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OBBLIGO SCOLASTICO E BIENNIO UNITARIO
all'Hotel Principe di Savoia di Milano si è svolta l'11 giugno 2007 una riunione dell'Ulivo dal titolo «Istruzione e formazione professionale - Una scuola per crescere e competere». Questo il testo del volantino che abbiamo distribuito.
Il documento della Commissione ministeriale uscito il 3 marzo 2007
Il testo della Finanziaria 2007
 

Innalzamento dell'obbligo di istruzione e biennio unitario

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Documento della Segreteria Nazionale FLC CGIL

DOCUMENTO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE FLC CGIL

INNALZAMENTO DELL’OBBLIGO DI ISTRUZIONE E BIENNIO UNITARIO


L’innalzamento dell’obbligo di istruzione fino a 16 anni in prima battuta e fino ai 18 anni di età entro la fine della legislatura, all’interno cioè di una prospettiva certa, è un obiettivo finalizzato ad elevare il livello culturale del nostro Paese anche per evitare il rapido scivolamento nelle posizioni marginali dello sviluppo.

E’ questa una scelta di civiltà in una società dove la complessità e la velocità dei cambiamenti culturali, sociali, e del lavoro richiedono, per essere cittadino consapevole, saperi e competenze più sofisticati e consolidati, quindi una più lunga e ricca formazione di base.

L’obbligo scolastico, così come delineato dalla Costituzione è finalizzato a sostenere la libertà dell’individuo, contrastando l’effetto negativo dei condizionamenti socio-culturali di partenza nell’esercizio del diritto all’istruzione.

Nella società della conoscenza l’uguaglianza delle opportunità passa attraverso l’acquisizione di un’autonoma capacità di fruizione delle conoscenze, senza la quale non può effettivamente attuarsi la formazione lungo tutto l’arco della vita.

Il DDL di legge finanziaria per il 2007, elevando l’obbligo di istruzione a 10 anni, attribuisce ad altre strutture formative e non solo alla scuola, il compito di affrontare il problema della dispersione scolastica e di garantire il successo formativo.

Noi riteniamo che sia compito della scuola affrontare il problema della dispersione scolastica, con gli strumenti che la professionalità docente mette a disposizione, demandare ad altre strutture formative tale compito vuol dire ghettizzare dall’interno proprio quegli studenti che più di altri hanno bisogno di sostegno per il recupero degli svantaggi sociali e culturali di cui sono portatori.


Per far questo però occorre realizzare un modello di scuola secondaria superiore, fondato essenzialmente su un biennio unitario ed un triennio, articolato in un numero di indirizzi ridotto rispetto alla situazione attuale, in cui la differenza sia data dai diversi approcci culturali (umanistico, scientifico, tecnologico….).

Un biennio unitario e non unico perché in questa fascia di età gli studenti prendono atto e si confrontano con le prime scelte che li indirizzano verso una specifica area del sapere.

Gli obiettivi di questo biennio unitario sono quelli di:

• Evitare le rigidità nelle scelte precoci e caratterizzarsi invece in modo fortemente
orientativo e formativo

• Saper rispondere con modelli inclusivi, ai diversi modi di apprendere, alle diverse individualità, ai diversi bisogni

• Formare le competenze logiche ed espressive dentro una pluralità di esperienze che riconoscono alcune attitudini emergenti ma lavorano molto a sviluppare competenze utilizzabili in diversi contesti

• Consolidare un personale metodo di studio. Sviluppare l’autonomia culturale dello studente, le sue capacità di auto-apprendimento e di ricerca, di auto-organizzazione, auto-determinazione di spazi di ricerca e di crescita, di auto orientamento.

Tali obiettivi, per essere raggiungibili, richiedono un ripensamento degli assi culturali su cui è costruita la scuola secondaria superiore e su cui di conseguenza si è formata la professionalità docente. Ne deriva, quindi, anche la necessità di un profondo ripensamento sulle modalità di esercizio della professione all’interno di un modello inclusivo e didatticamente motivante.

1. occorre superare l’impostazione trasmissiva e nozionistica dell’insegnamento in favore di una dimensione attiva dell’insegnamento/apprendimento

2. lavorare sui nuclei fondanti delle discipline e sui saperi significativi degli alunni

3. favorire la dimensione attiva dell’apprendimento, attraverso un uso della
didattica laboratoriale e dei lavori di gruppo

4. valorizzare la dimensione socio-relazionale degli apprendimenti e le sue valenze extracognitive

L’attuale modello di scuola superiore, ancorché estremamente diversificato nella sua organizzazione didattica e oraria, va ripensato per eliminare inutili appesantimenti e stratificazioni che nel tempo si sono sedimentati per sommatoria e non per effettiva risposta ai bisogni formativi. Così come va adeguatamente ripensata l’organizzazione del lavoro nella scuola, finalizzandola a far crescere una vera cultura del lavoro collegiale e cooperativo. Sul
piano strettamente professionale, il nuovo impegno va sostenuto con adeguate iniziative di formazione e con la crescita e il potenziamento della dimensione della ricerca educativa in collegamento con gli istituti a questo predisposti.

L’organizzazione dunque del nuovo biennio unitario deve rispondere ai seguenti criteri:


• Ridurre il numero delle ore e delle discipline per gli studenti: la frantumazione
disciplinare produce infatti un approccio superficiale ai saperi, è dispersiva e ostacola l’apprendimento finalizzato alla formazione di competenze trasversali. Impoverisce la dimensione socio relazionale, rende impossibile personalizzare e flessibilizzare l’offerta formativa

• Ripartire in due aree gli insegnamenti: una grande area di insegnamenti comuni dal carattere formativo e in una quota minima di insegnamenti opzionali dal carattere orientativo propedeutico, che preludono alla scelta di indirizzo del triennio successivo

• Le discipline di area comune devono coprire le principali aree del sapere: umanistica, scientifica, tecnico-pratica. Le materie opzionali devono essere finalizzate all’orientamento senza produrre dispersione e superficialità.

• Ogni area di insegnamento deve prevedere nell’orario curricolare una quota definita di attività laboratoriali

• Ogni altra forma organizzativa o articolazione interna deve configurare una scuola aperta e flessibile

L’organizzazione del lavoro docente deve essere improntata a questi principi:


• Forte collegialità e trasversalità

• Un orario di lavoro che comprenda una quota dedicata ad attività di progettazione e di coordinamento delle attività

• L’attribuzione di funzioni finalizzate a sostenere il lavoro cooperativo del team e della scuola

Per sostenere e qualificare con adeguati strumenti culturali e professionali un cambiamento impegnativo che assorbirà grandi energie della scuola, la formazione in servizio e la formazione iniziale dei docenti deve essere coerente con questa impostazione, deve avere un forte carattere didattico e non solo funzionale-organizzativo.

Questi sono i principi contenuti in quelle che potremmo definire linee guida nazionali su cui impostare l’ordinamento del biennio unitario. Tutto il resto, cioè come tradurre questi principi in percorsi didattici deve essere lasciato all’autonomia scolastica che dispone peraltro anche di una quota significativa di curricolo con cui far fronte alle specifiche necessità di quel territorio, di quella scuola, di quella classe.

Questo è per noi il modo migliore per affrontare correttamente il nodo problematico della dispersione scolastica, le cui cause sono assolutamente diversificate e non riconducibili ad un modello unico nazionale. A tal fine va cancellata la norma che ha stabilito la saturazione delle cattedre a 18 ore e va introdotto l’organico funzionale.


Roma, 31 ottobre 2006

Last modified 2006-10-31 22:18
 

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