Innalzamento dell'obbligo di istruzione e biennio unitario
DOCUMENTO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE FLC CGIL
INNALZAMENTO DELL’OBBLIGO DI ISTRUZIONE E BIENNIO UNITARIO
L’innalzamento
dell’obbligo di istruzione fino a 16 anni in prima battuta e fino ai 18
anni di età entro la fine della legislatura, all’interno cioè di una
prospettiva certa, è un obiettivo finalizzato ad elevare il livello
culturale del nostro Paese anche per evitare il rapido scivolamento
nelle posizioni marginali dello sviluppo.
E’ questa una scelta
di civiltà in una società dove la complessità e la velocità dei
cambiamenti culturali, sociali, e del lavoro richiedono, per essere
cittadino consapevole, saperi e competenze più sofisticati e
consolidati, quindi una più lunga e ricca formazione di base.
L’obbligo
scolastico, così come delineato dalla Costituzione è finalizzato a
sostenere la libertà dell’individuo, contrastando l’effetto negativo
dei condizionamenti socio-culturali di partenza nell’esercizio del
diritto all’istruzione.
Nella società della conoscenza
l’uguaglianza delle opportunità passa attraverso l’acquisizione di
un’autonoma capacità di fruizione delle conoscenze, senza la quale non
può effettivamente attuarsi la formazione lungo tutto l’arco della vita.
Il
DDL di legge finanziaria per il 2007, elevando l’obbligo di istruzione
a 10 anni, attribuisce ad altre strutture formative e non solo alla
scuola, il compito di affrontare il problema della dispersione
scolastica e di garantire il successo formativo.
Noi riteniamo
che sia compito della scuola affrontare il problema della dispersione
scolastica, con gli strumenti che la professionalità docente mette a
disposizione, demandare ad altre strutture formative tale compito vuol
dire ghettizzare dall’interno proprio quegli studenti che più di altri
hanno bisogno di sostegno per il recupero degli svantaggi sociali e
culturali di cui sono portatori.
Per far questo però occorre
realizzare un modello di scuola secondaria superiore, fondato
essenzialmente su un biennio unitario ed un triennio, articolato in un
numero di indirizzi ridotto rispetto alla situazione attuale, in cui la
differenza sia data dai diversi approcci culturali (umanistico,
scientifico, tecnologico….).
Un biennio unitario e non unico
perché in questa fascia di età gli studenti prendono atto e si
confrontano con le prime scelte che li indirizzano verso una specifica
area del sapere.
Gli obiettivi di questo biennio unitario sono quelli di:
• Evitare le rigidità nelle scelte precoci e caratterizzarsi invece in modo fortemente
orientativo e formativo
• Saper rispondere con modelli inclusivi, ai diversi modi di apprendere, alle diverse individualità, ai diversi bisogni
•
Formare le competenze logiche ed espressive dentro una pluralità di
esperienze che riconoscono alcune attitudini emergenti ma lavorano
molto a sviluppare competenze utilizzabili in diversi contesti
•
Consolidare un personale metodo di studio. Sviluppare l’autonomia
culturale dello studente, le sue capacità di auto-apprendimento e di
ricerca, di auto-organizzazione, auto-determinazione di spazi di
ricerca e di crescita, di auto orientamento.
Tali obiettivi, per
essere raggiungibili, richiedono un ripensamento degli assi culturali
su cui è costruita la scuola secondaria superiore e su cui di
conseguenza si è formata la professionalità docente. Ne deriva, quindi,
anche la necessità di un profondo ripensamento sulle modalità di
esercizio della professione all’interno di un modello inclusivo e
didatticamente motivante.
1. occorre superare l’impostazione
trasmissiva e nozionistica dell’insegnamento in favore di una
dimensione attiva dell’insegnamento/apprendimento
2. lavorare sui nuclei fondanti delle discipline e sui saperi significativi degli alunni
3. favorire la dimensione attiva dell’apprendimento, attraverso un uso della
didattica laboratoriale e dei lavori di gruppo
4. valorizzare la dimensione socio-relazionale degli apprendimenti e le sue valenze extracognitive
L’attuale
modello di scuola superiore, ancorché estremamente diversificato nella
sua organizzazione didattica e oraria, va ripensato per eliminare
inutili appesantimenti e stratificazioni che nel tempo si sono
sedimentati per sommatoria e non per effettiva risposta ai bisogni
formativi. Così come va adeguatamente ripensata l’organizzazione del
lavoro nella scuola, finalizzandola a far crescere una vera cultura del
lavoro collegiale e cooperativo. Sul
piano strettamente
professionale, il nuovo impegno va sostenuto con adeguate iniziative di
formazione e con la crescita e il potenziamento della dimensione della
ricerca educativa in collegamento con gli istituti a questo predisposti.
L’organizzazione dunque del nuovo biennio unitario deve rispondere ai seguenti criteri:
• Ridurre il numero delle ore e delle discipline per gli studenti: la frantumazione
disciplinare
produce infatti un approccio superficiale ai saperi, è dispersiva e
ostacola l’apprendimento finalizzato alla formazione di competenze
trasversali. Impoverisce la dimensione socio relazionale, rende
impossibile personalizzare e flessibilizzare l’offerta formativa
•
Ripartire in due aree gli insegnamenti: una grande area di insegnamenti
comuni dal carattere formativo e in una quota minima di insegnamenti
opzionali dal carattere orientativo propedeutico, che preludono alla
scelta di indirizzo del triennio successivo
• Le discipline di
area comune devono coprire le principali aree del sapere: umanistica,
scientifica, tecnico-pratica. Le materie opzionali devono essere
finalizzate all’orientamento senza produrre dispersione e
superficialità.
• Ogni area di insegnamento deve prevedere nell’orario curricolare una quota definita di attività laboratoriali
• Ogni altra forma organizzativa o articolazione interna deve configurare una scuola aperta e flessibile
L’organizzazione del lavoro docente deve essere improntata a questi principi:
• Forte collegialità e trasversalità
• Un orario di lavoro che comprenda una quota dedicata ad attività di progettazione e di coordinamento delle attività
• L’attribuzione di funzioni finalizzate a sostenere il lavoro cooperativo del team e della scuola
Per
sostenere e qualificare con adeguati strumenti culturali e
professionali un cambiamento impegnativo che assorbirà grandi energie
della scuola, la formazione in servizio e la formazione iniziale dei
docenti deve essere coerente con questa impostazione, deve avere un
forte carattere didattico e non solo funzionale-organizzativo.
Questi
sono i principi contenuti in quelle che potremmo definire linee guida
nazionali su cui impostare l’ordinamento del biennio unitario. Tutto il
resto, cioè come tradurre questi principi in percorsi didattici deve
essere lasciato all’autonomia scolastica che dispone peraltro anche di
una quota significativa di curricolo con cui far fronte alle specifiche
necessità di quel territorio, di quella scuola, di quella classe.
Questo
è per noi il modo migliore per affrontare correttamente il nodo
problematico della dispersione scolastica, le cui cause sono
assolutamente diversificate e non riconducibili ad un modello unico
nazionale. A tal fine va cancellata la norma che ha stabilito la
saturazione delle cattedre a 18 ore e va introdotto l’organico
funzionale.
Roma, 31 ottobre 2006

