

Il clima è di estrema euforia, tutti quanti insegnanti compresi, non ne possono più e non vedono l'ora che la scuola finisca. L'idea che prevale è che comunque vada sarà un successo. Tutti sanno che non sarà così, la tragicomica degli scrutini sta per essere messa in scena, ma almeno per qualche giorno non ci si vuol pensare e vivere serenamente dentro un banco o dietro a una cattedra.

In questo clima l'altro giorno con gli studenti di seconda A ho deciso di mettere finalmente da parte radici quadrate, equazioni, Teorema di Pitagora e quant'altro, per leggere con loro un articolo sul giornale a proposito dell'opportunità o meno di rendere pubblici gli esiti degli scrutini alla fine dell'anno. La lettura è stata a tratti noiosa e a tratti divertente. L'articolo e gli annessi commenti erano tutto un fiorire di luoghi comuni e banalità. L'attenzione si è concentrata infatti solo su una dichiarazione di un noto psicologo intervistato che più o meno era così: gli studenti prima si domandavano perché studiavano il latino, adesso invece si domandano perché vanno a scuola. Mi sono fidato dell'esperto è non ho rivolto agli studenti la prima domanda, bensì solo la seconda. La partecipazione al dibattito è stata notevole e nessuno ha rinunciato ad intervenire, cosa non banale se si pensa che di solito dopo la fatidica domanda “Ci sono domande?” l'unica mano che si alza è di qualche studente che ti chiede di andare in bagno.

Siamo quindi giunti ad enunciare cinque buoni motivi per andare a scuola. Eccoli.

Partiamo dal quinto posto: le lezioni di educazione fisica, pari a circa sessanta ore in un anno.
E pensare che la Moratti le voleva pure dimezzare!
Non è il momento di approfondire la questione, ma non ho dubbi sul fatto che gli studenti si relazionino con gli insegnanti di educazione fisica in modo diverso rispetto a tutti gli altri. Io per esempio in tutti questi anni di precariato appena arrivavo in una scuola nuova sapevo che loro sicuramente mi avrebbero ben accolto, rispetto ad altri colleghi che inizialmente sono sempre un po' diffidenti. E poi c'è da dire in più che loro in mezzo a questo clima di salutismo sfrenato, fumano e anche parecchio, e questa cosa va solo bene

Passiamo al quarto posto: le ore buche, pari a circa forfettariamente dieci in un anno.
Gli studenti adorano le ore buche, magari quelle dove non c'è neanche il supplente perché, con la saturazione della cattedre a diciotto ore, il povero vicepreside di turno non sa proprio chi mandare a coprire la classe. Da questo punto di vista gli studenti sono estremamente devoti alla Moratti.

Ed ecco al terzo posto: il cambio dell'ora, pari a circa forfettariamente cinquanta ore in un anno.
Gli studenti non vedono l'ora del cambio, appunto, dell'ora. Alzarsi dal banco e uscire dall'aula per parlare con i compagni, andare a bere in bagno o fare una corsa alla macchinetta per prendere una merendina, sono per loro momenti importanti di liberazione da spiegazioni, verifiche, interrogazioni, note, richiami e altro.

Ci avviciniamo alla testa della classifica.
Il secondo posto è stato assegnato all'uscita. È difficile quantificare quanto tempo in un anno sia dedicato all'abbandono più o meno ordinato dell'istituto. Tra il prima e il dopo, sempre forfettariamente, quindici ore circa. Se a scuola ci stai bene non metti l'uscita la secondo posto, ma per molti la scuola è simile a una galera e quindi si dice, io personalmente non lo so, che non si veda l'ora di uscire di galera, quindi la scelta è sicuramente ammissibile e non priva di motivazione.

La scuola però non fa così schifo da non volerci neanche entrare, perché altrimenti non si capirebbe come mai l'uscita non sia la primo di posto. Infatti la prima posizione, senza ombra di dubbio e fuori da qualsiasi discussione, è stata assegnata all'intervallo. Complessivamente in un anno sommando tutti gli intervalli si arriva cinquanta ore circa.

L'intervallo al primo posto, momento topico della giornata, tanto atteso si consuma in un attimo, dura molto meno di quel che effettivamente è. Il tempo per una sigaretta, per mangiare la merenda, per incontrare amici di altre classi, la morosa o il moroso, magari i tuoi ex compagni perché l'anno prima sei stato bocciato e con quelli attuali non ti trovi.

Al suono della campana che indica la fine dell'intervallo entri in aula ed è deserta. Uno dopo l'altro arrivano, qualcuno si affretta, altri se la prendono con comodo, altri ancora ti chiedono di andare in bagno, perché come è noto andare in bagno durante l'intervallo è un'autentica perdita di tempo. Chiudi la porta e qualcuno manca ancora. Arriva in ritardo, si prodiga in scuse inventandosene di tutti i colori, alcune anche molto divertenti. Prende posto ti guarda e ti fa capire con lo sguardo che in quel momento preferirebbe essere davvero altrove.
Altro che gli esami non finiscono mai, per gli studenti dovrebbero essere gli intervalli a non finire mai.

Dopo aver composto la classifica, con gli studenti ho fatto due conti. I cinque buoni motivi per venire a scuola costituiscono circa il venti per cento del carico orario complessivo, più o meno un'ora su cinque al giorno. E il resto? Assolutamente di contorno, non è degno di nota, in poche parole fa schifo. Le motivazioni forti vivono a scuola, ma al di fuori dell'aula: palestra, corridoi, bagni, cortile, giardino. Nell'aula si consuma la tragedia, fuori dall'aula si accumulano energie per “starci dentro”.

Forse, io per primo, un pensierino su questo dovremmo farlo, non solo come insegnanti, ma in generale come adulti. Tanto o poco ai nostri giovani glielo dobbiamo.

Milano, 10 giugno 2006

Mario Piemontese

Last modified 2006-10-08 22:01
 

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