L'obbligo scolastico in quanto tale non può che essere assolto nel sistema di istruzione
Milano , 22/09/2006
di Mario Piemontese
L'azione di Governo a proposito di obbligo
scolastico e scuola superiore è stata per il momento decisamente
contenuta e praticamente inesistenti sono stati i segnali di
discontinuità rispetto alla precedente amministrazione.
Rivediamo rapidamente quel che è successo.
Alla
fine di maggio è stata sospesa la sperimentazione del sistema dei licei
previsto dalla Riforma Moratti. Poche decine di progetti in tutto.
A
metà luglio è stato prorogata di un altro anno l'attuazione de decreto
legislativo sulla scuola superiore approvato dal precedente Governo. La
partenza è stata rimandata al 2008/2009.
Sempre nello stesso
provvedimento legislativo sono stati prorogati i termini per apportare
eventuali modifiche sia al decreto legislativo sulle superiori che al
decreto legislativo sul diritto – dovere. Per adesso modifiche zero.
Questi i risultati prodotti dal metodo del cacciavite.
Come si può definire oggi in due parole la scuola superiore in Italia? Semplice: classista e selettiva.
La
spaccatura, tra licei da una parte e istituti tecnici e professionale
dall'altra, è sempre più evidente. Nonostante negli ultimi anni sia
aumentata la percentuale di iscritti in prima superiore al termine del
ciclo dell'obbligo, la dispersione nel biennio è decisamente
allarmante: di uno studente su quattro si perdono le tracce. Non esiste
un'anagrafe scolastica: chi è espulso dalla scuola non si sa bene che
fine faccia. Le esperienze personali di singoli insegnanti o genitori
raccontano di giovani che frequentano centri di formazione
professionale oppure che vanno direttamente a lavorare senza titolo o
qualifica, e soprattutto senza diritti e tutele. Questo il quadro.
La
Moratti, istituendo quello che viene definito “il doppio canale”, non
ha fatto nient'altro che delineare meglio la cornice di questo quadro
trasformandolo in struttura portante per la sua legge di riforma. Da
una parte il canale statale dei licei che porta all'università,
dall'altra il canale regionale dell'istruzione e formazione
professionale (IFP) che porta ad un lavoro precario. L'obbligo
scolastico è stato abbassato da 15 a 14 anni, ed è stato introdotto il
“diritto – dovere” all'istruzione e alla formazione, che obbligo non è.
La sperimentazione del “secondo canale”, quello di istruzione e
formazione professionale (IFP), regolata dall'accordo stipulato in
Conferenza Unificata nel giugno 2003, prosegue e l'istituzione dei poli
formativi ne rappresenta l'ultima novità
Su tutto questo il
metodo del cacciavite non ha inciso minimamente, le fondamenta
dell'impianto della Riforma Moratti non sono state assolutamente
scalfite.
A titolo d'esempio vediamo cosa è successo, cosa sta accadendo e cosa potrebbe accadere in Lombardia.
Il
“secondo canale” è costituito da un primo triennio, al termine del
quale si sostiene un esame per ottenere una qualifica professionale, e
da un successivo quarto anno, al termine del quale si sostiene un esame
per ottenere un diploma professionale. Dopo i 15 anni, la qualifica o
il diploma professionale si possono ottenere non solo frequentando un
corso triennale o quadriennale, ma anche in regime di apprendistato o
di alternanza scuola – lavoro. Il diploma professionale non dà accesso
diretto all'università, ma solo all'istruzione e formazione tecnica
superiore (IFTS). Per potere accedere all'università chi proviene dal
secondo canale, raggiunto il diploma professionale, deve sostenere
l'esame di Stato, previa frequenza di un corso di raccordo della durata
di un anno, una specie di quinto anno integrativo per intenderci.
In
Lombardia il secondo canale si sperimenta dall'a.f. (anno formativo)
2002/2003, cioè da una data antecedente a quella del varo della
riforma, che risale al marzo 2003. A luglio 2005 si sono conclusi i
primi corsi triennali, mentre a luglio 2006 si sono conclusi, oltre ai
secondi corsi triennali, i primi corsi quadriennali. Da quest'anno
l'offerta si è allargata e oltre ai corsi triennali e quadriennali,
entro l'autunno entreranno in funzione una trentina di Poli formativi.
In un Polo formativo si trova l'intera “filiera” del doppio canale:
triennio di qualifica, quarto anno per il diploma professionale e corsi
di istruzione e formazione tecnica superiore. Un Polo formativo è
un’associazione temporanea di scopo(ATS), la sua esistenza ha la durata
di due, tre anni al massimo e tra gli associati oltre a centri di
formazione professionale, scuole e università, ci sono anche aziende e
agenzie per il lavoro. È chiaro che un Polo formativo ha come
principale obiettivo quello di rendere la formazione flessibile e
adeguarla in questo modo ai sistemi di produzione e al mercato del
lavoro.
Per il momento on si hanno notizie di un possibile
quinto anno integrativo per potere sostenere l’esame di Stato. La tanto
sbandierata pari dignità tra i due sistemi, così come previsto da
molti, è solo un’illusione. La separazione è netta e il flusso a senso
unico. Forse questo meriterebbe una riflessione e un minimo di
autocritica da parte dei sostenitori del doppio canale o di sistemi
integrati tra istruzione e formazione professionale. L’istituzione dei
Poli formativi ribadisce ulteriormente la spaccatura. Chi entra nel
secondo canale può permettersi come massima aspirazione quella di
frequentare alla fine del quarto anno un corso di istruzione e
formazione tecnica superiore.
Quello che sta accadendo in Lombardia è proprio la trasformazione di una sperimentazione in ordinamento.
Nonostante
l'esito del Referendum di giugno sulle modifiche alla Costituzione,
Formigoni non si è perso d'animo e pare che, con il benestare del
Governo, stia tentando di trasformare la Lombardia in Regione Autonoma.
Alla fine di luglio infatti è stato votato dal Consiglio regionale un
ordine del giorno anche con l’appoggio dell’Ulivo, ma non del resto
dell’Unione, dal titolo “Ordine del giorno concernente priorità e
richiesta della Regione Lombardia al Governo Nazionale”. Nelle ultime
righe si legge quanto segue:
“Attivare le procedure che
l'attuale Costituzione consente per l'assegnazione alla Regione
Lombardia di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia.”
Il riferimento è all’articolo 116 della Costituzione che prevede tra l’altro quanto segue:
“Ulteriori forme e condizioni particolari da autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell'articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all'organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni,
con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti
gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all'articolo 119. La
legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti,
sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata”
I riferimenti all’articolo 117 che a noi interessano, rispetto al discorso che stiamo facendo, sono due: norme generali sull’istruzione, che dovrebbero essere materia di legislazione esclusiva da parte dello Stato, e istruzione,
che dovrebbe essere materia di legislazione concorrente tra Stato e
Regioni, fatta salva l’autonomia delle scuole e con l’esclusione
dell’istruzione e formazione professionale che è già materia di
legislazione esclusiva da parte delle Regioni.
In un quadro di
questo tipo il secondo canale lombardo per il momento solo in fase di
sperimentazione potrebbe passare ad ordinamento e diventare il sistema
locale alternativo a quello di istruzione.
Cosa pensa il Ministro di tutto questo?
Fioroni
non è contrario alla sperimentazione del secondo canale. Più volte ha
infatti affermato che sia i trienni di qualifica che i poli formativi
devono essere finanziati e sostenuti.
Per esempio nella direttiva
generale sull’azione amministrativa e sulla gestione per l’anno 2006
del 25 luglio si legge quanto segue:
“Proseguire, incentivare e monitorare la
sperimentazione dei percorsi di istruzione e formazione professionale
di cui all’Accordo-Quadro realizzato in sede di Conferenza Unificata
del 19 giugno 2003, favorendo lo sviluppo di reti di servizio sul
territorio, a partire dal biennio dell’istruzione secondaria superiore,
in un’ottica di proficua interazione ed integrazione tra istruzione
tecnica, istruzione professionale, formazione professionale;”
“Rafforzare
l’istruzione e la formazione tecnica superiore (IFTS), al fine di
realizzare gradualmente un sistema strutturato e organico, introducendo e sviluppando modelli e poli formativi stabili e visibili con elevato tasso di alta specializzazione;”
All'interno
della maggioranza l'innalzamento dell'obbligo a 16 anni è ormai quasi
stato accettato da tutti. Non è ancora stato deciso invece in quale
sistema debba essere assolto. La parte più a sinistra spinge perché ciò
accada esclusivamente nel sistema di istruzione, mentre la parte più al
centro spinge perché ciò accada non solo nel sistema di istruzione, ma
anche nel sistema di formazione professionale. Capite che le due cose
sono ben diverse.
Se la sperimentazione del secondo canale non
è stata bloccata vuol dire che la linea assolvimento esclusivo
dell'obbligo all'interno del sistema di istruzione non è ancora
maggioritaria.
Se questo nodo non si scioglie qualsiasi tipo di
proposta non può allontanarsi molto da quella della Moratti e anche il
biennio unitario non avrebbe ragione d'essere. Bisogna portare il
dibattito fuori dai palazzi della politica e costringere il Governo ad
uscire allo scoperto. Dobbiamo evitare di ritrovarci nel silenzio più
assoluto con una finanziaria blindata, per via della risicata
maggioranza al Senato, che preveda l'innalzamento dell'obbligo a 16
anni non esclusivamente all'interno del sistema di istruzione.
I
segnali però non sono per niente confortanti. Pare, da quanto si legge
su Italia Oggi del 20 settembre, che a breve sarà sottoscritto un
accordo in sede di Conferenza unificata, tra ministero dell'istruzione,
del lavoro, regioni ed enti locali, per definire gli standard minimi
dei corsi triennali di qualifica, le figure professionali in uscita, e
la validità nazionale dei relativi titoli. Questo accordo viene
definito dal viceministro Bastico come il primo passo verso il “nuovo”
sistema di istruzione e formazione professionale a cui il ministero
dell'istruzione sta lavorando in vista dell'innalzamento dell'obbligo
scolastico a 16 anni. Sia Fioroni che la Bastico sono per un biennio
delle superiori obbligatorio non uguale per tutti e non realizzato
esclusivamente nel sistema delle scuole secondarie superiori. La stessa
Bastico ha infatti dichiarato:
“Abbiamo bisogno di giovani
con alte professionalità e buone conoscenze di base, questo significa
garantire che tutti i percorsi abbiano elementi culturali minimi di
buon livello al di là dei soggetti che fanno la formazione, siano lo
stato, il privato o le regioni”.
Una frase del genere penso
l'abbia detta anche più di una volta la Moratti, e se ci faceva schifo
prima deve continuare a farci schifo anche adesso.
Come al
solito la scuola superiore non viene mai messa in discussione, è lì
ferma al centro e tutto il resto ruota attorno. Non facciamoci fregare
da un po' di latino in meno, un po' di scienze in più e un po' di
filosofia per tutti, non è una questione solo di quadro orario. E poi
basta con la menata delle diverse intelligenze, non se ne può più!
Vogliono farci credere che la scuola non possa cambiare ed essere in
grado di accogliere tutti i giovani, mentre un centro di formazione
professionale si.
Creiamo per davvero le condizioni che possano
permettere ad insegnanti e studenti tutti di stare a scuola, di starci
bene e di avere tra di loro buone ed efficaci relazioni.
I
Comitati promotori della “Legge di iniziativa popolare per una buona
scuola per la Repubblica” per quanto riguarda l'obbligo hanno le idee
molto chiare. Così come previsto dalla Legge popolare, sostengono che
l'obbligo debba essere innalzato a 18 anni, non solo a 16, e che debba
essere assolto esclusivamente all'interno del sistema di istruzione.
Per questo in occasione dell'Assemblea nazionale dei Comitati che si è
tenuta recentemente a Roma, hanno deciso di promuovere nel Paese un
dibattito attorno ai temi dell'innalzamento dell'obbligo scolastico e
del biennio unitario. Per questo organizzeranno due appuntamenti a
livello nazionale: il primo a Roma verso la metà di ottobre in
occasione della consegna ufficiale della Legge popolare ai Presidenti
di Camera e Senato, il secondo a Milano verso la metà di novembre,
nell'ambito della settimana europea di mobilitazione per l'Educazione
promossa dal Forum Sociale Europeo. Questi due appuntamenti saranno
preceduti da una serie di iniziative preparatorie che si terranno
localmente.
La linea Fioroni – Bastico può essere sconfitta.

